Firenze rende omaggio a Giuseppe Zagarrio, poeta, scrittore, saggista e critico letterario siciliano. Arrivato a Firenze nel 1949 per insegnare lettere nei licei, qui aveva portato avanti la sua grande passione per la poesia, accompagnata dall’impegno civile.

Nel centenario dalla nascita è stato organizzato un incontro pubblico, svoltosi il 27 maggio scorso, a Palazzo Strozzi Sacrati, sede della Giunta regionale (piazza Duomo 10).

L’incontro è avvenuto nella Sala Pegaso ed è stato ricco di interventi, tra i tanti quelli di Vito Zagarrio, figlio di Giuseppe e docente universitario, Valdo Spini, già deputato e presidente della Fondazione Circolo Rosselli, Luca Bellingeri, direttore della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Franco Manescalchi, saggista e poeta e Marco Marchi, docente universitario e critico.

Giuseppe Zagarrio nacque nel 1921 a Ravanusa nell’entroterra agrigentino. Fu da subito attratto dalla letteratura e dalla poesia grazie alla scuola dello zio poeta Biagio Zagarrio. Nel 1948 pubblicò il suo primo volumetto di liriche giovanili, Il mito del pianto. Dopo essersi laureato in lettere a Palermo ritorna a Ravanusa per insegnare nel locale ginnasio “Verga”.

Zagarrio era un uomo impegnato politicamente, per lui tutto era politica, anche insegnare nelle scuole. Dopo la sconfitta del fronte democratico popolare lascia la Sicilia e si trasferisce a Firenze, città del circolo Vieusseux, di Montale, di Gadda, di Vittorini e molti altri, per insegnare lettere italiane e latine nei licei. Nella città toscana Zagarrio trova un’atmosfera che lo stimola sia politicamente sia per quanto riguarda la letteratura; del resto Firenze, sia prima che dopo la guerra, era la città più importante per le riviste letterarie e poetiche. Tra queste vi era “Il Ponte”, rivista di poesia e letteratura fondata nel 1945 da Calamandrei.

Zagarrio frequenta l’ambiente della prima generazione ermetica, partecipando a mostre d’arte in veste di critico, organizzando riunioni e simposi nella sua casa a Scarperia, collaborando con molte case editrici; gode dell’amicizia e della stima di letterati toscani come Mario Luzi, Alfonso Gatto, Oreste Macri e Romano Bilenchi. Nel 1958, in un clima di fervore poetico, fonda la rivista “Quartiere”, quaderno trimestrale di poesia, luogo di incontri e confronti, di fermento linguistico-ideologico, politico e culturale

Nel 1961, a Firenze, ai socialisti erano stari assegnati il vicesindaco e tre assessori, tutti avevano fatto parte del partito d’azione, partito del quale faceva parte anche Zagarrio.

Nel 1965 diventa responsabile della rubrica poetica de “Il Ponte”, allora diretto da Enzo Enriques Agnoletti. Tra gli autori che Zagarrio recensì molti erano siciliani, in quegli anni il suo lavoro fu utile per far arrivare alle persone maggiori informazioni sulla Sicilia. Zagarrio e i suoi colleghi si batterono per evitare la chiusura della rivista, si trattava di un tentativo di mantenere in piedi una componente fondamentale che aveva innalzato di nuovo Firenze a “capitale” delle riviste italiane.

Cessate le pubblicazioni di “Quartiere”, fonda, insieme a Giuseppe Favati la rivista “Quasi” (1968-1971), pubblicando attente analisi sugli sviluppi della poesia contemporanea e sull’evoluzione del linguaggio. Dal 1972 al 1974 è titolare di una rubrica sulla rivista filosofia e cultura “Aut”.

Giuseppe Zagarrio rappresentava l’anello di congiunzione tra la cultura accademica e quella universitaria, era un professore di liceo di livello universitario. Di quelli che ti indicano una via, che ti fanno scoprire nuovi mondi e che ti forniscono gli strumenti necessari per cavartela da solo. Durante l’incontro sono intervenuti ex studenti di Zagarrio del liceo Galileo e hanno contribuito a rievocare il ricordo del professore. Zagarrio, soprannominato “lo Zaga” dai suoi alunni, era un vero maestro, di quelli che insegnano anche nei momenti di silenzio. Aveva la capacità di far vivere ai suoi studenti la letteratura come fenomeno senza limiti di spazio e tempo. Nelle sue classi c’erano diverse opportunità di dibattito, di confronto, di discussione, affrontando sia argomenti scolastici che temi di attualità. Ironico e autoironico, la sua grande autorevolezza, senza bisogno di impostazione, non era autoassicurata dal ruolo che teneva.

Ma Zagarrio non era solo questo. Oltre che professore, critico, studioso e intellettuale aperto alle tematiche del sociale, è stato anche poeta. Le sue poesie raccontano l’amore, l’amicizia, la famiglia, il paesaggio, con una grande attenzione ai problemi dell’uomo. Una poesia riconoscibile in una realtà storica. Aveva la convinzione che il testo poetico non fosse frutto dell’imprevisto ma di una profonda interazione con l’ambiente in cui si vive.

Il Fondo Zagarrio

Le vicende del Fondo Zagarrio sono utili per cogliere ancora meglio una parte della personalità del letterato. Donato dalla famiglia del poeta alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, nasce con una finalità strettamente culturale, a differenza di altri fondi che mirano solo a esaltare il nome della biblioteca. Il Fondo Zagarrio comprende una vasta selezione di testi poetici, con molti volumi dedicati alla poesia contemporanea, specie quella minore. L’intento era dunque quello di far conoscere al grande pubblico poeti che non avevano accesso ai canali commerciali. Solitamente, quando avviene la donazione di un fondo, vengono stabilite delle clausole standard tra i donatori e la biblioteca, come ad esempio il divieto di dare volumi in prestito. La donazione del Fondo Zagarrio ha una clausola in più, ovvero l’impegno da parte della biblioteca a proseguire la raccolta integrandola con ulteriori pezzi di poesia contemporanea. La biblioteca realizza quanto richiesto dal donatore e grazie a questo il fondo, che originariamente era composto da circa 5000 pezzi, oggi conta 8500 volumi.

Più di un anno fa il nome di Giuseppe Zagarrio era tornato in voga grazie al ritrovamento, in un cassonetto giallo della carta, della prima edizione de “Il giorno della civetta” di Leonardo Sciascia dedicato proprio a Zagarrio. “A Peppino affettuosamente”, le parole scritte da Sciascia nelle prime pagine del volume. Ad averlo ritrovato è stato Lorenzo Zambini, ex candidato a sindaco di Sesto Fiorentino, il quale si è accorto della dedica diverso tempo dopo il ritrovamento del libro. “È di mio padre quel libro e non so come possa essere finito nei rifiuti” spiega Vito Zagarrio, ancora oggi è un mistero come quel libro sia finito in un cassonetto. Durante l’incontro dello scorso 27 maggio, Vito Zagarrio ha donato il libro ritrovato a Lorenzo Zambini in segno di riconoscenza.

5 4 votes
Article Rating