Una vera e propria “indigestione” di plastica quella capitata a un capodoglio trovato morto il 27 febbraio scorso. L’animale è stato ritrovato sulla spiaggia spagnola di Capo Palos con circa 30 kg di materie plastiche nello stomaco. Secondo quanto riportato dal WWF il 95% dei rifiuti marini è composto da plastica. L’oceano è stato considerato per lungo tempo come un’enorme discarica nella quale poteva essere riversato qualunque genere di rifiuti. Era opinione diffusa che ogni sostanza scaricata in mare si diluisse fino al punto di scomparire e che l’acqua salata avesse un elevato potere disinfettante. Oltre alla plastica nei mari sono presenti tanti altri oggetti quali lenze da pesca, vetro, tamponi, cavi, mozziconi di sigaretta e accendini usa e getta. Da dove provengono questi rifiuti? Secondo alcune stime, l’80% dei rifiuti proviene dalla terraferma. I rifiuti marini non sono causati solo da attività umane sulle coste, ma anche dallo smaltimento degli stessi che, correnti, fiumi e vento trasportano nel mare. Il numero degli inquinanti è molto elevato e possiamo distinguerne 4 categorie in base alla loro natura:

Gli agenti fisici dell’inquinamento come il motore delle automobili, il calore e la radioattività. Il calore ha delle conseguenze nella vita marina, aumenta il numero di alghe, per cui diminuisce la quantità di ossigeno a disposizione. La radioattività è la più pericolosa, è necessario maneggiare elementi radioattivi con prudenza, per evitare conseguenze disastrose.

Gli agenti chimici dell’inquinamento, quali i sali minerali disciolti, metalli pesanti, pesticidi, detergenti ed idrocarburi, sono molto pericolosi perché, anche in piccolissime concentrazioni, entrano nella nostra catena alimentare e hanno un effetto cumulativo. Mercurio, selenio, arsenico, piombo e cadmio sono tra i metalli pesanti più nocivi, essendo fortemente tossici e cancerogeni.

Gli agenti organici e microorganismi patogeni riguardano le acque superficiali, grazie alla capacità del suolo di auto-depurarsi che ne impedisce la loro propagazione in profondità.

Esistono poi diverse sorgenti che causano l’inquinamento, tra le quali si distribuiscono i vari agenti: Domestiche e urbane, industriali e agricole. La principale fonte di inquinamento è il petrolio che le petroliere riversano, a volte, nel mare. Un esempio recente di disastro ecologico è la petroliera Jessica lungo le coste delle isole Galàpagos.

Sono circa 10 milioni di tonnellate i rifiuti che finiscono oggi nei mari e negli oceani ma le plastiche sono senza dubbio, gli elementi inquinanti più abbondanti. Le materie plastiche sono materiali organici ad alto peso molecolare, costituiti da molecole molto lunghe che ne definiscono le caratteristiche. Possono essere fatte da polimeri (insieme di unità semplici chiamate monomeri) puri o miscelati e i più comuni sono prodotti da derivati del petrolio. Le materie plastiche hanno alcuni vantaggi rispetto ai metalli o ai non metalli come la semplicità della loro lavorazione, il basso costo, la resistenza alla corrosione e l’isolamento termico, acustico, elettrico e meccanico. Lo svantaggio è la vulnerabilità ad attacchi da parte di solventi (come l’acetone). La plastica inoltre non è biodegradabile, cioè non si dissolve nell’acqua. È possibile aggiungere alla base polimerica di essa delle sostanze, la cui natura dipenderà dalla funzione che avrà poi quel materiale. Ma come si produce la plastica? Sono necessarie delle reazioni chimiche per cui i singoli monomeri, che provengono dal metano e dal petrolio, si saldano tra di loro a formare una lunga catena. I risultati possono essere molteplici, si può verificare un’addizione per cui i singoli monomeri rimangono intatti o una condensazione in cui sono parti degli stessi che si saldano tra loro. Si crea una resina sintetica alla quale vengono aggiunti coloranti e altre sostanze che danno alla plastica le caratteristiche desiderate.

La produzione di massa della plastica è iniziata negli anni 50 e nel corso degli anni è aumentata in maniera esponenziale. La plastica ha una caratteristica importante, non è biodegradabile cioè non si scioglie in acqua. La luce solare, l’acqua salata e le onde la frammentano in piccoli pezzi. È sicuramente una caratteristica negativa ma ciò che la rende un problema sono soprattutto le azioni dell’uomo. Non è un materiale che inquina in quanto tale: per essere prodotta è necessaria una quantità di energia più bassa di quanta ne occorre per il vetro o la carta. Richiede meno energia anche per l’imballaggio , in quanto molto leggera. Meno energia si consuma, dunque, meno si inquina. La plastica è riciclabile. Siamo noi uomini che inquiniamo lasciando in giro bottigliette o sacchetti. Per risolvere il flusso di rifiuti nei nostri mari, quindi, dobbiamo partire dalle azioni degli uomini sulla terraferma. Data l’elevata resistenza agli agenti atmosferici dei materiali plastici, restano dispersi nell’ambiente per decenni. Se poi dovessero finire in mare il rischio è altissimo, se una creatura marina dovesse ingoiare una qualsiasi materia plastica metterebbe in forte rischio la sua vita. È, quindi, importantissimo gettare la plastica nei raccoglitori per la raccolta differenziata. Il risultato ottenuto è duplice: da un lato rispetteremmo l’ambiente in cui viviamo e dall’altro sarebbero risparmiate le materie prime, per cui bottigliette vuote e sacchetti di plastica verrebbero trasformati in oggetti nuovi. La presidente del  WWF Italia Donatella Bianchi ha ritenuto fondamentale l’economia circolare, prevenendo la generazioni di rifiuti attraverso prodotti longevi, riparabili, recuperabili e riciclabili alla fine del loro utilizzo.

Nel 1973 è stata sottoscritta la convenzione internazionale MARPOL contro l’inquinamento causato dalle navi. Essa stabilisce le distanze da terra per gli scarichi, impone attrezzature adeguate ai porti per lo smaltimento delle scorie del petrolio e impedisce il lavaggio delle cisterne in alto mare. Purtroppo queste norme non sono state recepite e accolte in tutti i paesi, nei quali continua a regnare l’assoluta assenza di leggi e decreti per fermare il fenomeno dell’inquinamento. L’Italia dal 2015 ha aderito a un programma di recupero degli armamenti utilizzati in guerra, gettati in mare.

Il genere Homo è arrivato sulla terra circa due milioni e mezzo di anni fa. La natura, l’ambiente, sono esistiti da sempre. Perché rispettare l’ambiente? È grazie alle piante, agli alberi che respiriamo ossigeno. Chi o cosa garantisce a tutti gli esseri viventi l’acqua? È la natura che ha un suo funzionamento: l’acqua che evapora va in cielo, poi la pioggia la fa ricadere sulla terra e viene filtrata nelle falde acquifere sotterranee, fuoriesce dai fiumi pulita, e ossigenata. La natura ha permesso la vita, l’evoluzione delle specie, ha accolto l’uomo senza esitare. Il futuro in base alla previsione è tutto tranne che limpido per le distese d’acqua del pianeta terra, che rischiano di diventare piene di rifiuti con la fauna che rischia la completa estinzione. Rispettiamo gli oceani e le meravigliose creature che li abitano per cambiare il loro destino tragico.

 

RIFERIMENTI: https://www.eea.europa.eu/it/segnali/segnali-2014/zoom-su/rifiuti-sparsi-nei-nostri-mari