27 maggio 1993 – 27 maggio 2018.

Sono passati ben venticinque anni da quella tragica notte, in cui l’esplosione in via dei Georgofili voluta da Cosa Nostra ha sottratto la vita ai coniugi Fabrizio Nencioni e Angela Fiume, alle loro figlie Nadia e Caterina e allo studente Dario Capolicchio. La giustizia in questi anni ha perseverato, compiendo enormi progressi e avvicinandosi sempre di più alla verità. Tuttavia, che si metta o meno la parola fine a queste ingiustizie, è importante e necessario ricordare questi episodi, per quanto spiacevoli. Ed è per questo che nella sera del 26 maggio 2018 è stato organizzato, in piazza della Signoria a Firenze, un evento che ha voluto mantenere vivo il ricordo di tale tragedia. Evento che ha visto la partecipazione di numerosi fiorentini, tutti legati, che abbiano vissuto o meno quel momento, alla strage di via dei Georgofili.

La serata si è aperta con un recital di musiche classiche e moderne, a cura di LDV Music Center – Impresa formativa del Liceo Scientifico Leonardo Da Vinci di Firenze, condotta da Edoardo Ballerini e Nicola Cellai con la partecipazione di Margot Miani e degli studenti Olivia Donati Clarke, Noccolò Lentini, Tommaso Leone e Leonardo Macchiarini. In particolare, sono state eseguite Oblivion di Astor Piazzolla, Ave Maria di Franz Schubert, Fantasia in Fa diesis minore di Felix Mendelssohn, Hallelujah di Leonard Cohen, Take Five di Dave Brubeck e Firenze Sogna di Cesare Cesarini.

In seguito, è stato invitato sul palco l’assessore alla polizia municipale Federico Gianassi:

“Volevo ringraziare tutti voi per la partecipazione a questa bella manifestazione culturale, che rientra nelle cerimonie organizzate per ricordare la strage del ‘93. In quell’occasione la mafia colpì Firenze per colpire l’Italia, assieme alle sue istituzioni democratiche. Quando successe avevo 12 anni. È stato un momento indelebile per ogni fiorentino, un fatto comunitario. Una notizia che squarciò la città di notte. All’indomani ci radunammo a scuola per condividere il dolore, la rabbia, ma anche per siglare un patto d’unione, utile ad agire e contrastare questo nemico vigliacco che aveva distrutto simboli e persone pur di lanciare una guerra. Ci fu una reazione istituzionale e comunitaria, che ricordiamo ogni anno. Il tempo che ci distanzia da quel giorno si dilata ogni anno, ma non spariranno mai le emozioni e i sentimenti di allora. Commemoriamo e piangiamo ancora i morti che abbiamo perduto in quella notte, e che nessuno potrà restituire ai familiari. Ricordo che Dario era venuto a Firenze per studiare, e invece ha trovato la morte. Non li dimenticheremo mai, ed è per loro che dobbiamo combattere questa battaglia senza fine. Insieme a loro, ricordiamo anche i feriti che vissero con apprensione quel momento. Tuttavia, la risposta che si generò in seguito a tale offesa, fu un faro di speranza che colpì tutti: molti decisero di lavorare nel mondo dell’associazionismo per portare giustizia. E in effetti, oggi possiamo dire di aver raggiunto dei risultati, e i responsabili sono stati consegnati alla giustizia. La situazione era tragica, gli Uffizi erano circondati dalle fiamme, polvere, detriti e vetri distrutti. Ma abbiamo ricostruito, anche civilmente, tutto quello che potevamo: abbiamo reagito, insomma. Fa parte dell’eterno conflitto tra bene e male, che ci ha visto a volte vittoriosi. Ma data la difficoltà della sfida non possiamo abbassare la guardia. Ci sono ancora, in tutta Italia, episodi di vigliaccherie, di infamie, manifesti di un desiderio di sopraffazione. Ma ciò nonostante, rinnoviamo ogni anno il patto di coalizioni tra istituzioni e cittadini, perché non dobbiamo mai sottovalutare l’avversario che si manifesta in modi diversi. Questa non è solo una cerimonia commemorativa, ricordiamolo: deve servire a portare avanti la sfida di 25 anni fa. Lanciamo ancora questa grande battaglia. Bisogna trovare la vittoria, e i nemici li rimanderemo dove meritano. Grazie a tutti buona serata.”

