Se non avete mai compilato una Bucket List, potrebbe essere un buon momento per farlo.
Con “Bucket List” (in italiano “lista del secchio”), si usa indicare una lista di attività che si
desidera svolgere e portare a termine prima di morire.
L’espressione nasce nel 2007, quando nelle sale cinematografiche esce l’omonimo film diretto dal
regista Rob Reiner, su sceneggiatura originale di Justin Zackham, meglio noto in Italia con il titolo
“Non è mai troppo tardi”. Nel film i due protagonisti, il miliardario Edward e il meccanico Carter
(interpretati da Jack Nicholson e Morgan Freeman), sono due malati terminali di cancro, che
decidono di evadere dall’ospedale ed intraprendere un ultimo memorabile viaggio, vivendo tutte le
esperienze che Carter aveva trascritto su un foglio (bucket list) durante la vita, e che per questioni di
denaro non aveva mai potuto compiere.
L’origine della locuzione “Bucket List” ce la spiegano direttamente i due protagonisti nel film.
Nella lingua inglese esiste l’espressione “kick the bucket”, letteralmente “calciare il secchio”, che
viene utilizzata come eufemismo del più categorico morire; in pratica l’equivalente del nostro “tirare
le cuoia”. Tale espressione pare nasca addirittura in epoca medioevale, quando la pena di morte era
talmente all’ordine del giorno, che si ricorreva ad un rapido calcio al secchio per risolvere la
questione in fretta e furia, con sommarie esecuzioni per impiccagione.
Dopo l’uscita del film, grazie soprattutto al web, il termine si è diffuso ed evoluto rapidamente.
Sono state pubblicate molte “Bucket List” personali nella rete, e il fenomeno è diventato virale.
Così, malgrado la stesura della Bucket List fosse nata come strumento introspettivo, un’idea
ingegnosa per avvicinarsi ai propri obbiettivi personali e non perderli di vista nel corso della vita,
oggigiorno sulla rete circolano Bucket List preconfezionate di tutti i tipi. Sono moltissime e varie:
da liste per rimettersi in forma a liste per diventare uomini/donne d’affari, da liste di 30 cose da fare
prima dei trent’anni, a liste di imprese da compiere durante l’estate, o spiagge da visitare almeno
una volta nella vita, ecc…
Le liste che troviamo oggi nella rete, non hanno quasi più nulla a che vedere con le liste di cose da
fare prima di morire. Alcune sono strutturate per durare qualche mese, un paio di anni o addirittura
qualche settimana. Sono liste che hanno subito un’omologazione diventando standard e impersonali,
l’esatto contrario di ciò che una vera Bucket List dovrebbe essere.
Insomma, quello che prima era una rito formativo intimo, da consumare in solitudine o con la
complicità di pochi amici selezionati, è diventato una moda dilagante a cui si aderisce online e che
occupa tante, e a volte troppe, pagine web.
Ma per chi è nuovo a questo concetto, e volesse cimentarsi nella stesura di una vera Bucket List,
potrebbero essere utili dei suggerimenti su cosa vada messo in lista e cosa no.
Non c’è un modo sbagliato di stendere una lista, bisogna sempre tenere a mente che ciò che viene
scritto deve essere d’aiuto per un proprio personale arricchimento. La vera e propria Bucket List
deve riflettere i propri obbiettivi, e la sua stesura è un momento importante che serve ad analizzare
autonomamente ed individualmente i propri punti di forza e le proprie debolezze, e a cercare un
modo di affrontarle fissando obbiettivi che riguardano la propria mente o le proprie capacità fisiche,
senza affidarsi a ciò di cui altri hanno bisogno e che quindi hanno scritto nelle loro Bucket List.
In un certo senso, si potrebbe dire che si sente la necessità di compilare un programma del genere, per
spingersi oltre i propri limiti e uscire dalla “comfort-zone”, così facendo tentare di raggiungere i
propri sogni, seppur rimanendo realistici su disponibilità economiche e quant’altro.
Una volta iniziata la lista, ricordatevi che la bucket list non è un romanzo, non esiste una stesura
definitiva e anzi vi troverete spesso a rivedere, aggiungere o correggere i vostri obiettivi.
Non è certo un processo facile ma vale la pena cimentarsi, perché, tappa dopo tappa, si intraprende
un percorso di formazione, al termine del quale si “dovrebbe” essere soddisfatti di aver vissuto la
vita al massimo.
Il significato della neo-locuzione inglese non è una novità assoluta, ed è quasi inevitabile
l’associazione con la ben più antica, nota e colta locuzione latina del “Carpe Diem” di Orazio.
La lirica del poeta latino infatti, traducibile in “cogli l’attimo fuggente”, ovvero vivi ogni giorno a pieno
come se fosse l’ultimo della tua vita, era già famosa e nota a tutti i più colti e inclini alla letteratura,
ma fu solo grazie al film Dead Poets Society (l’Attimo fuggente) del 1989, diretto da Peter Weir e
interpretato da Robin Williams, che la poesia acquistò fama mondiale ed entrò a far parte della
cultura popolare delle generazioni più giovani, diventando un motto che oggigiorno si trova più
spesso inciso sulla pelle che scritto su carta.
Chissà se questo sarà anche il destino della Bucket List? Chissà se presto o tardi ci troveremo a
vederle tatuate sulla schiena o sul bicipite del nostro vicino di ombrellone

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