A tutti piacerebbe avere il controllo completo sulla realtà che ci circonda, ma questo è purtroppo impossibile, almeno nel mondo reale; ciò non toglie che all’interno dei propri sogni ognuno abbia la completa libertà di controllare quel che vuole. Quello dei nostri sogni però è un mondo misterioso, differente da persona a persona e non adatto a chi è facilmente impressionabile. L’idea dei sogni lucidi, descritta da Stephen LaBerge (psicofisico dell’Università Stanford, fondatore del Lucidity Institute) parla della possibilità di “sognare sapendo di stare sognando”. Alcune persone avrebbero, infatti, la capacità “innata” di prendere coscienza durante il sonno, ciò non esclude però che attraverso la pratica e un po’di buona volontà non ci possa riuscire anche chi non ha avuto questa fortuna. Per riuscire ad acquisire lucidità durante un sogno, bisognerà eseguire al suo interno dei test di realtà (ad esempio: provare a saltare, guardare l’ora più volte o entrare ripetutamente nella stessa stanza), se qualcosa risulta innaturale, si capisce che si sta sognando e si acquisisce la lucidità. Eseguire un’azione come un test di realtà non è scontato, perché essendo incoscienti nel momento del sogno, l’azione deve risultare spontanea, deve essere quindi un qualcosa che durante la giornata si è ripetuto più volte (nei sogni si tende ad imitare i comportamenti tenuti da svegli). Anche addormentarsi con l’idea precisa di voler fare un sogno lucido aiuta, ma se non combinato con un test di realtà non basta. Nel settembre 2017 è stato pubblicato sulla rivista “Dreaming” dell’American Psycological Association , lo studio del dottor Denholm Aspy (ricercatore di psicologia della University of Adelaide) che, insieme a un gruppo di ricercatori, ha effettuato uno studio su 169 persone divise in tre gruppi. Ogni gruppo era assegnato a una tecnica di induzione dei sogni lucidi diversa, il risultato mostrò che se si mescolano l’uso di test di realtà con la tecnica WBTB( che consiste nello svegliarsi per alcuni minuti dopo cinque ore di sonno, per poi riaddormentarsi) e la tecnica MILD (addormentarsi con l’idea precisa di voler fare un sogno lucido), si massimizzano le probabilità di avere un sogno lucido. Con l’uso di tutte e tre le tecniche le probabilità aumentano del 46% rispetto al solo uso della WBTB. La domanda che sorge spontanea è: Perché fare fatica per imparare un qualcosa che non riguarda la vita da svegli? Le risposte dateci da Stephen sono varie, in primis perché, trascorrendo circa un quarto della nostra permanenza sulla Terra dormendo, sarebbe un peccato perdersi tutte queste opportunità di migliorarsi e/o divertirsi. All’interno di un sogno lucido ci troveremmo come all’interno di una gigantesca “sandbox”( termine che indica un ambiente di test, in questo caso completamente plasmabile da noi stessi), nella quale potremmo, ad esempio, rivivere giornate andate male per analizzare ciò che, presi dalla frenesia della vita da svegli non avevamo esaminato a dovere sul momento: una litigata con delle persone care, delle azioni sconsiderate o anche semplici incidenti di ogni tipo. Se ciò che non ti uccide ti rafforza, ciò che non ti uccide per ben due volte ti rafforza almeno il doppio no? Chiunque ami lo sport troverà molto interessante l’idea di ritrovarsi all’interno di un infinito campo di allenamento che non potenzierà i muscoli, ma permetterà di sperimentare movimenti complessi o di elaborare varie strategie d’azione. Il sogno lucido, oltre che essere d’aiuto per la creatività, può inoltre aiutare a superare situazioni di ansia e persino a sconfiggere le paure. Su Reddit (forum dove si discute di qualsiasi cosa esistente) vengono ogni giorno pubblicati racconti o dubbi di ogni tipo sui sogni lucidi. Dato che all’interno di un sogno lucido tutto è possibile, i racconti che ne derivano