È salito poi sul palco Vittorio Bugli, assessore alla presidenza della regione toscana:

“Siamo ancora una volta, dopo 25 anni, a ricordare questa notte. Tra poco andremo in quel luogo, alle 1.04. Un luogo che rappresenta tanto dolore, qualcosa che all’epoca non riuscivamo neanche a immaginare. Come poteva essere successo a Firenze? E poi, nei giorni successivi, quando vennero chiariti alcuni aspetti dell’accaduto, ci sembrò ancora più impossibile. Ma questa città, con la sua regione, in momenti difficili come questo, seppe rispondere con solidarietà e serietà, sia a livello istituzionale che cittadino. Ci fu una forte risposta delle forze dell’ordine, una risposta professionale, curata. Prima riflettevamo sulla risposta della magistratura fiorentina, sui magistrati che in particolare hanno lavorato in questa città, e che hanno saputo costruire un corpo d’indagine efficiente, che ha compiuto progressi incredibili. Non è ancora stato chiarito tutto, ma è innegabile che l’impegno fiorentino abbia fornito le basi per la costruzione di una scuola antimafia per tutto il nostro paese. Ha arricchito le modalità d’indagine rendendole molto più efficaci. Fu la risposta di tutte le associazioni cittadine. Io venivo da Empoli, e vidi per vedere l’accaduto. Questa città è fatta così. Dobbiamo essere orgogliosi delle risposte che sappiamo dare nei momenti difficili. Un esempio è la solidarietà che è stata mantenuta viva in questi anni. La memoria della strage è stata non solo celebrativa, ma anche fatta di tanti momenti importanti ai quali hanno contribuito quelli dell’associazione della strage. Essi tengono vivo il ricordo, ma mai puramente celebrativo, e sempre con una chiave di pungolo, per vedere cosa possono fare le istituzioni. I momenti più belli, però, sono stati quelli in cui sono intervenuti i ragazzi. Sono loro che rappresentano la nostra speranza. Ci rassicurano, ci fanno capire che possiamo investire in democrazia e guardare con serenità verso il futuro. La mafia è insediata in Toscana tutt’oggi, e ha nuove modalità, più difficili da individuare. Per questo dobbiamo riuscire a capire dove si nasconde, dove si può manifestare, non essendo mai indifferenti o superficiali. Dobbiamo individuare questo cancro che vuole prendere il sopravvento e estirparlo. E i nostri giovani devono essere i protagonisti di tale fenomeno, come quelli che si sono espressi oggi pomeriggio: queste sono le esperienze che rimangono nel tempo. È l’antidoto principale che ci permette di rimanere una comunità capace di difendersi da questi attacchi, e che risponde ai fatti di 25 anni fa. Ieri abbiamo restituito alla comunità una trentina di beni confiscati alle mafie. E per quanto piccola, anche questa rappresenta una vittoria.”

In chiusura si è espressa la signora Giovanna Maggiani Chelli, presidentessa dell’associazione familiari vittime della strage di via dei Georgofili:

“Buonasera a tutti e grazie. Voglio ringraziare le istituzioni che si sono presentate sul palco, che ogni anno sono sempre presenti al nostro fianco. Devo ringraziare in particolare il MIUR. È anche grazie all’aiuto del comune e della regione se abbiamo potuto organizzare questa manifestazione. Il MIUR aveva infatti bandito concorsi per commemorare le stragi della mafia, e abbiamo partecipato con il Liceo Scientifico Leonardo Da Vinci di Firenze che ha vinto il concorso. È così che abbiamo organizzato questo evento. Da anni, ricorderete, è sempre stato presente qui con noi il Presidente del senato Grasso. Quest’anno non è potuto venire per ovvi impegni, ma ci ha mandato le sue personali righe di vicinanza, dato che è molto legato a noi e all’evento. Ha infatti partecipato alle indagini per tutte le stragi del 93. Vi leggo le sue parole:

“Vi invio il mio più caloroso abbraccio in questa giornata di commemorazione. Quello del ‘92-93 fu un biennio maledetto, ma con la nostra determinazione ricerchiamo ancora la verità, dandoci costantemente speranza e l’esempio di un impegno civico”.

Ma cosa vogliamo dirvi, in questa piazza così positiva?

