Franco Cardini è nato a Firenze nell’agosto del 1940, si è laureato in lettere all’Università di Firenze all’età di 26 anni. Nel 1985 è diventato professore all’università di Bari, quattro anni dopo ha ottenuto la cattedra di storia medioevale nella sua città natale, dal 1994 al 1996 è stato membro del consiglio d’amministrazione della RAI. E’ stato poi  docente presso l’Istituto Italiano di Scienze Umane di Firenze (SUM), ed è membro del Consiglio della Scuola Superiore di Studi Storici di San Marino. Lavora molto anche all’estero in quanto è Direttore di Ricerca nell’ Ecole des Hautes Etude en  Sciences Sociales di Parigi e “Fellow” della Harvard University.  E’ sicuramente uno dei più prestigiodi medievisti viventi, ma anche un commentatore molto seguito ed apprezzato (o a seconda dei casi, detetstato)  di fatti di attualità. Profondo conoscitore del mondo islamico, Cardini viaggia in tutto il mondo, sempre richiesto per le sue straordinarie competenze e capacità. Una “eccellenza italiana” e fiorentina che siamo particolarmente onorati di poter intervistare.

Professor Cardini, l’ Europa che si sta realizzando è quella che lei avrebbe voluto?

No, perché non c’è quello che io avrei voluto e che francamente è quello che continuo a volere ora. E’ un’ unione di popoli e non di istituzioni, ma naturalmente la gente è inquadrata in una realtà che noi chiamiamo stati e sono realtà istituzionali e quello va anche bene. Il problema è che gli stati attuali sono stati creati fra l’800 e il 900 e poi organizzati alla fine della prima guerra mondiale su una base storica anche molto discutibile. Per esempio si sono fatti accoppiamenti come la cosiddetta Jugoslavia sulla base del principio che si doveva creare una nazione egemone che era la Serbia, perché aveva vinto la guerra mentre le altre nazioni avevano perso. Non è andata così perché adesso la Jugoslavia si è ridivisa in nazioni che corrispondono ad una realtà etnica che esisteva anche prima ma che era stata sacrificata. Lo stesso è successo anche in altri paesi per esempio la Germania che si è unita come realtà federale e lo è ancora, però non è uno stato unitario come          l’Italia. In Italia ci sono province che sono governate da funzionari statali che sono i prefetti e questo lo si è fatto per eliminare tutte le differenze interne e stabilire una realtà omogenea. Il nostro è un paese molto complesso ma la Francia ha fatto lo stesso.  In Francia ci sono le regioni storiche : c’è la Normandia, c’è la Bretannia , c’è l’ Occitania, la Provenza ,la Corsica, ma se voi andate a vedere come è organizzata la struttura della repubblica francese osserverete che non c’è traccia della Normandia né della Provenza né della Bretannia né della Corsica. Trovate i dipartimenti cioè realtà di comodo fatte sulla carta che hanno tagliato il paese in spicchi come se fosse una circonferenza con Parigi nel mezzo e si è organizzata secondo i fiumi. Questa è una realtà istituzionale, artificiale che non tiene nessun conto della realtà popolare e della realtà della gente che continua ad essere Bretone Normanna Provenzale e a parlare i propri dialetti.

E pertanto? Quali sono gli ostacoli principali?

Se in Europa si riorganizzasse un futuro si dovrebbe tenere conto del motivo per cui c’è stata la costruzione dello stato nazionale, ma anche della storia di quelle realtà che lo stato nazionale ha scartato e che nonostante tutto sono rimaste vive. Ci vorrebbe una riorganizzazione del vecchioo continente che almeno in una certa misura astraesse allo stato nazionale, e questo come si fa? Si dovrebbe creare una costituente Europea, ma non la si è fatta, si è provato a fare una costituzione e ci siamo arenati subito su un falso problema cioè quello delle radici Cristiane. Questo è un problema triste perché le radici Cristiane sono un fattore importante dato che lo sviluppo Europeo è stato di tipo religioso. Per cui ammettere le radici Cristiane come problema di partenza non avrebbe portato a nessuna conseguenza. E’ chiaro che se questo è diventato un elemento per non mandare avanti la costituzione vuol dire che si è ritenuto non necessario costruire una realtà politica europea. Il punto è proprio questo, i grandi poteri mondiali non vogliono che si costruisca una realtà come quella europea, prima non la volevano L’ America e l’ Unione Sovietica, poi di nuovo l’America e soprattutto le organizzazioni che adesso contano anche politicamente che sono le multinazionali finanziare. Queste sono interessate ad avere una realtà sovranazionale in più con la quale trattare, perché con le singole realtà locali sarebbe più difficile. Per esempio, immaginiamo di tornare alla moneta nazionale, eliminando l’euro;  per poterlo fare bisogna avere dei crediti, a chi si chiedono questi? Alle banche europee, ovvero quelle che hanno voluto l’euro, creando così una realtà monetaria che non ha nessun fondamento; questo perché ormai nessun paese ha più una garanzia, che un tempo era il metallo pregiato che si teneva nelle singole banche nazionali. Oggi questo non c’è più, hanno cominciato gli USA a dichiarare che il dollaro non aveva più una realtà garantita dal metallo prezioso, e tutti paesi sono andati avanti cosi. Ciò vuol dire che oggi il denaro ha un valore solo collezionabile e se si decidesse che non vale più nulla, non si potrebbero più fare transazioni economiche. Il giorno che si volesse fare un verifica di tutto questo non lo si potrebbe tecnicamente fare perché il valore reale della moneta è sostenuta dalle transazioni nelle varie borse, dato che esse necessitano dello strumento del denaro come uno strumento di unità di misura, sempre più fittizio. Tutto questo su cosa si basa? Sul nulla, pero è un nulla col quale si dà del lavoro alla gente. Bisognerebbe ricostruire una moneta che avesse un qualche valore non solo nominale… ma la vedo difficile.”

Parlando di attualità, della Brexit cosa ne pensa?

La Brexit è stata una delle riprove del fatto che dell’Europa ormai non ci si fida più. Questa sfiducia porta a pensare di poter far da soli; gli inglesi ci hanno provato e hanno pensato di avere degli strumenti per farlo, ed in effetti in Europa erano gli unici che potevano farlo. Avevano mantenuto la sterlina, che era una moneta abbastanza forte, però allo stesso tempo si sono resi conto che se gli manca un credito internazionale, anche loro possono fare molto poco, perlomeno il loro raggio d’azione economica è molto limitato. Ora se non funziona la Brexit è difficile che funzionino altre forme di uscita dall’euro, anche perché chi vuole farlo per il momento non ha altro: anche se volessero restaurare la vecchie monete, su quale base potrebbero farlo? Dove trovano le forze per la legittimazione di questa moneta nuova? Allo stato attuale delle cose è molto difficile.

Secondo lei per l’Italia è il momento di uscire dall’eurozona oppure è troppo presto?

Per poter uscire dall’eurozona bisogna anche sapere dove andare dopo. Il problema non è uscire ma entrare da qualche altra parte e per quanto mi riguarda, personalmente credo che l’Italia e non solo l’Italia potrebbe iniziare da capo, uscire dell’euro, staccarsi dalla Nato e chiedere l’adesione alla Cooperazione di Shanghai. Questa sarebbe un ottima soluzione dato che in questo momento sta organizzando una grande linea di comunicazione reale, in termini ferroviari e termini navali e via correndo, l’unico problema è che la Cooperazione di Shanghai geograficamente è lontana.

(con la collaborazione di Niccolò  Nigi e Fatlind Gashi )