Il turismo spaziale è alle porte? Grazie al successo del secondo test di volo suborbitale della navetta della Virgin Galactic, i primi voli commerciali potrebbero arrivare entro la fine del 2018. Il turismo spaziale è una vera e propria nuova forma di turismo dedicata ai passeggeri più impavidi e facoltosi che desiderano provare un esperienza che per tutti rappresenta un sogno: andare nello spazio e sperimentare in prima persona l’assenza di gravità.

Sono già passati già 16 anni dall’aprile aprile 2001, quando il miliardario americano Dennis Tito diventò il primo turista dello spazio trascorrendo una bella settimana di vacanza in volo verso la Stazione Spaziale Internazionale. Tante compagnie private si sono lanciate in questo business ma solo poche sono riuscite a superare le crisi finanziarie e i costi esorbitanti richiesti. Si parla di una vera e propria corsa al turismo spaziale, e attualmente spiccano le figure di Sir Richard Branson, il patron di Virgin Galactic, e Jeff Bezos, presidente di Amazon e fondatore di Blue Origin. Il sistema di volo concepito da Blue Origin ha il nome di New Shepard e viene effettuato tramite un veicolo suborbitale composto da due parti: un razzo riutilizzabile e una capsula contenente i turisti paganti. “Volo suborbitale” significa che il veicolo raggiunge lo spazio vicino (a un’altezza compresa tra i 15 e i 100 km di altezza): qui il razzo vettore si sgancia dalla capsula abitata e ridiscende fino ad atterrare tramite propulsione in modo da essere in seguito riutilizzato. Nel frattempo i passeggeri sperimentano per una manciata di minuti l’assenza di gravità e il panorama del tutto unico, per poi atterrare utilizzando un classico sistema di paracadute. La Virgin Galactic prevede invece un aereo razzo, lo SpaceShipTwo che si stacca dall’aereo madre, il Cavaliere Bianco, e che poi atterra nello spazioporto come un normale aereo. Negli ultimi due test effettuati dalla Virgin è stata raggiunta una velocità pari a Mach 1.9, quasi il doppio della velocità del suono. Le prenotazioni sono già aperte e il prezzo richiesto si aggira intorno ai 250 mila dollari. Altro progetto, ancor più ambizioso, è quello della società Orion Span di Houston (Texas), previsto per il 2021: l’Aurora Station verrà messa a disposizione per ospitare, dopo 3 mesi di addestramento, 4 viaggiatori e 2 membri di equipaggio per un soggiorno di 12 giorni a 320 km dalla Terra. Il costo per questa “crociera spaziale”? 800 mila dollari al giorno, quindi 9,5 milioni totali a testa. La società assicura che i viaggiatori “godranno l’euforia della gravità zero, ammireranno l’aurora a nord e a sud attraverso molte finestre, sorvoleranno le loro città e parteciperanno a esperimenti di ricerca come far crescere cibo in orbita (con la possibilità di portarlo a casa come souvenir)”.

Le esperienze proposte dalle compagnie affascinano persone da tutto il mondo, ma è necessaria la massima sicurezza ed affidabilità dei veicoli, monitorati continuamente tramite test e controlli. Tristemente noto è il test effettuato il 31 ottobre 2014 dalla SpaceShipTwo che è andato storto, portando alla morte di uno dei piloti. “Secondo quanto dichiarato da Branson, se la campagna di test continuerà a dare risultati positivi, ci potrebbero essere i primi voli commerciali aperti a clienti già da quest’anno” scrive l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) sul suo sito.

In tutto questo si inserisce anche l’Italia: è previsto un vero e proprio spazioporto a Taranto-Grottaglie. La scelta del luogo fa seguito all’accordo firmato nel dicembre del 2017 tra la società Altec di Torino e la Virgin Galactic di Richard Branson. Con il nuovo atto di indirizzo il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti (Mit) ha assegnato all’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac) l’incarico di avviare i lavori per la realizzazione del primo spazioporto italiano che dovrebbe essere ultimato entro il 2020. La località pugliese, infatti, ha caratteristiche positive per spazio aereo, territorio, meteorologia, ambiente e infrastrutture. A favore della scelta hanno giocato anche la previsione del buon inserimento nel territorio, la  sostenibilità ambientalr del progetto e i limitati interventi strutturali necessari. L’Altec e l’Asi (Agenzia Spaziale Italiana)  prevedono che questa mossa possa far diventare Taranto un polo importante per l’economia spaziale, in piena crescita in tutto il mondo; e pochi giorni fa, infatti, l’Agenzia Spaziale Italiana ha annunciato di aver firmato con Virgin Galactic  una dichiazione congiunta per estendere la loro collaborazione “andando ad includere capacità ed operatività di volo suborbitale” dal futuro spazio-porto di Grottaglie.  A Bari è infatti statato sottoscritto l’accordo da Roberto Battiston (presidente ASI) e da George Whitesides, Ceo di Virgin Galactic. 1)

 

1) Fonte: http://bari.repubblica.it/cronaca/2018/07/06/news/bari_spazio-201043603/