Riceviamo, e con molto piacere pubblichiamo, un articolo del prof. Imbimbo, docente del nostro liceo.

Da qualche anno a questa parte, i marciapiedi delle nostre città, dei nostri paesi, delle nostre frazioni, sono invasi da un numero esorbitante di individui apparentemente simili a noi ma contraddistinti da una nociva caratteristica: deambulano recando in una mano un telefono cellulare, sul quale il loro sguardo è concentrato. Nulla può distoglierli dalla sacra osservazione. Le foto, i messaggi, o qualsiasi altro contenuto, sono così decisivi per il proseguimento della loro esistenza su questa terra da rendere del tutto trascurabile ciò che accade intorno a loro. “ Il mondo non si è fermato mai un momento…” così cantava negli anni ‘60 Jimmy Fontana ma tale informazione non sembra essere pervenuta ai rappresentanti di questa nuova genia umana, i quali avanzano imperterriti nella giungla d’asfalto convinti d’essere soli, o almeno così pare. Chi non fa parte di tale tribù telefonica si trova a vivere una condizione sempre più difficile, talora pericolosa. Supponete di girare ad un angolo e di trovarvi di fronte un membro della tribù di cui sopra intento al diuturno esame del sacro oggetto. La collisione è assicurata, a meno che non abbiate dei riflessi eccellenti, perché soltanto su di voi ricade l’onere di evitare la suddetta collisione. Loro, i peripatetici, le peripatetiche, hanno altro da pensare, pardon, da guardare…Anche in assenza di svolte pericolose, noialtri, che non apparteniamo alla tribù, non possiamo distrarci, pensare ai casi nostri, osservare furtivamente qualcosa, qualcuno. Dobbiamo essere estremamente concentrati, allo scopo di evitare la collisione in campo aperto. Nessuno può disturbare gli adoratori dei social, i devoti dell’ultima foto postata, i consultatori infaticabili delle mail. Essi sono in questo mondo ma non sono di questo mondo ! Ci perdonino i cristiani per questa blasfema citazione ma non ne abbiamo trovate altre più calzanti. L’uguaglianza del genere umano, il diritto naturale, i valori più sacri della nostra beneamata cultura occidentale sono messi a repentaglio da questi nuovi esseri, per i quali ciò che vale per loro è interdetto a tutti gli altri , i quali devono occuparsi di scansare i sonnambuli con il cellulare in mano. Nessuno può permettersi di destarli dalla loro ipnotica concentrazione. Come ristabilire il diritto negato, come restaurare l’uguaglianza? Una rivolta, ecco quel che occorre. Bisogna, anzitutto, creare un gruppo di amici sensibile all’argomento, sufficientemente indignato, composto da otto/dieci persone. Tutti gli appartenenti al gruppo compreranno dei caschi integrali da motociclisti, rigorosamente neri, e una confezione di spray urticante, quello usato dalle donne per difendesi dagli stupratori. Poi si passerà all’azione. Verrà diramato l’ordine di recarsi in strada, a gruppi di due, indossando il casco e muniti dello spray. Appena viene avvistato un/una peripatetico/ peripatetica col telefono gli si va incontro e con determinazione, senza pietà, si spruzzano abbondantemente il telefono e le mani di questi nocivi individui, gridando:” Giustizia è fatta !” e si fugge. Si tratta solo di cominciare a creare i primi gruppi, poi la rivolta dilagherà. La misura è colma. C’è un popolo in attesa dell’ora X, l’ora della vendetta. E se non ora quando?

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