Un impresario di operette, un ufficiale giudiziario, la sua sposa e la migliore amica. Gli ingredienti perfetti per una commedia elegantemente riuscita rappresentata al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino dal 12 al 21 febbraio.

Il sipario si alza, calano le luci e ci si immerge in un’atmosfera un po’ barocca di una stanza da letto con due donne, Suzanne e Rosita. I costumi, di Agnese Rabatti, ricordano un clima mondano, di festa, quasi carnevalesco; grandi parrucche e tanto, pacchiano trucco. L’entrata in scena del personaggio su cui è incentrata tutta l’operetta si ha dal camino della camera. Je suis Florestan Ducroquet, in fuga da un ufficiale giudiziario, che si scoprirà, solamente dopo, essere il marito di Suzanne. Una commedia ricca di equivoci che fanno da pentagramma per le note dell’intera storia.

Il momento migliore? L’arrivo di Henri Martel, marito di Suzanne. Personaggio che si ritrova a interpretare il suo ruolo di Un mari à la porte solo, proprio dietro la porta della camera delle due donne. Chiavi che cadono dalla finestra, tentativi di buttarsi in cortile per riprenderle: tutto è incentrato sullo scherzo, sull’ironia e sul piano di Suzanne di lasciare il marito fuori della porta per non fare scoprire il povero Florestan. Ma, come avrà capito il pubblico, non è solo questo il motivo dell’apparente disinteresse per la presenza di Henri. La donna, in questo caso figura quanto mai stereotipata, vuole provocare in lui un senso di gelosia, per la presenza di un altro uomo nella stanza.

La fine è inaspettata, rocambolesca; Rosita, che ha avuto quasi sempre un ruolo un po’ nascosto o comunque coperto dall’importanza di Suzanne e Florestan, finisce per sposarsi con quest’ultimo.

Le due coppie, che formano un armonico quartetto, concludono ricevendo un grande applauso dall’intero e folto pubblico soddisfatto dell’esecuzione rapida e divertente.

Le interpretazioni, azzeccate. Marina Ogii, nei panni di una viziatissima Suzanne, riesce a rendere perfettamente l’anima e la leggerezza del personaggio, accompagnata da uno squillante timbro di voce da mezzosoprano.

Francesca Benitez, Rosita, riesce ad uscire facilmente dal cono d’ombra del personaggio non proprio centrale, interloquendo con la protagonista con una vivace voce da soprano. Matteo Mezzaro e Patrizio La Placa (Florestan e Henri) danno prova di ottime capacità da tenore e da baritono. Il marito alla porta, anche avendo un ruolo non proprio interno alla scena, diventa spesso centrale grazie alla padronanza del personaggio.

La musica di Offenbach, perfettamente eseguita dall’orchestra capitanata dal maestro Valerio Galli, con il suo taglio delicatamente viennese voluto dalla strumentazione di Luca Logi fa da corona all’intera opera; punta di diamante il pezzo da solista di Rosita, il Valse Tyrolienne.

Si può dire che in questo valzer di equivoci, i due registi, Luigi di Gangi e Ugo Giacomazzi non ne hanno sbagliata una.

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