Nota del direttore:

Anche quest’anno, Alessio La Greca e Sara Dannaoui sono risultati vincitori della sezione letteraria del premio di Casa Buonarroti, rispettivamente primo e secondo classificato. Un bis (l’anno scorso arrivarono primi  alla pari) che ci fa piacere e ci onora. Ovviamente li pubblichiamo entrambi.

Alessio La Greca  non ha bisogno di presentazione presso i nostri lettori. E’ una delle penne di punta del LeoMagazine, curatore, assieme al sottoscritto (ma la maggior parte del lavoro è stata sua) del volume che sta uscendo in questi giorni.   Alessio e Sara non sono solo due ragazzi straordinari, di quelli che ogni genitore vorrebbe avere come figli; sono anche due penne di primo piano e l’auspicio è che dal Leomagazine possano spiccare il volo verso  un lontano cielo.

E questo ovviamente vale per tutto lo staff (e non solo) del Leomagazine.  Parola di direttore

1492, nel giardino di San Marco

“Quest’è Bacco e Arianna, belli, e l’un dell’altro ardenti…” Lorenzo sorride. Ogni volta che passa davanti a quella testa di fauno, primo frutto di quel giovane Buonarroti, che lui ha accolto nella sua cerchia, non può non ripensare al trionfo di Bacco e Arianna, soprattutto al corteo di ninfe e satiri, e al volto danni e carne pieno del vecchio saggio Sileno. Ma poi, il suo sguardo, si fissa sulla lastra marmorea della Zuffa dei Centauri: e fissando quelle figure ripercorre nella memoria gli incontri – e a volte anche gli scontri – tra i suoi accademici. Non era raro vedere gli intellettuali della sua corte disquisire a lungo sul mondo classico e sul Convito di Platone, sulle Enneadi di Plotino o sull’idea ed il concetto. Ed era da loro che Michelangelo ascoltava apparentemente in modo passivo; ma certo la sua attenzione era sempre vigile quando parlava di Poliziano, quel furfante di grecista, che la bellezza antica la cercava anche nei corpi moderni, maschili o femminili che fossero. Come si era illuminato a sentire il maestro-poeta parlare di Deianira e dei Centauri, la scintilla magica doveva essere scoccata lì. Egli immagazzinava e rielaborava tutto quello che perveniva alle sue orecchie. Lorenzo si avvicinò alla lastra, dove anche il giovane scultore stava rimirando la sua ultima fatica.

“Ne sei soddisfatto?”

“Abbastanza. Ma credo di non aver superato il mio precedente Fauno”

“Dici così solo per la correzione che ti avevo suggerito? Ricordi: “Tu hai fatto un fauno vecchio lasciandogli tutti i denti in bocca. Non lo sai che ai vecchi ne manca sempre qualcuno?” Suvvia, ormai siamo in confidenza, puoi parlarne con me tranquillamente”

“Ma no, mio Signore…”

“Vedi? Continui a rivolgerti a me in modo estremamente formale. Ormai ci conosciamo da anni, sei quasi come un figlio per me. E se penso che mi sto avvicinando all’età della scomparsa di mio padre, di cui soffro lo stesso male, mi convinco sempre di più che dovrei lasciarti qualcosa, così che tu possa ricordarti di me”

“Lorenzo, non dire così!”

“Ah, ho capito! È la mia salute l’argomento chiave!” afferma il Magnifico sogghignando.

“Ah, e va bene, hai vinto tu” – sospira con tono remissivo Michelangelo – “Ma ciò nonostante, ti posso assicurare che non è per il tuo giudizio che ritengo quest’opera inferiore all’altra. È vero, ritengo di aver fatto passi da gigante con l’anatomia. Ma vedi, credo di aver inserito fin troppe forme potentemente articolate, talmente chiassose da soppiantarsi l’un l’altra. Non c’è un vero soggetto, e temo che questo potrebbe far muovere affannosamente l’occhio dello spettatore a vuoto… comunque, quest’opera mi ha dato soddisfazione, e penso che mi sarà cara anche durante la vecchiaia. il Fauno, invece, essendo egli stesso l’opera, mi pare che esprima qualcosa in più. Lo sguardo adirato e i peli mossi creano un’atmosfera vivace, ma al contempo la simmetria degli zigomi e dei suoi tratti emanano armonia. Il complesso mi lascia ogni volta paralizzato, costringendomi a formulare la monotona domanda: Posso davvero migliorare tale equilibrio?”

“Potentemente articolate? Aggiungerei, per i centauri, anche superbamente mosse e tendenzialmente gigantesche; Forse gli antichi maestri avrebbero un moto d’invidia. Comunque ho capito, nonostante ti abbia convinto a sottrargli qualche dente, hai davvero un motivo personale di adulare il Fauno!”

