Doveva essere una domenica come tante altre, una tipica e semplice giornata di campionato di uno sport, come il calcio, che ci fa spesso gioire ed esultare, ma tante altre volte ci fa piangere e ci fa sentire inconsapevolmente impotenti difronte a quello che è il gioco più importante di tutti, la vita. Ed è con un dolore immenso che questo articolo vuole iniziare a raccontare quello che oggi è stato un dramma, sia sportivo che soprattutto umano, di una famiglia, di una città, di una società e di tifosi che, in una notte si sono visti portare via una persona che amavano.

La notizia, ufficiale, della morte del capitano della Fiorentina Davide Astori è arrivata verso mezzogiorno tramite comunicato stampa della stessa società viola dall’ hotel dove tutta la squadra stava alloggiando in vista della partita contro l’Udinese. L’Hotel de la Moret (il cui solo anagramma poteva preannunciare quella che è stata poi la tragica fine di una vita) si è svegliato questa mattina in un clima surreale, in una situazione che nessuno si sarebbe potuto immaginare, ovvero quella di constatare che un giovane atleta di una squadra di Serie A non è riuscito a superare la notte.

Che qualcosa non andasse bene i giocatori e lo staff viola lo avevano capito subito, visto che Davide -come ha raccontato l’addetto stampa ACF- che era uno dei primi a presentarsi per la prima colazione, non era sceso entro il termine ultimo fissato per le 9.30. Non rispondendo al telefono, uno dei massaggiatori si è fatto accompagnare alla porta della sua stanza che, una volta sbloccata dall’esterno, ha rivelato ciò che nessuno avrebbe potuto pensare. Il corpo inanime di Astori disteso sul letto, quel letto che avrebbe dovuto concedergli riposo in vista della partita del giorno dopo, e che invece lo ha portato per sempre via dalle nostre vite.

La causa del decesso, ipotizzata subito dal medico legale della Fiorentina, è stata poi confermata dal procuratore di Udine, il quale si è detto incredibilmente scioccato nel vedere una morte del genere per un’atleta super controllato e monitorato da una squadra professionistica. Il capitano Astori ha subito un arresto cardiocircolatorio nella notte, un infarto letale, del quale, probabilmente, nemmeno il ragazzo si è reso conto. L’autopsia, disposta per la giornata di domani, dovrà comunque confermare il motivo della scomparsa del giocatore, che, durante tutta la sua carriera, non aveva mai accusato problematiche simili.

La tragica notizia si è diffusa velocemente su tutti i campi di Serie A, a cominciare da Marassi dove stavano per scendere in campo Genoa e Cagliari, quest’ultima la squadra che aveva lanciato Astori nel mondo del pallone e che lo amava ancora, come si ama un figlio che si è cresciuto con cura e che si è lasciato partire per fargli realizzare il suo sogno. Venute a conoscenza dell’inimmaginabile fatto, le altre società di Serie A e B hanno espresso la volontà di non scendere in campo in questa domenica, che doveva essere di calcio, e che invece si è rivelata di lutto per tutto il mondo dello sport. Le lacrime dei giocatori che lo avevano affrontato, quelle di chi era stato suo compagno di squadra e quelle dei tifosi, anche di squadre avversarie, che erano andati allo stadio per assistere a una normale partita di calcio, sono l’esempio di come Davide Astori era entrato nel cuore di tutti gli appassionati e di come un uomo umile e mai sopra le righe come era lui, abbiano generato un vuoto enorme nella vita di chi è rimasto.

La domanda adesso è proprio questa… cosa rimarrà di Davide Astori? Sicuramente ora tanto dolore e tanta incredulità nelle persone che lo conoscevano da vicino, come la compagna Francesca e la figlia, di soli due anni, Vittoria che ha perso un babbo (perché ormai Davide era un fiorentino d’adozione) che amava il suo lavoro e, forse, se n’è andato proprio a causa sua. Anche i tifosi della Fiorentina oggi hanno perso una parte di loro, un pezzo della storia viola che si stava scrivendo, ma certamente faranno il possibile per onorarlo e ricordarlo come si deve. Il Comune di Firenze ha già indetto una giornata di lutto cittadino per quando si terrà il funerale, un modo per cercare di essere il più vicino possibile a una famiglia che, in questi momenti, sta vivendo il peggiore degli incubi.

Astori aveva da poco compiuto 31 anni, era nel fiore della sua carriera agonistica, militava in uno dei club italiani più importanti e faceva parte della nazionale; lunedì avrebbe anche dovuto firmare il rinnovo del contratto che lo avrebbe portato a finire la sua carriera a Firenze. Spesso si dice che il calcio non è uno sport giusto, perché a volte vince chi non lo merita e perde chi invece ha combattuto di più. Beh, oggi abbiamo perso tutti, nella partita più difficile di tutte, quella che si gioca una volta sola e dove, a vincere, è sempre la solita squadra.

Ciao Davide, per sempre il nostro capitano.