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Tre attori immersi nel buio del palco, intuibili soltanto grazie ad una serie di luci proiettate sulle oscure lavagne colme di formule matematiche, trasportano gli spettatori in una quasi surreale aula di fisica che li accompagnerà  fino al termine dello spettacolo. In quest’unica scena le formule scritte sulle lavagne costituiscono gli unici elementi della scenografia e assumono le sembianze di misteriosi geroglifici decifrabili soltanto da una ristrettissima cerchia di iniziati. Soltanto pochi effetti sonori vivacizzano la scenografia sporadicamente.

Così si apre il sipario e si svolge il Copenaghen di Michael Frayn, un incredibile commedia che pur mantenendo la struttura di uno spettacolo scientifico-politico riesce a non perdere la capacità d’intrattenimento di un thriller. Un tuffo nel passato ci riporta al lontano autunno del 1941, nel tentativo di chiarire cosa avvenne veramente durante il misterioso incontro a Copenaghen, in una Danimarca ancora sotto l’occupazione nazista, tra i due fisici Werner Karl Heisenberg e Niels Bohr suoamico e maestro per metà ebreo. Inseguendo i ragionamenti dei due geni che dal terreno del confronto sono passati a quello “minato“ dei lunghi silenzi carichi d’incomprensione, Frayn cerca di dare un perché a questo incontro. E proprio su questo mistero, sul quale si formulano varie ipotesi, si aprono i dialoghi.

 A parlare è Margrethe, a cui risponde il marito:

“–Ma perché?
– Ci pensi ancora?
– Perché è venuto a Copenaghen?
– Che importanza ha, tesoro, adesso che siamo tutti e tre morti e sepolti?
– Certe domande rimangono a lungo anche dopo che chi le ha fatte è morto. Si aggirano come fantasmi, cercando le risposte che non hanno mai trovato in vita.
– Certe domande non hanno risposta.”

Lo stesso trio d’eccezione del primo debutto in italia al CSS di Udine nel 1999 del Copenagehen: Umberto Orsini (Bohr), Giuliana Lojodice (Margrethe moglie di Bohr) e Massimo Popolizio (Heisenberg) tramite una serie di incontri e scontri paragonabili alle particelle atomiche ricorrenti nell’intera opera, riescono a rendere perfettamente partecipe il pubblico del clima di tensione psicologica respirato all’epoca della guerra, caratterizzato dall’eccitazione e dal terrore di una potenziale arma atomica. Quello che potrebbe essere considerato un dialogo platonico sulla liceità o meno di realizzare un ordigno nucleare capace di spingere il mondo sull’orlo dell’abisso, diventa la tematica prevalente di tutto lo spettacolo.

Protagonista della commedia è anche lo stesso principio fisico di indeterminazione e complementarietà di Heisemberg e Bohr. Non esiste una sola verità o una sintesi efficace delle diverse verità perché ognuno afferma una verità “relativamente” a sé e al proprio stato, come insegnò Einstein. Heisemberg dice:

“I nostri figli e i figli dei nostri figli. Salvati forse da quell’unico breve istante a Copenaghen. Da un qualche evento che non sarà mai esattamente individuato o definito. Da quel nucleo di indeterminazione che sta nel cuore delle cose.”

Viene inoltre attirata l’attenzione degli spettatori grazie ad una serie di flashback relativi alla vita personale dei due fisici, interpretata dagli attori con un efficace tocco di umorismo, che rende uno spettacolo impegnativo decisamente più leggero. Possiamo definire l’intera opera un grande flashback in quanto raccontata dai tre personaggi postmorte, dando un tocco utopistico e surreale ad una trama strettamente scientifica e concreta.

Alla conclusione dello spettacolo, il Teatro de La Pergola si riempie degli applausi di un pubblico prevalentemente soddisfatto, nonostante la quantità di espressioni tecniche e riferimenti storici che avrebbero potuto rendere decisamente più complicata la comprensione ai meno esperti del settore.

 Tutto è umano, niente è assoluto. Uno spettacolo a scena fissa capace di coinvolgere e stravolgere nel profondo grazie all’incredibile interpretazione di tre attori fuori dal comune. Ultime repliche stasera e sabato (ore 20,45) e domenica (ore15,45).