Tutti lo conoscono, anche chi non ha mai ascoltato una sua canzone sa il suo nome: David Bowie è il protagonista di una mostra fotografica a palazzo Medici Riccardi fino al 29 giugno 2019 curata e realizzata dall’associazione ONO Arte Contemporanea e presentata da OEO Firenze.

In tutto sessanta foto, di cui alcune mai viste prima (in anteprima nazionale), scattate dall’amico del cantante, Masayoshi Sukita . Questa mostra rappresenta una celebrazione del musicista conosciuto anche come il Duca Bianco, morto il 10 gennaio del 2016 lasciando un grande vuoto nella storia della musica rock. Nelle foto si ripercorre l’amicizia tra i due artisti che durerà per ben oltre quarant’anni.

Sukita e Bowie si sono incontrati per la prima volta nel 1972, quando il fotografo era andato in inghilterra per ritrarre Marc Bolan. Sukita rimase colpito dall’immagine promozionale di “The man who sold the world“, l’album dell’artista uscito nell’anno precedente. Masayoshi, quindi, andò a vedere un suo concerto e rimase estasiato dalla forza e il carattere che David sprigionava dal palcoscenico. Grazie a dei contatti riuscì ad organizzare uno shooting con il musicista durante il periodo “Ziggy stardust” nel quale aveva la sua iconica capigliatura e le labbra di color rosso fuoco e indossava abiti eccentrici che risaltavano la sua personalità artistica.

Sukita e David rimasero in contatto e si rincontrarono nel 1977 per un’altra sessione fotografica nella quale venne scattata l’immagine di copertina del famosissimo album del cantante “Heroes“.

Sono state presentate delle foto riprese dalle raccolte di Sukita nelle quali si possono vedere le varie “fasi dell’artista”: quando era all’apice del successo, nei periodi di relax quando era in vacanza e anche foto personali dei due grandi amici.

Sukita è riuscito a catturare in dei semplici scatti la vera natura di David Bowie regalandoci un fantastico tuffo nel passato del rock e della vita della grandissima star inglese.

“It was 1972 that I started it. And I’m still looking for David Bowie even now” – Masayoshi Sukita

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