Durante la notte fra l’uno e il due aprile gli occhi del mondo erano puntati su una stazione spaziale cinese che aveva perso il controllo, la Tiangong-1 che letteralmente significa “palazzo celeste” o “tempio del cielo”. Questa stazione era il primo orbitale spaziale cinese a essere lanciato nello spazio e faceva parte di un ben più vasto progetto chiamato appunto “Tiangong”. Fuori controllo ormai due anni, precisamente dal marzo 2016, era oltretutto impossibile garantire il rientro sicuro della stazione (il che vuol dire che il programma che avrebbe garantito un impatto della stazione sull’oceano pacifico non ha funzionato). Inizialmente la stazione fu lanciata il 29 settembre 2011 con un’ aspettativa di vita non superiore ai due anni, ma la Cina decise in seguito di lasciarla operativa con le conseguenze che tutti abbiamo potuto osservare. La Cina nel 15 settembre 2016 decise di lanciare un ulteriore stazione spaziale, la Tiangong-2 tutt’ora operativa, così da poter continuare i suoi esperimenti. Quello per la caduta di Tiangong-1 in fondo era solo un conto alla rovescia, ma aveva un periodo di incertezza che andava dalla fine del marzo 2018 alla metà del maggio 2018. Il fatto che la stazione abbia impattato l’atmosfera terrestre a mezzanotte della notte fra l’uno e il due aprile fa quasi sorridere visto l’esito finale dell’evento. La stazione si è infatti schiantata sull’oceano Pacifico meridionale senza causare alcun danno, dando così vita come a un gigantesco “pesce d’aprile” del destino. Eppure il fatto che sia andato tutto bene non nega il pericolo effettivo della vicenda, non è sempre domenica (letteralmente in questo caso). L’impatto nell’oceano è da considerarsi fortuito e per quanto le probabilità che succedesse fossero alte esse non corrispondevano comunque al cento per cento. Le attenuanti riguardo a ciò che è successo ci sono: ad esempio, le stazioni spaziali si disintegrano in una pioggia di piccoli detriti che non sono minimamente in grado di causare danni su larga scala, ed inoltre Tiangong-1 non era neanche la stazione più grande ad aver effettuato un rientro incontrollato sulla Terra. Un caso simile successe con la Skylab, una stazione controllata dalla Nasa, avente una massa decisamente maggiore,         ( settantasette tonnellate contro le otto e mezzo della Tiangong-1) che cadde nel 1979 in estate. In quel caso i calcoli per il rientro sicuro furono sbagliati e la stazione impattò a sudest di Perth, nell’Australia Occidentale (l’obiettivo era di far precipitare la stazione in una zona fra l’oceano Atlantico e quello Indiano). Di fronte a questioni di portata tale come quella dello spazio non dovrebbero esistere “gare” fra le nazioni e sembra che al giorno d’oggi l’idea stia entrando nel pensiero comune dei vari paesi: prova ne è la ISS (International Space Station), che con la sua massa di 420 tonnellate costituisce la stazione spaziale più grande che orbiti intorno alla Terra. La ISS è utilizzata e governata da quindici Paesi ed è gestita dall’unione di cinque agenzie spaziali diverse: La Nasa degli Stati Uniti, la ESA per l’Europa, La JAXA del Giappone, La CSA-ASC canadese, e la RKA appartenente alla Russia. Potrebbe quindi sorgere spontanea la domanda del perché ci sia bisogno di queste stazioni spaziali. Le risposte sono tante, le principali riguardano l’ambiente dello spazio in cui è possibile creare situazioni anomale impossibili sulla Terra come ad esempio quella della microgravità; è inoltre possibile studiare l’effetto dell’ambiente spaziale sul corpo umano così da verificare se sia effettivamente possibile una colonizzazione umana dello spazio. Esperimenti importanti vengono anche effettuati sul campo della fisica, dove l’Alpha Magnetic Spectrometer situato sulla ISS ha l’obiettivo di ricercare nuove particelle all’interno dei raggi cosmici. È quindi chiaro il motivo per cui queste stazioni spaziali siano indispensabili allo sviluppo del genere umano. Tutto questo non significa che l’impatto delle stazioni spaziali sia un male necessario da sopportare sperando solo di non esserne colpiti, difatti quello di Tiangong-1 come tutti i suoi precedenti è un evento da cui trarre un insegnamento per il mondo, così da poter un giorno, grazie alla collaborazione di tutte le nazioni, dotare l’intero pianeta di una serie di contromisure volte a rendere quello dei rientri incontrollati un qualcosa di completamente privo di pericoli per tutti quanti.