Si è soliti criticare la società perché corrotta da uomini meschini che incantati dal fascino del potere ne diventano dipendenti e sono quindi disposti a cambiare il proprio animo per questo.

Può essere di conforto (o forse no) che una simile situazione non appartenga solo al 21° secolo: con Misura per misura di Shakespeare, commedia scritta nel 1603, viene descritto un mondo instabile, pieno di dissidi ed incertezze non così diverso da quello di oggi, come se si ripetesse uguale ovunque e in qualsiasi tempo.

Lo spettacolo,  in scena al teatro la Pergola dal 4 dicembre e che proseguirà fino al 9,  si apre con gli attori che camminando attorno al pubblico nella platea si dirigono verso il palcoscenico. Il primo personaggio introdotto è il Duca Vincenzo (si rivelerà il secondo regista dello spettacolo) il quale afferma ad Escalo, suo uomo fedelissimo con tanti anni di esperienza al suo fianco, di lasciare la città per un incarico in Polonia e affida il completo potere ad Angelo (Simone Toni), che si dimostrerà invece un vero diavolo. Durante la sua presa al potere infatti condannerà a morte un giovane, Claudio (Francesco Grossi), che cedendo alla tentazione ha messo incinta una ragazza, Giulietta, prima di sposarla. La figura fondamentale dello spettacolo è Isabella (Camilla Diana), una suora innocente ma sensuale allo stesso tempo; per salvare la vita del fratello implora l’aiuto di Angelo che sedotto le propone di risparmiare la vita di Claudio in cambio del suo corpo. La giovane è spaesata, cerca di convincere il fratello che la morte è qualcosa di cui si ha paura solo se la si pensa mentre la perdita dell’ onore corrisponde a morire due volte (con i due personaggi sono rappresentati i temi tipici di Shakespeare, il timore della morte e la paura di vivere indegnamente). Il problema di Isabella sarà risolto da frate Ludovico, uomo misterioso sotto il quale si nasconde il duca (Massimo Venturiello) che invece di partire per una missione diplomatica ha voluto osservare il modo di governare di Angelo. Il frate le propone di mandare al suo posto un’altra donna, promessa sposa del nuovo duca, e  la suora senza troppi scrupoli accetta.  Le due ragazze riescono ad imbrogliare l’uomo il quale passata la notte decide ugualmente di condannare a morte Claudio (salvato però da Escalo). L’ opera si conclude con il “ritorno” del duca (che entra trionfante dalla platea) il quale obbliga Angelo a sposare Mariana (Federica Castellini) (la giovane con la quale ha trascorso la notte), punisce Lucio, personaggio comico della storia insieme a Pompeo, e propone a Isabella di sposarlo.

La proposta finale muta completamente l’immagine del duca rivelando che non ci sono personaggi definiti ma tutti oscillano tra il bene ed il male; l’uomo che nel corso della storia era stato molto critico nei confronti di Angelo rivela anch’esso di volere la donna (in modo più corretto, le chiede infatti di sposarla). Inoltre la suora non ci pensa due volte a mandare Mariana al suo posto durante la notte con Angelo o Claudio, nonostante sia fratello di Isabella sarebbe incline a consegnarla ad Angelo pur di non essere decapitato. 

Per l’allestimento sono usati vari tendaggi con i quali, a ogni cambio di scena, viene descritto il luogo in cui si trovano i personaggi. Inoltre varie telecamere e immagini hanno fatto sì che il duca fosse sempre presente durante i dialoghi tra Angelo e Isabella. Vincenzo infatti aggirandosi mascherato per Vienna riusciva ad informarsi su tutto ciò che accadeva e questo, mostrato al pubblico tramite le proiezioni date dalle telecamere, creava una sorta di ansiosa attesa mista ad incertezza su come il duca, alla fine dei giochi si sarebbe vendicato su tutti i suoi insinceri cittadini.

Lo spettacolo termina con la frase “per ritornare a sognare nonostante tutto”; il regista Paolo Valerio spiega che questa vuole dare un messaggio pieno di speranza e fiducia nell’ animo umano e aggiunge: “La grande forza dei testi shakespeariani risiede nella capacità di risvegliare l’immaginazione del pubblico e la fiducia nel teatro che è in grado di dare sempre una nuova possibilità. Attraverso il palcoscenico si riesce a parlare di rapporti tra esseri umani e di emozioni: in questo senso il teatro diventa speranza e un modo per sopravvivere alle brutture della realtà che ci circonda”.