Simona Vanzi, giovane poetessa del Valdarno, ha da poco pubblicato una nuova silloge di poesie, Riflessi di luna, da noi recentemente recensita (https://www.leomagazineofficial.it/2025/05/11/la-poesia-non-e-morta-ce-lo-ricorda-simona-vanzi-con-riflessi-di-luna/). La seconda raccolta di Simona, Impronte sulla sabbia, (2020) ha avuto l’onore della prefazione di Alessandro Quasimodo, da poco scomparso.
Le parole hanno sempre avvolto i miei sentimenti. Difficile immaginare un mondo in cui il verbo non sia presente, e altrettanto opaco sarebbe vivere una vita senza considerare alcuna emozione, propria o altrui. Su questo si basano le mie poesie e spero sempre che in un modo o nell’altro trovino la strada per arrivare al cuore del lettore. Così scrive la giovane poetessa presentando la sua ultima raccolta; ma si approfondisca il discorso dandole direttamente la parola.
Ha parlato in un’altra intervista di aver iniziato la sua carriera dopo aver vinto un concorso di poesia, ma quando, effettivamente, si è accorta di essere appassionata della materia, e cosa la spinge tutt’oggi a continuare?
La scrittura ha saputo conquistarmi fin dal liceo, non ho mai smesso di portare con me penna e taccuino
perché, ovunque io sia, può nascere l’ispirazione. Scoprire il significato delle parole e poterle usare per
arrivare al cuore del lettore è qualcosa di unico, magico. Ho anche altri interessi, come la fotografia, infatti
la copertina delle mie prime raccolte poetiche, “Emozioni Silenziose” e “Impronte sulla sabbia” sono
foto scattate da me; amo anche disegnare e dipingere, da qui, il dipinto della copertina di “Riflessi di
luna”, ma è la poesia ciò che più mi rappresenta. Ho iniziato a partecipare ai concorsi solo per gioco, per
curiosità, se anche le mie parole non fossero state pubblicate, per quanto fossero significative per me,
questa passione non sarebbe scomparsa, avrei continuato a coltivarla. L’aver ricevuto riscontri positivi
mi ha sorpreso ma anche scaldato il cuore, e l’aver avuto la possibilità di collaborare con persone quali il
maestro Alessandro Quasimodo, recentemente scomparso, Francesco Gazzè, che ha curato la prefazione
di “Riflessi di luna” e il maestro Hafez Haidar, che ha moderato l’intervista di cui ha parlato, non è stato
solo un grandissimo onore e una crescita personale, ha reso tutto reale. Poter continuare questo mio
percorso dimostra semplicemente che tutti abbiamo sempre qualcosa da imparare nella vita di tutti i
giorni e tutti, nel nostro piccolo, possiamo condividere qualcosa con gli altri.
Lei vede la poesia come una “fuga” dalla realtà, o come momento dove affrontare faccia a faccia ciò che la turba?
“Le parole hanno sempre avvolto i miei sentimenti. Difficile immaginare un mondo in cui il verbo non
sia presente, e altrettanto opaco sarebbe vivere una vita senza considerare alcuna emozione, propria o
altrui…”, come scrivo nella raccolta; la poesia è solo un altro modo per raccontare la realtà: se possibile
cerca di alleggerirla facendo sognare il lettore, altrimenti può sempre donare un po’ di conforto. Ho
fiducia nel fatto che “Riflessi di luna” riuscirà a rendere avventuroso questo viaggio e a diventare, al
tempo stesso, un riparo agevole, libero in cui gli appassionati di poesia possano sostare senza remore e
per tutti coloro che invece non si sono mai trovati su quella stessa strada, che sia un piccolo punto di
partenza, in cui possano divertirsi imparando anche a conoscerla.
C’è un momento in particolare che ha ispirato la stesura di “Riflessi di luna”?
La mia vera fonte di ispirazione sono le emozioni, tutti quei momenti di vita quotidiana che fanno parte
e arricchiscono la vita stessa. Credo che ogni scrittore abbia fiducia nel proprio cuore, a prescindere da
ciò che viene trascritto e quali siano le nostre ispirazioni o le nostre motivazioni, per questo ho la
convinzione che, così come la poesia non avrai mai una vera e propria fine, non sia corretto determinare
un unico punto di inizio. La poesia ha invaso i nostri occhi, rendendoli capaci di amare. La poesia si è
adagiata sulle nostre labbra per donarci speranza. La poesia ha aiutato le nostre mani a fare amicizia. La
poesia esiste.
Quando esprime le sue emozioni, che sono la base della sua poesia, lo fa perché sta cercando un riscontro, o perché spera di aiutare qualcuno a capire cosa sta provando?
Desidero che tutti i lettori possano serenamente scoprire e comprendere sé stessi e/o gli altri, non
dimenticando mai di ascoltare e rispettare.
Foto di Viktoriya Yu da Pixabay (free download). Si ringrazia toryyu86