Scansiamoci”: era questo il ritornello che girava negli ambienti fiorentini alla vigilia dell’attesissimo match contro il Napoli, che molto probabilmente avrebbe cambiato le sorti di uno scudetto ancora in ballo. Da una parte stavano i “veri” tifosi viola, cioè quelli che se fregavano di avvantaggiare l’odiata rivale Juventus in caso di vittoria gigliata e volevano un successo per il morale, dall’altra quelli un po’ meno utopici che preferivano scansarsi facendo vincere il Napoli per non regalare lo scudetto  ai bianconeri. Alla fine -e menomale- hanno vinto i primi.

 

La pressione che avevano gli ospiti (con 4000 tifosi al seguito!) e quello che era successo la sera prima (Juve che vince in rimonta all’ultimo minuto), ha fatto sì che i partenopei scendessero in campo -forse- anche troppo sicuri di portare a casa i tre punti, tanto da rimanere in 10 già dai primi minuti di gioco. L’episodio che ha cambiato la partita e ha spostato l’inerzia tutta a favore dei viola è stato proprio il rosso che l’arbitro Mazzoleni ha estratto ai danni di Koulibaly –con l’ausilio del Var- per un fallo da ultimo uomo su Gio Simeone. Da lì la partita è stata tutta in discesa per i padroni di casa che, con la superiorità numerica in mezzo al campo, sono riusciti a trovare la via del gol grazie al mancino rasoterra del cholito, finito sotto le gambe dell’incolpevole Reina. Sorpresa e spaesata, la squadra di Sarri ha accusato il gol e non è mai riuscita a trovare le quadrature di gioco, nonché le classiche, ma mai banali, triangolazioni del tridente offensivo Callejon-Mertens-Insigne.

 

Nel secondo tempo, i viola, spinti dal caloroso incitamento della Fiesole, hanno continuato a martellare gli avversari allargando il gioco sulle corsie con la spinta di Chiesa e Biraghi, cercando di servire lo scatenato Simeone là davanti. Sì perchè il “cholito” (anche se a lui non piace molto essere chiamato così) è proprio figlio di suo padre, il grande Cholo Simeone, tutta garra e potenza argentina che rende grande l’Atletico Madrid da diversi anni ormai. E Giovanni, per fortuna e sfortuna stessa della Fiorentina, mette quella irrefrenabile grinta che è tipica degli argentini ogni volta che incontra una grande squadra: non a caso ha segnato contro Inter, Milan, Roma e fece doppietta alla Juventus nella passata stagione. Forse, però, è ancora quello il suo grande limite, quello di esaltarsi contro le big e di giocare in modo piatto e quasi svogliato contro le medio/piccole. Fatto sta che ieri pomeriggio “El cholito”, come ha dovuto giustamente ripetere per tre volte nel corso della partita lo speaker del Franchi, ha fatto godere i tifosi viola in un modo che non succedeva da tempo. La sua tripletta, il secondo gol di rapina sugli sviluppi di un corner e il terzo a campo aperto all’ultimo minuto, ha affossato il Napoli e ha consegnato di fatto lo scudetto nelle mani bianconere.

 

Dopo l’adrenalina dei 90 minuti di gioco, si è realizzato -e lo hanno fatto soprattutto i tifosi viola- che il Napoli sceso in campo al Franchi era soltanto un lontano parente di quello che aveva strappato i tre punti in casa della Juve la settimana prima. Chiaramente il rosso a Koulibaly ha cambiato la gara: lo stesso che aveva riaperto le sorti della lotta scudetto

all’Allianz Stadium, ha lasciato la sua difesa da sola contro il 9 della Fiorentina che ha trovato in Tonelli un cliente più facile da affrontare spalla a spalla. Anche i cambi dell’allenatore toscano hanno lasciato a desiderare, togliere Jorginho per rimettere un centrale ha tolto ogni via di comunicazione in mezzo al centrocampo azzurro e l’inserimento di Milik per Mertens è stato trasparente come la gita del Napoli a Firenze.

 

Dall’altra parte, invece, c’è una squadra che può dirsi orgogliosa e soddisfatta del risultato, un secco 3-0 al Napoli che è stato ridimensionato e anche ridicolizzato da un gruppo di ragazzi grintosi, vogliosi e pieni di spirito di sacrificio, valori che dovrebbero sempre far parte del dna di chi indossa la maglia viola. La Fiorentina di Pioli corre, si dà da fare, gioca di squadra e per la squadra, qualche volta è disordinata ma alla fine riesce a trovare la chiave che sblocca la partita grazie ai suoi interpreti, e Badelj è uno di questi. Tornato dall’infortunio, il croato si è ripreso in mano il centrocampo viola aiutando in copertura con diversi recuperi palla e impostando da dietro, cosicchè anche Benassi e Veretout hanno avuto più spazio per svariare.

 

Probabilmente questa vittoria servirà a poco ai fini della classifica visto che tutte le altre contendenti all’Europa continuano a vincere, ma sicuramente verrà ricordata dai tifosi viola come quella volta che la loro squadra non si è affatto scansata.