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Il numero di fake news relative all’argomento è impressionante; infatti, stando alle fonti, la nota catena di caffetterie americane dovrebbe essere approdata nel capoluogo toscano già dal 2012.

Nessun segno di vita fino al 2017, quando iniziarono a circolare in rete altre notizie del suo presunto arrivo, di nuovo smentite.

Nel settembre 2018 apre l’attesissimo Starbucks a Milano, in Piazza Cordusio, seguito da quelli di Corso Garibaldi, piazza San Babila e il terminal 1 dell’aeroporto di Malpensa.

È l’inizio di un progetto che, secondo un’intervista del Sole24ore a Roberto Masi, managing director di Starbucks Coffee Italy, “prevede circa 10-15 aperture l’anno e un focus, oltre che sui centri città, anche sui luoghi di viaggio, come aeroporti, stazioni, e centri commerciali. […]Cresceremo ancora a Milano arrivando a 10-12 caffetterie per poi aprire a Roma, nel secondo semestre del 2019. […] Dopodiché ci concentreremo sulle medie città del Centro e Nord Italia: Firenze, Bologna, Venezia, Padova, Verona e Torino”.

Il primo marzo 2019 si ha davvero la svolta con la notizia che la casa editrice Giunti sarebbe disposta a rilevare l’ex cinema Capitol in via dei Castellani per creare uno spazio per il megastore, attività culturali e nientedimeno che la nota caffetteria.

Una cosa simile sarebbe già stata fatta dalla rivale Feltrinelli, che nel 2014 ha aperto la sede davanti ai binari della Stazione Santa Maria Novella, comprendendo una zona bar mista ai circa 30mila titoli offerti.

Per quanto riguarda la Effe rossa, non c’è stata una collaborazione con una precisa catena di ristorazione ma la Giunti sembra voler puntare proprio su questo.

Non ci sono state ancora comunicazioni ufficiali da parte di Starbucks, forse perché, sempre secondo Masi “Non ci piacciono gli annunci e inoltre dobbiamo capire la risposta del mercato”.

Proprio quest’ultimo sembra un punto dolente per la sirenetta americana, che sembra suscitare non poche polemiche al suo arrivo in Italia.

Già le sedi di Milano, nonostante i tentativi di “italianizzarsi” sono state criticate dai nostri connazionali per quanto riguarda la qualità dei prodotti, gli store e più in generale l’idea della globalizzazione del mercato che sta dietro al loro arrivo.

A Firenze sembra che si sia ripetuta la stessa cosa per ogni occasione in cui si tornava a parlare della costruzione di una sede in città e, se non fosse per le continue bufale, se ne parlerebbe molto di più dopo le notizie degli ultimi giorni.

Molti si sono anche lamentati dell’effettiva autenticità dell’esperienza, dato che le caffetterie Starbucks italiane si affiderebbero alla Siren Coffee e non sarebbero quindi gestite direttamente dalla multinazionale americana appartenente al gruppo fondato da Howard Schultz nel 1983.

In attesa di scoprire la fondatezza delle ultime notizie, Firenze può continuare a chiedersi se davvero l’introduzione di una catena di caffè americana vada a intaccare l’italianità dei nostri rituali mattutini
a tal punto da considerarsi quasi un’offesa, come molti hanno scritto in rete.

Quel che è certo è che mai come adesso l’Italia è stata soggetta a cambiamenti così radicali nella propria cultura, ma per lo stesso motivo sarebbe meglio concentrarsi sui valori reali invece che sulle dispute inutili alimentate a caffeina e post inferociti.

Piuttosto, fatevi una camomilla.

Fonti:


http://www.firenzetoday.it/cronaca/capitol-firenze-giunti-starbucks-firenze.htmh

https://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2018-11-19/-starbucks-poker-milano-e–15-aperture-2019–221012.shtml?uuid=AEx5jQjG