Venerdì 2 febbraio, il sovrintendente del teatro del Maggio Musicale e il responsabile della promozione culturale hanno incontrato il Leomagazine e un folto gruppo di studenti del Liceo Leonardo da Vinci, impegnati in un progetto di “ascolto consapevole” degli spettacoli offerti dal teatro. Un evento importante, una eccezionale occasione di incontro e di arricchimento di cui siamo profondamente grati al sovrintendente, a Giovanni Vitali e al coordinatore artistico Pierangelo Conte.  Un rapporto bellissimo, del nostro liceo e del nostro giornale con un teatro che amiamo perchè sentiamo come pronfondamente nostro. Un grazie a chi ci lavora, a chi ci aiuta a sognare, a chi dà vita a capolavori del passato e del presente che sono però possesso per l’eternità.

DDN

Giovani all’opera. Come stimolare il rapporto tra le nuove generazioni e il mondo della lirica?

Con l’incontro tenutosi nel pomeriggio di venerdì 2 febbraio presso il Teatro dell’Opera di Firenze, tra Leomagazine, il sovrintendente del Maggio Musicale Fiorentino Cristiano Chiarot e il responsabile della Promozione Culturale, Giovanni Vitali, sono emersi importanti aspetti del teatro e della sua vita, dai comportamenti da tenere all’interno di esso agli obiettivi che si è posto nei confronti dei giovani.

 

Al dibattito erano presenti alcune classi del Liceo scientifico Leonardo Da Vinci di Firenze, tra cui lo staff del Leomagazine al completo; composto da: Niccolò Lumini, Sara Dannaoui, Leonardo Pelagatti, Alessio La Greca, Francesco Orlandi, Matteo Chelli e Dario Fanfani; molti altri neo-membri del giornale, il professore e giornalista Domenico Del Nero, che insieme alla preside Donatella Frilli è a capo del giornale, il vice-preside Giovanni Ballerini e altri ragazzi del liceo  che seguono  un progetto scuola-lavoro collegato al Maggio per far avvicinare i giovani all’opera. Era presente per il teatro anche il capo ufficio stampa Paolo Klun

 

L’incontro, dopo uno scambio di saluti e la presentazione dell’attività del Leomagazine, è proseguito con alcuni consigli che il sovrintendente ha dato al giornale; il più importante è stato sicuramente quello di mettere passione e costanza nei propri compiti e di non darsi mai per vinti ponendosi sempre un preciso obiettivo e scopo.

 

A dare inizio al colloquio vero e proprio una breve intervista nella quale Chiarot ha descritto la sua permanenza a Firenze mettendo a confronto il Maggio con la Fenice di Venezia nella quale è stato sovrintendente per molti anni. Inoltre ha descritto i sui obiettivi per far “risvegliare” l’Opera fiorentina, tra i quali, quello di inserire all’interno del teatro una nuova zona bar (per dare ai giovani uno spazio dedicato esclusivamente a loro) e quello di realizzare 100 recite d’opera entro il 2019. L’intervista si è poi conclusa con un’esclusiva: l’anticipazione sull’inaugurazione della stagione 2018-2019 che avverrà tramite le opere “Ehi Giò” di Vittorio Montalti e “Le Villi” di Giacomo Puccini in un unico spettacolo, per collegare il  centocinquantesimo anniversario della morte di Rossini con le opere del Puccini minore. Inoltre verranno dedicate circa 3 settimane alla Cenerentola di Rossini nel nuovo allestimento collaudato quest’estate a Palazzo Pitti e tutta la seconda parte dell’anno, spiega il sovrintendente, sarà dedicata in buona parte a Rossini.

 

Sono state inoltre riportate, da parte dei ragazzi del Leomagazine, le numerose critiche fatte sul cambio di finale della Carmen: l’assassinio di Don Josè da parte di Carmen anziché il contrario. Chiarot ha definito scherzosamente “tradizionalista” chi non è aperto a nuove strade, esprimendo chiaramente che il teatro è la rappresentazione più efficace per adeguare lo spirito di un’opera ai tempi nuovi, per cui un’opera può essere soggetta a variazioni di trama. Inoltre ha aggiunto che essendo alcune opere fatte e rifatte più volte (Carmen è la terza opera più rappresentata al mondo) la bellezza sta anche nel cambiamento; poi può succedere di far bene come può succedere di far male, ma il cambiamento in sé è un importante messaggio che la rappresentazione cerca di dare allo spettatore. Questo aspetto è stato poi sottolineato da Giovanni Vitali, che ha definito l’Opera proprio come un’entità viva che nasce e muore ogni sera e che non ha motivo di essere considerata come un oggetto esposto in un museo, destinato a restare inalterato.

 

Vitali ha poi specificato che la discussione a proposito del finale di Carmen era già nata all’interno dello staff del Maggio ancora prima della messa in scena.

 

Anche nel dibattito con Vitali la discussione non si è distaccata troppo dal caldo argomento delle modifiche sulle opere e sul problema della loro interpretazione. Vitali ha quindi invitato i presenti ad avere un atteggiamento aperto alle letture contemporanee , trovando allo stesso tempo importante indagare il background culturale dell’opera (come il Teatro del Maggio si impegna a fare nelle sue “Guide all’Ascolto”) per poi aprirsi anche alla visione del regista.

Così come l’opera non è statica, ma continua a cambiare, anche l’incontro si è poi spostato verso altri argomenti, in particolar modo si è soffermato sul comportamento del pubblico, che frequentemente assume atteggiamenti maleducati, dal fruscio di caramelle allo schioccare di bottigliette di plastica, per non parlare dei cellulari.   Pieno accordo questa volta sul fatto che la maleducazione di alcuni spettatori non rovini solo la visione degli altri, ma disturbi anche i cantanti durante realizzazione dello spettacolo, distratti da varie lucine di cellulari e rumori di vario genere provenienti dal pubblico, che a volte sembra pensare di essere davanti alla televisione nel proprio salotto piuttosto che in un teatro che centinaia di altre persone.

Il colloquio è infine giunto al termine, con Vitali che si è detto contento del fatto che ci siano anche dei giovani che si dedicano alla critica musicale e, parlando da critico a critici, ha invitato i recensori del LeoMagazine a non dimenticare mai che questo settore giornalistico valuta il lavoro e l’impegno altrui e che quindi il rispetto non può e non deve mai mancare.

(con la collaborazione di Enrico Sansone e Niccolò Nigi)