“Oh, suvvia! Stavo parlando seriamente!” Michelangelo rimane in un primo momento interdetto, ma poi, osservando meglio Lorenzo, scorge il suo amaro sorriso, che esprime un melanconico riso. Egli teme davvero la sua ora, e non ha paura di aprirsi con l’artista. Sta cercando disperatamente di creare qualche ricordo felice, non tanto per sé; sa che servirebbe a poco, vista la sua condizione. Ma per il giovane. Egli ha tutta una vita davanti. Lorenzo lo sa bene, e desidera continuare a vivere nell’animo di un rampollo in gamba come lui. Michelangelo comprende, e gli risponde con un sorriso, anch’esso un po’ falsato.

“Cosa ne pensi di Bacco?” propone improvvisamente il Magnifico. “Non riuscivo a non pensare a lui e ad Arianna, rimirando la tua Testa di Fauno. Egli è il rappresentante di quell’ebrezza e movimento di cui parlavi, ma sono sicuro che, con la tua abile mano, saresti capace di unirlo all’armonia e all’equilibrio di Apollo. È solo uno spunto di riflessione, ma ti invito a prenderlo in considerazione”

“Passare dal seguace al Dio? Sì, non mi pare impensabile. In effetti, potrebbe essere un buon modo per mettermi alla prova. Seguendo Platone, potrei provare a racchiudere queste due idee contrastanti nella stessa forma. Ci penserò sicuramente”

“Me ne compiaccio. Ora perdonami, ma ho bisogno di riposo” disse Lorenzo cominciando a levare i passi verso la sua stanza. “Ci vediamo domani, Michelangelo”.

“A domani signo… ehm, Lorenzo”.

La correzione del fanciullo strappò un ultimo, sincero sorriso da parte dell’orgoglio dei Medici, che volse il capo verso il ragazzo mostrando così il suo affetto. Il suo passo era lento, la testa leggermente china e il corpo intero tremante. L’apprendista era addolorato. Anche se non voleva ammetterlo, sapeva che non avrebbe avuto molti altri dialoghi simili con quello che, per lui, era come un secondo padre. Si fece coraggio, cominciando a riflettere sulle sue parole, e volgendo lo sguardo con decisione verso il futuro.

1890, in una mente un po’ egocentrica

La bella parvenza dei mondi di sogno nella cui produzione ogni uomo è un perfetto artista è il presupposto di tutta l’arte figurativa (…) con l’incanto del dionisiaco non solo si rinsalda il legame fra uomo e uomo: anche la natura, estraniata, nemica o soggiogata, celebra nuovamente la sua festa di conciliazione con il proprio figlio perduto, l’uomo. (F. Nietzsche, La nascita della tragedia)

Beh, in effetti, devo ammettere con me stesso che la visita a Roma è stata più gradita di quanto potessi mai sperare. Già a Firenze Palazzo Pitti mi aveva lasciato stupito, con la sua atmosfera decadente. Ma anche le opere dei grandi artisti rinascimentali nella città eterna non scherzano. E anche se mi sono rifiutato di vedere le loro opere conservate nelle chiese, inutili sepolcri in cui si conservano le ossa divine, devo dire che questi Raffaello e Michelangelo hanno davvero motivo di essere ancora acclamati dagli italiani. Produzioni artistiche come le loro non se trovano molte oggigiorno. Specialmente quest’ultimo, però. Raffaello è stato sicuramente penalizzato in parte dalla sua fortissima fede, che lo ha incatenato ai canoni classici dell’arte, impedendogli di innovare. Ma Michelangelo… lui sì che ha compreso a pieno lo spirito ellenico, anzi addirittura ellenistico, come direbbe il buon Droysen: le regole classiche scompaiono, non esistono più limiti e si sperimenta ogni via nuova. Michelangelo avrebbe apprezzato l’altare di Pergamo, dove perfino la bruttezza si traduce nella pietra. Studiando e facendo sue le forme antiche ha creato delle nuove norme artistiche che hanno dell’incredibile. Ho fatto bene a fare una visita al Bargello per vedere di cosa fosse capace, Firenze nasconde più perle di quelle che dice di avere. Quell’istinto struggente che emana il suo Bacco, unito all’armonia anatomica che egli esprime, sono davvero impareggiabili. Come diceva quel suo vecchio allievo, il Condivi? “Il Bacco, per forma e aspetto, corrisponde in ogni parte alle intenzioni delli scrittori antichi”. Peccato che Burckhardt non l’abbia compreso, limitandosi a sottolineare il titanismo dei dipinti del Buonarroti. Secondo lui, lo stile dello scultore, proprio nel campo in cui fu più abile, sarebbe demoniaco e arbitrario… ah, ma chi lo capisce quello svizzero! Sembra sempre che le sue riflessioni abbiano risvolti interessanti, ma poi sfociano nell’insensato! Potrebbe giungere allo stato di Übermensch storico, se non avesse questa propensione a diventare un Untenmensch… al massimo ha dato al Mosé dell’artista di Oltreuomo. Mah, immagino che non si sia tutti uguali. Anche se davvero non capisco come faccia a non vedere lo straordinario equilibrio presente nel Bacco. Si vede fin da lontano con quanta passione lo scultore abbia inciso il blocco di marmo, cercando di incanalare tutte le sue energie nella perfetta unione di Dionisiaco e Apollineo. La staticità della statua, la cui bellezza progredisce man mano che l’osservatore la studia da più punti di vista, comprendendone l’anatomia e le proporzioni… La sua ebrezza, espressa dal volto deciso, dalla coppa e dal giovane ai suoi piedi, che, rubandogli dell’uva, ci invita ad allargare la visione verso il lato, per osservarlo meglio… è come se in qualche modo creasse quasi una musica attorno a sé, come se unisse più arti, come sosteneva Wag… ah, ma che vado a pensare! Quel Wagner non è mai stato veramente dionisiaco ma soltanto romantico!

