Artusi, per Firenze, è un cognome che riporta alla mente una grande tradizione culinaria ma anche scrittoria. E’ proprio quest’ultima che, iniziata da Pellegrino, è stata raccolta e portata degnamente avanti dai suoi discendenti. Uno di questi, Luciano, con alle spalle un’esperienza che lo ha visto scrivere decine di libri principalmente sulla storia di Firenze e sulle sue tradizioni, si è ora apprestato a pubblicare la sua ottantanovesima opera scritta in collaborazione con il figlio Ricciardo, Gli animali nella storia di Firenze edito da Sarnus. Il libro, scritto sotto forma di glossario, tratta di animali sia reali che mitologici. Questi si ritrovano spesso nella tradizione fiorentina per la loro presenza in opere d’arte e anche per la simbologia a cui sono legati. Essi comparivano nella vita quotidiana come, ad esempio, negli stemmi delle corporazioni.  E come dimenticare che uno dei simboli più noti di Firenze era il Marzocco, un leone che sostiene lo scudo con il giglio, mentre l’aquila era sia lo stemma della parte della Guelfa che dell’Arte della lana? Per non parlare di agnelli e vipere, ma anche pegasi e grifoni …

A fare da cornice a questa presentazione, tenutasi lo sorso 8 febbraio, è stato il Saloncino del Cocomero situato all’interno del teatro Niccolini. Presente per l’occasione, oltre all’editore Antonio Pagliai che ha fatto come di consueto gli onori di casa, anche un ospite d’eccezione quale il sindaco della città, Dario Nardella, che ha accolto l’invito visto lo stretto legame d’amicizia che ha con la storica famiglia e anche perchè ha firmato la prefazione dello scritto. Il sindaco ha sottolineato che Firenze è una città sempre da scoprire e questo libro ne è un esempio, infatti Luciano Artusi ha già parlato in modo molto approfondito di decine di argomenti sul capoluogo della Toscana ma nonostante ciò quest’opera contiene racconti e curiosità che per la maggior parte sono inediti anche per i fiorentini stessi.

L’occasione di questa presentazione è servita al primo cittadino per rilanciare Firenze e sottolineare la necessità di una rivoluzione e una rinascita in campo tecnologico. Ha inoltre ricordato l’importanza di proteggere e mantenere le radici culturali del territorio ed è stato per questo orgoglioso di ricordare la riapertura del teatro stesso in cui si stava svolgendo l’evento dopo vent’anni in cui era stato chiuso al pubblico e si è congratulato con l’amministrazione comunale per aver permesso la rinascita di uno storico posto come quello. Ha anche proposto progetti come la riscoperta del palio dei cocchi o, come ricordato più tardi nella serata, la ripresa della tradizione del ceppo fiorentino insieme all’albero di Natale per continuare a conseguire questo obiettivo.

Questo non toglie il suo voler restare volto al futuro modernizzando la città con la stessa inventiva e lungimiranza presente a Firenze all’epoca dei Medici nel suo momento di più grande splendore.

Non ha avuto però solo parole positive nel suo intervento ma ha anche velatamente mosso qualche critica contro il sistema politico centrale e la burocrazia troppo invadenti che a suo parere spesso bloccano o rallentano lo sviluppo delle città.