Tra le dolorose ferite inferte dalla pandemia c’è sicuramente anche il vulnus inferto alla cultura e ai suoi operatori, per i quali non sembra purtroppo esserci molta sensibilità. Il LM è vicino ai teatri e a chi ci lavora a qualsiasi titolo, ed in particolare ai teatri fiorentini, a partire dal Maggio Musicale “onore e vanto” artistico della nostra città, a cui siamo legati da un vincolo di amicizia e di vicinanza e che ha dato tantissimo anche alla nostra scuola, al nostro giornale, alla formazione dei nostri ragazzi. Al sovrintendente Alexander Pereira, al coordinatore artistico Pierangelo Conte, al responsabile della comunicazione Antonio Klun e a tutti gli artisti e lavoratori del Maggio il nostro affettuoso e solidale saluto: vi aspettiamo e ci mancate, Firenze non è la stessa senza di voi. DDN

Dati e fatti ormai suggeriscono che la fase critica della pandemia stia ormai passando e sempre più concretamente su tutti i fronti ci stiamo avvicinando a quella che è la “fase 2”. Ciò nonostante gli interrogativi sono ancora molti e come questa ripresa del paese dovrà avvenire è tutt’altro che chiaro. Di una cosa però si è sicuri, se vogliamo mettere il punto alla fine di questo capitolo, saremo costretti a cambiare e stravolgere le nostre le abitudini, non potendo più fare, almeno per un certo periodo, determinate attività considerate a rischio. Ecco quindi che luoghi come cinema o teatri hanno davanti un futuro incerto sia per le loro attività sia per i loro dipendenti, un futuro senza risposte.

Se tanto si è parlato di chiusura di scuole, palestre e ristoranti, non si può certo dire lo stesso per le attività culturali. La chiusura dei teatri in questo momento è per molti sinonimo di sconfitta, è la caduta di punti di riferimento abituali e la perdita di una evsione per poter uscire dalla realtà. Una condizione oggi più che mai necessaria per cercare, anche solo per pochi attimi, di dimenticarsi della situazione che ci circonda. Il sipario chiuso è sia un problema per che ci lavora sia per chi lo frequenta, perché andare a teatro non è solo sedersi e guardare lo spettacolo, ma è emozione e passione. Il virus oltre ad aver seminato morte ci sta privando di quelle sensazioni che la cultura e il teatro in primis ci sapevano regalare.

E sulla situazione attuale in cui il mondo del teatro si trova ci ha parlato, con le sue consuete squisita disponibilità e competenza il capo ufficio stampa del Maggio Musicale Fiorentino Paolo Antonio Klun, responsabile della comunicazione.

Dottor Klun, il Maggio, e più in generale tutto il mondo del teatro, come sta vivendo questa situazione?

Tutto il mondo della cultura è attonito e sgomento, il mondo del teatro, del teatro lirico e sinfonico, le associazioni concertistiche, e con le istituzioni tutti coloro che nel teatro e col teatro vivono e cioè gli artisti ad esempio, lo è, lo sono altrettanto. Abbiamo i teatri chiusi e silenziosi. Le sale sono vuote, i palcoscenici sono stati lasciati con le scene delle ultime rappresentazioni. Quella che è anche la magia di un teatro vuoto ora suona assurda. C’è una ovvia preoccupazione da parte di tutti. Non sappiamo quando riapriremo e come riapriremo.

State riuscendo attraverso qualche iniziativa a mantenere i contatti con il pubblico? Si sono verificate attestazioni di vicinanza e/o solidarietà?