Caro Michelangelo, spero che i posteri continueranno a ricordarsi di te. Hai fatto la storia dell’arte, e forse non te ne sei neanche reso conto.

2018, in una camera

Wow, è stata tosta, ma ce l’ho fatta. Ho sconfitto il boss segreto, il Cuore di Mamma. Come da programma, del resto. Impersonare i panni di questo bambino con problemi mentali è tanto terrificante quanto divertente. La sua infanzia all’insegna delle malattie, della religione e delle violenze della madre ha creato una trama a dir poco sbalorditiva, per quanto raccapricciante. Ma ho lasciato che il destino si compiesse: con il coltello che ho trovato nello scorso livello, sono riuscito a porre fine alla vita di sua madre. E ora, manca il vero boss finale. Per affrontarlo, dovrò entrare nel suo cadavere… disgustoso, ma allo stesso tempo straordinario.

Eccoci. Non si torna indietro. Capolinea. Dovrò affrontare, ancora una volta, colui che costituisce l’ultima minaccia per l’innocenza del bambino infermo. L’ho già sconfitto due volte, ormai lo conosco. Ma ognuna, è come la prima. E poi dicono che i videogiochi non sono arte. Fatti sotto, Testimone!

Quanto potrei dire su questo boss. Non c’è un’imperfezione che sia una. E poi, cosa rappresenta? Il senso di colpa del protagonista? O un fratello mai nato, ancora nel pancione in decomposizione? Non è mai stato confermato dagli sviluppatori, ma è bello teorizzare. Certo, però, fa pensare che il suo attacco principale sia lanciarmi addosso lo stesso coltello con cui ho commesso il matricidio. Ma poi il modo in cui tutta la battaglia è stata studiata… lui si trova sulla parete superiore della stanza, bloccato, statico, immobile. Il suo aspetto è raccapricciante, ma al punto tale da risultare armonioso. Mentre i suoi attacchi, sono la cosa più caotica che si possa pensare, in questo gioco. Coltelli scagliati verso di me a tutta velocità, sangue che inonda l’intera arena, magli che colpiscono il terreno facendomi tremare. Un attimo di pausa mi sarebbe fatale. È quasi come se dovessi danzare, in questo scontro tanto scenografico quanto improvvisato. E sotto che musica poi. Memento Mori. Il solo titolo sottolinea l’essenza stessa di questo combattimento dove primeggia il concetto di morte. Una musica rappresentatrice del timore e del panico dovuti alla fine della propria esistenza, ma allo stesso tempo della calma e della quiete del sonno eterno che le segue. Che figata mostruosa. Ma come si può unire meglio di così il movimento all’armonia? Aspetta, ma non è tipo quello che diceva quel filosofo, coso… Ni… Niche… Nietche… ah, ma come faccio a ricordarmi un nome che sembra uno starnuto! Ho preso pure 5+ all’interrogazione su di lui, che vada a farsi maledire… anche se, a ripensarci, forse tutti i torti non ce li aveva. Se avesse modo di vedere questo scontro, sono certo che anche lui ci scorgerebbe l’Apollineo che si unisce al Dionisiaco… anche se prima si stupirebbe della mia camera più che dionisiaca. Qui sì che sembra esserci passato un Bacco ubriaco! Non come quello di Michelangelo. Quello devo dire che era piuttosto figo. Anche se non ci capisco molto di arte, si vede chiaramente come il Dio dell’ebrezza esprima anche armonia con la sua anatomia e le sue movenze.

Aspetta un attimo… ma non è uscito un paio di giorni fa il bando riguardo quel concorso su Michelangelo? Parlava di lui, di Apollo e Dioniso… vuoi vedere che… mi è venuta l’ispirazione?