possono essere assai stravaganti. Un certo NeptuneField (nickname dell’anonimo scrittore della storia) scriverà di come, avendo preso lucidità in un sogno dopo essere stato decapitato e non riuscendo a recuperare il suo corpo, si sia ritrovato così a viaggiare come una testa a giro per il paesaggio. Un altro “scrittore” di nickname Blackmaggit, racconterà di essere andato all’interno di un sogno da un tatuatore e di avergli chiesto un tatuaggio “a sorpresa”, così da vedere cosa il suo subconscio avrebbe scelto per lui. Fin qui sembrerebbe tutto rose e fiori, eppure il rischio, per quanto sia solo psicologico, non è da trascurare. L’emozione provata all’interno dei sogni lucidi, se non controllata a dovere, nella stragrande maggioranza dei casi farà semplicemente perdere lucidità al soggetto, che continuerà quindi a sognare come se niente fosse accaduto, ma in alcuni casi lo shock provocherà un risveglio improvviso, intaccando la sintonia tra mente e corpo e rischiando così di causare un fenomeno innocuo, ma spesso terrificante: la paralisi del sonno. Questo fenomeno è conosciuto da molto tempo: l’Incubo, un quadro di Johann Heinrich Füssli (1781), rappresenta un’illusione ipnagogica dovuta alla paralisi del sonno. Fortunatamente la paralisi non si prolunga mai per un lungo tempo (parliamo di una durata media di due minuti circa), ma cosa è che la rende così terrificante? Nei soggetti che la sperimentano per la prima volta, (ma anche per chi la ha già sperimentata) la sensazione di non poter muovere un solo muscolo o quasi provoca angoscia, generando spesso delle illusioni ipnagogiche (allucinazioni del sonno che coinvolgono tutti i sensi, sembrando quindi completamente reali) alimentate dalla paura del malcapitato, che andranno quindi a farsi più “minacciose” all’aumentare di quest’ultima (nel momento della paralisi si è ancora nel mondo dei sogni, dove ogni cosa che pensiamo si manifesta nel bene e nel male). Se la bassa, ma pur sempre esistente possibilità di ritrovarsi completamente paralizzati, in balia di ciò che di peggio la nostra mente può creare (seppur per soli due minuti all’incirca) è un rischio che si è disposti a correre, il premio non è di poco conto. La paralisi del sonno non è strettamente collegata ai sogni lucidi, quelle poche volte che si manifesta (circa il 40% delle persone sperimenta la paralisi del sonno almeno una volta nel corso della sua vita), è spesso provocata anche dallo stress o dall’ eccessiva mancanza di riposo. Il modo migliore per diminuirne l’effetto traumatico è pensare che qualsiasi cosa stia succedendo in quel momento non sia reale, così da calmare le paure, riducendo così la violenza delle allucinazioni.

Quale fra le fasi del sonno permette i sogni lucidi?

Quello dei sogni è un fenomeno che la scienza non ha ancora spiegato del tutto. Il vago ricordo che ci resta dei nostri sogni “fugge” da noi e tende a sparire nel giro di pochi minuti. L’AASM (American Accademy of Sleep Medicine) scoring manual attualmente valido (l’ultima modifica risale al 1 aprile 2017), divide il ciclo del sonno in cinque fasi diverse: lo stadio della veglia, lo stadio 1°, lo stadio 2°, lo stadio 3° e ultimo, ma non per importanza, lo stadio REM (rapid eye movement). Quest’ultima fase occupa il 25% del ciclo del sonno ed è caratterizzata principalmente da un rapido movimento degli occhi e dalla completa paralisi dei muscoli. La paralisi del sonno si ha nel momento in cui la mente si sveglia mentre il corpo è ancora paralizzato dalla fase REM. Potrebbe quindi sembrare che la paralisi sia solo un intralcio, ma poiché i sogni più dettagliati e gli unici che ricordiamo appartengono alla fase REM, senza questa paralisi dei muscoli il corpo finirebbe per mimare i sogni e si rischierebbe di “finire fuori dal letto” un po’ troppe volte (nel migliore dei casi).