I contatti con il nostro pubblico non sono mai venuti meno. Abbiamo intensificato la nostra presenza social e abbiamo cercato di dare le notizie non appena le avevamo e potevamo quindi diramarle. Abbiamo iniziato delle trasmissioni on line sin dal 13 marzo mandando in rete con un calendario ben preciso ( siamo oramai al sesto palinsesto settimanale ) opere e concerti del nostri archivi che il nostro pubblico ( ma non solo) ha molto gradito, superando abbondantemente il mezzo milione di contatti e visualizzazioni. Recentemente chiediamo proprio al pubblico di scegliere i titoli di loro preferenza per riproporli con le “novità” storiche dell’archivio del Maggio. Inoltre spontaneamente i nostri colleghi dell’orchestra e coro hanno iniziato a mandarci delle loro esecuzioni che noi poi abbiamo trasmesso sui nostri canali e abbiamo lanciato – con l’egida del Comune di Firenze e il supporto della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze – assieme al Conservatorio Cherubini, alla Scuola di Musica di Fiesole (alle quali si è unita l’Orchestra da Camera Fiorentina) il progetto La città incantata (#lacittaincantata). Due volte alla settimana , il giovedì e la domenica alle 18, i professori e gli artisti del coro delle nostre istituzioni dai balconi e dalle finestre delle loro abitazioni hanno sempre suonato proponendo tutti lo stesso brano scelto di volta in volta, cercando di unire la città in un abbraccio musicale.

Cosa accadrà alla stagione di quest’anno e agli spettacoli “saltati”? Saranno quest’ultimi recuperati in qualche modo?

Abbiamo appena e con dolore dovuto comunicare gli spettacoli dei primi due mesi del Festival (quest’anno si sarebbe inaugurata l’83esima edizione) purtroppo non andranno in scena e temiamo moltissimo anche per le rappresentazioni successive.

Per quanto riguarda quindi la programmazione lirica, tutte le recite di ”Lo sposo di tre e marito di nessuna” – il titolo inaugurale dell’edizione 2020 del Festival che avevamo scelto per eseguire un’opera rara di Luigi Cherubini come omaggio a lui e alla città di Firenze– diretta da Diego Fasolis e con la regia di Cesare Lievi; tutte le recite di ”Otello”, di Giuseppe Verdi, dirette da Zubin Mehta con la regia di Valerio Binasco, tutte le recite di ”Jeanne Dark” l’opera contemporanea in prima mondiale di Fabio Vacchi – regia di Valentino Villa e direzione di Alessandro Cadario – prevista in cartellone al teatro Goldoni e che era una nostra commissione, non andranno purtroppo in scena ma saranno recuperate nel prossimo futuro. Anzi il sovrintendente Pereira ha già annunciato che “Otello” grazie alla disponibilità del maestro Mehta il quale resta vicinissimo al Maggio, andrà in scena per la fine del 2020. Purtroppo le due recite del ”Fidelio” in di Ludwig van Beethoven in forma di concerto dirette da Zubin Mehta sono state annullate e la stessa sorte è toccata anche a tutto il ciclo in cinque concerti delle nove sinfonie di Beethoven, tutte dirette dal maestro e dedicate al compositore tedesco nel 250° anniversario della sua nascita: non verranno recuperate.

Quali sono le prospettive per una riapertura dei teatri? Quando e in quali modalità (per le norme di sicurezza) si potrà rialzare il sipario?

Questo è il dubbio che ognuno di noi ha. Assistiamo al rincorrersi delle notizie, delle informazioni e delle supposizioni. Non sappiamo quando saremo autorizzati a riaprire e con quali modalità. Il distanziamento del pubblico porterà a delle drastiche riduzioni delle capienze dei teatri ma ancora non sappiamo quantificare l’entità delle limitazioni. Ci dovranno essere anche delle indicazioni precise su come poter andare in scena con il coro e con l’orchestra per esempio; come ha assicurato il pubblicamente il sovrintendente Pereira, stiamo lavorando per valutare e proporre ogni cosa possibile per garantire una ripresa delle attività, nella massima e più che doverosa sicurezza del pubblico, dei lavoratori, degli artisti e di tutte le persone coinvolte nel nostro teatro ( e come noi stanno facendo tutti) e per definire la nuova programmazione degli spettacoli, dei titoli nuovi e delle riprese di quelli cancellati.

Come sta vivendo invece la situazione il personale del teatro?

Tutti e come tutti non vediamo l’ora di poter tornare ai nostri posti, di riprendere la nostra quotidianità professionale. Il nostro lavoro per noi è una passione e alimentare le passioni del pubblico è (anche) il nostro lavoro.

Il dott. Paolo Antonio Klun
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