Nel dicembre 2017, il guardasigilli ha concesso a una delle figlie di Piero Borsellino di andare a parlare con Giuseppe e Filippo Graviano, boss di Cosa Nostra, che hanno partecipato anche alle stragi del ‘93, oltre che all’uccisione del giudice Borsellino. Voleva provare a far collaborare i due boss con la giustizia. Ma i boss di Brancaccio non sono mai stati dei collaboratori, e nello specifico Giuseppe Graviano ha sempre lanciato messaggi mafiosi. Questa notizia, purtroppo, è uscita in questi giorni. Anche perché, stando almeno a ciò che hanno riportato i quotidiani, la figlia di Borsellino avrebbe ritentato, assieme al Ministro, un dialogo con i due detenuti. Sembra però che le procure che si occupano delle indagini sulle stragi rispetto ai fratelli Brancaccio si siano opposte. Secondo i due fratelli, noi non saremmo vittime della mafia, ma un “effetto collaterale” di questa. Volevano infatti distruggere le opere d’arte, i quadri… Abbiamo saputo negli anni, rispetto a Graviano Giuseppe, che Spatuzza è addolorato per la morte di Caterina e di Nadia. Lo fece anche notare a Giuseppe Graviano, che però gli rispose: “La sai fare politica? Quei morti ci servono”. È drammatico, ma è così. Ma mai e poi mai noi avremmo chiesto, se non provocatoriamente, di andare a parlare con i Graviano. Perché siamo certi non si pentirebbero mai dei loro delitti. Ma qui, questa sera, su questo palco, abbiamo una domanda articolata da fare a Giuseppe e Filippo Graviano: i vostri figli sono nati il 26 giugno e il 13 agosto 1997. Credo che si chiamino entrambi Michele. Quindi sono stati concepiti in carcere, quando ancora la norma dello stato non lo consentiva. Abbiamo sempre creduto che l’inseminazione sia avvenuta mediante provette uscite dal carcere. Ma oggi, grazie a un’attenta lettura delle intercettazioni Graviano-Adinolfi, sappiamo che (e sembra vero, dato che l’ha detto il signor Graviano) sono state le mogli ad andare da loro in carcere mentre noi eravamo a processo a Firenze. Se questo è vero, crediamo che voi vi siate sentiti dei Padri Eterni. Poi la mattina seguente siete andati davanti ai parenti delle vittime che avevate massacrato in via dei Georgofili, i quali cercavano giustizia. Forse avete pensato di essere in carcere solo per buttare fumo negli occhi a noi derelitti. È di questo che vi avevano convinto? I vostri figli oggi hanno già fatto il militare, come si dice. Non vi sentite presi in giro? Le vostre mogli vi hanno dato l’illusione che a breve vi avrebbero scarcerato, vi hanno dato la “forchetta avvelenata”, volevano che assaporaste il sapore del futuro attraverso un figlio. E invece oggi godete a malapena di uno sgangherato 41-bis che vi consentirà sì di mangiare a colazione le merendine del mulino bianco, dopo gli ultimi interventi sul riordino del carcere voluto dai soliti perbenisti vigliacchi. Ma le promesse, le aspettative, sono state tradite. Quindi perché tacete ancora la verità? Rispondete, vendicandovi. Siete solo dei perdenti. Se bella cosa avevate promesso e avete mantenuto, e la morte dei nostri figli direbbe di più, quella bella cosa è stato un errore. Ve la porterete sul groppone finché campate, perché noi siamo sempre qui. Dal carcere non ne uscirete mai, questo è poco ma sicuro. Perché se dovesse succedere ci sdraieremo in via dei Georgofili, e se i turisti vorranno vedere il luogo dovranno passare sui nostri corpi e su quelli delle nostre generazioni future. Fate un favore, quando vi chiedono di parlare di pentimento. Visto che non sapete neanche il significato della parola: dite di no. Perché dei vostri messaggi mafiosi che escono dal carcere ne siamo stufi. Dite davvero quello che sapete nei tribunali dello stato, ma ditelo con rabbia, che avete solo quella. Chiudo con una comunicazione. Questa notte, dopo l’opera lirica Butterfly, alla fine della processione laica, il direttore degli Uffizi ha voluto fare un omaggio a tutti noi. Sotto agli Uffizi sarà esposto il quadro “Giocatori di carte” del Manfredi, un quadro emblematico. Era nell’elenco dei danni subiti dalla Galleria degli Uffizi con scritto “perduto per sempre”, ma le tecniche di questi 25 anni hanno fatto sì che la parola “perduto” scritta sulla carta bollata sia stata sostituita nella pratica con “recuperato”. Pensate che mentre l’arte si recupera, la vita umana, quando viene stroncata, se ne va. Lo dico per quelli che a volte si disperano per un quadro perduto. Vi ringrazio molto.”

Successivamente si è svolto lo spettacolo lirico Madama Butterfly.

Opera in tre atti di G. Puccini

Personaggi e interpreti: Madama Butterfly Silvana Froli, F.B. Pinkerton Endrico Nenci, Suzuki Nadia Pirazzini, Sharpless Riccardo Crampton, Goro Davide Siega, Kate Pinkerton Francesca Cataoli, il commissario imperiale Massimo Naccarato, L’ufficiale del registro Umberto Nizzi.

Direttore Fabiano Fiorenzani. Regia Alessandra Vadalà. Scene e costumi, Antonella Casadei.

ORCHESTRA DEL CARMINE

CORO DI MONTUGHI direttore Enrico Rotoli

Costumi per gentile concessione della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Maestri preparatori Monica Anglani, Viviana Apicella. Altro maestro di coro Barbara Nizzi. Fonica e luci EPASOUND (Massimo Benozzi, Roberto Rossini, Alessandro Massetti).

La serata si è poi conclusa alle 01:04 in via dei Georgofili, con la deposizione di una corona d’alloro sul luogo dell’attentato.