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La figura per eccellenza che rappresenta il passaggio tra medioevo e umanesimo è sicuramente Francesco Petrarca, Il grande pre-umanista che faceva svenire ogni donna al suo passaggio. E non per la sua cultura o per il suo fisico, come la sua superbia gli faceva credere, ma per la puzza che gli rimaneva dopo essere andato al bagno, dato che non era consapevole di come pulirsi il fondoschiena dopo aver dato retta agli insegnamenti di madre natura. Sebbene il gabinetto sia infatti un luogo dove si può purificare il corpo (e lo spirito, diciamocela tutta!), Francesco non era mai convinto di essersi liberato del tutto dai piaceri materiali, al punto che si trovò vittima di un conflitto interiore, il Dissidio Petrarchesco.  Il poeta, amante di ciò che sta in terra ma devoto al Signore, desiderava che i piaceri della vita terrena potessero durare nell’eternità. Non potevamo aspettarci altra pretesa, da un uomo superbo come lui. Essere costantemente tormentati dall’idea che tutto ciò che amiamo prima o poi finirà, e che non potremo portarci con noi i piaceri terreni nella vita dopo la morte…  Ovviamente un cristiano dedito alla poesia deve porsi certi problemi, sennò non potrebbe essere un personaggio così rilevante. Ma passare un po’ più di tempo pensando ai seni e alle cosce delle giovani donzelle era un’ idea così malvagia? A volte non sarebbe meglio smetterla di porsi certi interrogativi e concentrarsi di più sui piaceri della vita? Forse sì, dato che anche Petrarca commise azioni poco onorevoli ma certamente appaganti, come spiare la sua amata Laura che si lavava in una fonte termale (Chiare fresche e dolci acque). Nonostante venga descritta come un essere meraviglioso, una donna assai affascinante, non possiamo essere certi che la descrizione sia stata data durante un momento di assoluta sobrietà, visto che il nostro caro bietolone sembra essersi fumato dell’erba alquanto piacevole (Da indi in qua mi piace quest’herba sì, ch’altrove non ò pace). Ma oltre a essere uno spione, era pure un gran ficcanaso, il “povero” poeta tormentato. E’ stato infatti proprio Petrarca a rinvenire l’epistolario di Cicerone, rovinando completamente la figura di questo personaggio storico, poiché le sue lettere non erano state pensate per la pubblicazione. Mentre Francesco, le sue lettere, prima di renderle pubbliche ha dovuto rivederle in modo da farsi passare come un personaggio colto, un intellettuale per l’appunto, tramite il processo di selezione e idealizzazione. La superbia è indubbiamente il suo peccato più grave, anche se, a pensarci bene, se fosse vissuto negli stessi tempi di Dante, quest’ultimo lo avrebbe posto nel girone dei golosi. Ma non come peccatore, bensì come demone che punisce i dannati, producendo quella pioggia perenne di… beh, avete capito. Insomma, dovendo pure ammettere che sia una figura importante nella poesia italiana, bisogna riconoscerne anche i difetti. E credete, questi sono solo alcuni dei tanti di Petrarca, il grande bietolone vanitoso.