Illegali, non autorizzati e pericolosissimi, così vengono classificati tutti quei raduni motociclistici non ufficialmente consentiti dal comune nel quale vengono svolti. Ma cosa è un raduno? Un raduno è un incontro di persone che condividono uno stesso ideale o passione, in questo caso quella per la moto. Come ci spiegano anche i membri del “Moto Club Ting’Avert” nel loro sito web, ci sono delle regole per organizzare un raduno motociclistico e, se si tratta di un raduno su suolo pubblico come una piazza, si devono chiedere i necessari permessi al comune (solitamente almeno 4 mesi prima).

Questo però spesso non avviene e allora scatta “l’illegalità”.

Organizzati sovente da adolescenti, i raduni non autorizzati sono frettolosamente etichettati da tutti come luoghi d’illegalità, nei quali non è bene farsi trovare. Ma non è così!

Questi eventi, in realtà, sono solo momenti di ritrovo per adolescenti con la forte passione per la moto, punti di partenza per una gita di gruppo, o solamente per lo scambio di chiacchiere e consigli; nella maggior parte dei casi non si tratta quindi di alcun tipo di gare clandestine o chissà che altro, come invece di solito vengono bollati. Organizzati molto bene attraverso i social network e internet, con regole ferree che tutti i “Bikers” sono tenuti a rispettare, la stragrande maggioranza dei raduni motociclistici non sono autorizzati perché spesso si tratta di eventi organizzati con breve preavviso nell’impossibilità di rispettare i tempi tecnici per ottenere le autorizzazioni. Inoltre la maggior parte di questi gruppi di “Bikers” non sono gruppi ufficializzati, bensì gruppi di amici che si nominano in un determinato modo. Questi raduni il più delle volte non vengono neanche notati in quanto si svolgono in zone isolate, ad esempio parcheggi di zone industriali o laddove il rumore non risulti essere un grosso problema, per evitare di disturbare la quiete pubblica.

Allora perché definirli illegali?

Sicuramente per il fatto che, a causa della mancata autorizzazione del comune, non è prevista sorveglianza da parte delle autorità e alcun tipo di pronto soccorso nel caso di incidente.

La critica verso questi raduni è andata ad aumentare e ad inasprirsi sempre di più dopo il fatto di cronaca che ha riguardato la città di Montelupo Fiorentino il 26 novembre di quest’anno: la morte del 16enne sestese Umberto Barbieri.

Durante questo raduno, il terzo, organizzato dai “Crazy Bikers”, un gruppo di adolescenti motociclisti di Firenze e dintorni, in Via Industria (zona industriale di Montelupo Fiorentino), promulgato e pubblicizzato attraverso l’internet e i social, il povero “Umbe”, come lo chiamano i suoi più cari amici, ha perso la vita in un incidente tra tre moto. Sono rimasti feriti altri due ragazzi, uno in modo molto grave. A causa della grave situazione sono intervenuti i servizi dell’elisoccorso Pegaso, ma purtroppo per Umberto non c’è stato niente da fare perché era morto sul colpo.

Al raduno partecipavano circa 200 “Bikers”, un numero ben superiore alle aspettative degli organizzatori, visto che ai precedenti due raduni avevano partecipato qualche decina di ragazzi.

Nonostante ciò gli adolescenti che partecipano a questi raduni non sono dei pazzi spericolati, bensì dei normalissimi adolescenti che studiano e/o lavorano, responsabili e con tanta voglia aiutarsi a vicenda.

I raduni sono un’ottima occasione per fare nuove amicizie, imparare nuove cose e soprattutto divertirsi. Quindi come viene spesso consigliato durante i raduni: “Bikers divertitevi responsabilmente!”

Un saluto speciale ad Umberto e alla sua famiglia.