In Italia il turismo è sempre stato la punta di diamante dell’economia nazionale. Ma quella che è un’indubbia ricchezza per il nostro paese potrebbe rivelarsi un boomerang: per molte località italiane infatti non si parla più di turismo ma di una vera e propria invasione turistica. Prime tra tutte le città d’arte come Venezia, Firenze e Roma a cui si aggiungono località come Capri e Le Cinque Terre. Basti pensare alla Fontana di Trevi, a Piazza San Marco, a Ponte Vecchio, per citare giusto tre luoghi iconici. Ed ecco l’allarme. Troppa gente. Che significa anche non di rado, rifiuti, atti di vandalismo, bivacco, code chilometriche e soste su scalinate. Nelle città d’arte assistiamo ad un vero e proprio esodo dei residenti fuori dal centro storico ormai preda di bus turistici, orde di viaggiatori, fast-food e negozi di souvenir dozzinali.

Il fenomeno più eclatante che si sta diffondendo a macchia d’olio è quello del visitatore “mordi e fuggi”. Questo tipo di turismo è caratterizzato da soggiorni brevi (al massimo due o tre giorni o un week-end) con  prenotazioni concordate non più di due settimane prima dalla partenza. Tutto ciò è reso possibile dall’aumentare dei voli low cost e dei portali online di affitti case vacanze.

Il boom degli affitti turistici in particolare sta cambiando il volto dei centri abitati e stravolgendo il mercato dell’ospitalità: un esempio eclatante è costituito dal portale Airbnb che ad ottobre 2015 ha caricato sul portale in Italia 176.870 strutture quando nel 2009 erano solo 234. A questa crescita esponenziale però non fa seguito una significativa variazione del numero di attività ufficialmente autorizzate: si pone quindi con tutta evidenza anche un problema di evasione fiscale e di concorrenza sleale, che danneggia tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza. La ciliegina sulla torta è costituita dagli “host” che possiedono centinaia di alloggi: per esempio Daniel che gestisce 527 alloggi o Bettina con 420 alloggi, di cui 140 a Milano, 80 a Roma e 88 a Firenze. Chi si nasconde dietro questi nomi amichevoli che gestiscono un patrimonio miliardario? Di certo non si tratta di persone che affittano una stanza del proprio appartamento per integrare il reddito familiare.

Il tema della sostenibilità dei flussi, in termini di saturazione ma anche economici è balzato in cima alla lista delle priorità. Il Governo ha cercato di intervenire introducendo la  “Tassa Airbnb”, una cedolare secca del 21% per gli affitti sotto i 30 giorni. La legge obbliga le piattaforme online a raccogliere le tasse e girarle al Fisco: peccato che all’entrata in vigore della normativa (il 16 ottobre) il portale Airbnb ha affermato che non rispetterà l’obbligo e che proseguirà la battaglia legale.

Per trovare una soluzione al problema è stato aperto un tavolo di lavoro tra il ministro del turismo Dario Franceschini  e le principali città d’arte: Roma, Milano, Venezia, Napoli e Firenze. Una prima proposta consiste nell’utilizzo di nuove tecnologie in grado di avvisare i turisti sul tempo di attesa per i musei più famosi e di indirizzarli in luoghi meno affollati. Firenze e Venezia si sono offerte per sperimentare questa soluzione ed è stato deciso di organizzare nel capoluogo toscano una chiamata a raccolta di sviluppatori di software, programmatori e grafici per dare corpo all’iniziativa.

Alcuni sindaci hanno inoltre ipotizzato il “numero chiuso” nelle città d’arte, mediante ticket o tornelli, come se il centro storico di città come Venezia e Firenze fosse a tutti gli effetti un museo a cielo aperto e non più il cuore pulsante di una città animata dai suoi residenti. A sostenere questa ipotesi è sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, favorevole ai ticket per alcuni punti di interesse della città, prima tra tutte piazza San Marco. Franceschini ha invece bocciato l’ipotesi, affermando: ”Le città sono aperte e libere. Non possono esserci strade o piazze a pagamento”. Ha  proposto in alternativa di introdurre dei contatori di accesso, che bloccano gli ingressi fino a quando non è garantito il deflusso delle persone.

Ad oggi però la mancanza di una gestione uniforme a livello nazionale obbliga le città a procedere in ordine sparso.

A Firenze, che attualmente presenta 9.226 annunci su Airbnb, il sindaco Dario Nardella ha annunciato l’aumento della tassa di soggiorno. Ha inoltre messo in atto alcuni originali provvedimenti per contrastare il turismo non responsabile, come quello rivolto a coloro che amano fare picnic sui gradini delle chiese per poi abbandonare i resti dei loro pasti improvvisati. Per evitare questo genere di bivacchi Nardella ha disposto di “innaffiare all’ora di pranzo” i sagrati delle chiese e i marciapiedi del centro storico di Firenze. In tal modo chi vorrà mangiarsi un panino potrà farlo solo sedendosi sulle panchine. Sempre a Firenze è recente l’installazione di barriere antiscavalco sul ponte di Santa Trinita per impedire ai turisti più spericolati di sedersi sulle sporgenze a strapiombo sull’Arno.

Anche Roma e Napoli si stanno muovendo in questa direzione cercando tamponare il degrado e aumentare le entrate con una serie di ordinanze, in primis contro il problema dei bus turistici.

La situazione più tragica si registra però a Venezia che negli ultimi mesi è stata anche teatro di manifestazioni contro lo spopolamento della città e l’annoso problema delle grandi navi, che minacciano le fondamenta in legno delle case. Sono 10 milioni e mezzo all’anno i turisti che pernottano nella città dell’amore, ai quali si aggiungono 15 milioni di mordi e fuggi: fanno 70mila al giorno in media su un centro storico di 8 chilometri quadrati! Il sindaco Luigi Brugnaro ha emanato a riguardo una delibera-quadro sul turismo finalizzata proprio “a migliorare o limitare l’accesso alla città“. Tra le misure individuate emerge l’installazione di contatori di accesso in aree strategiche, come i moli di arrivo e partenza dei lancioni Gran Turismo (i barconi che trasportano comitive straniere): dei veri e propri conta-persone. A questi si assoceranno nuove aree di ristoro per i turisti,  una campagna di comunicazione e anche un incremento degli agenti di polizia locale.

E’ chiaro che in Italia l’avanzata del turismo di massa e della sharing economy è stata sottovalutata a tal punto da aver preso il controllo delle città d’arte, che ora si interrogano su come gestire i flussi e arginare il malessere. Pianificare una strategia comune per la sostenibilità potrebbe essere un punto di partenza.