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LE INTERVISTE DEL LEO 15: Gabriele Toccafondi e Eugenio Giani. In occasione della presentazione degli Amici del liceo Leonardo da Vinci, un importante colloquio con due esponenti delle istituzioni.

La redazione del LM con il Presidente Giani.

In occasione della presentazione degli amici del Liceo scientifico Leonardo da Vinci  il Leomagazine ha avuto il piacere e l’onore di intervistare due personalità istituzionali: l’onorevole Gabriele Toccafondi, ex Sottosegretario di Stato del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ora deputato membro della commissione cultura, scienza e istruzione e il presidente del Consiglio Regionale della Toscana Eugenio Giani.

Onorevole Toccafondi, qual è il suo rapporto col mondo della scuola?

Come si può vedere io la scuola la ho finita qualche anno fa, vi ho poi avuto a che fare negli ultimi cinque anni come sottosegretario all’istruzione ed ora come deputato membro della commissione cultura e istruzione. Il rapporto che ho avuto in questi anni con la scuola, avendo visitato tante realtà scolastiche in tutte le regioni del paese, è che questa ha bisogno: di attenzioni, di risorse di novità e di nuove norme, ma che deve avere chiaro e netto che la scuola è fatta per i ragazzi e che quindi deve aprirsi sempre di più, facendo fare ai ragazzi delle esperienze, oggi ne abbiamo avuto un chiaro esempio fra chi fa teatro, chi suona, voi della redazione, chi presenta, ed è chiaro quindi che la scuola non deve essere solo un insieme di nozioni. Non può essere questo il resoconto di cinque anni e di circa cinquemila ore di lezione, la scuola è molto di più, essa deve essere un mix fra conoscenze e competenze, implementando sì tutte le caratteristiche classiche quali lezioni interrogazioni ecc, ma deve anche avere forme di conoscenza fuori dalla scuola classica stessa che permettano ai ragazzi di esprimersi anche in ambiti artistici come abbiamo visto oggi. Oggi dal mio punto di vista è stata fatta scuola a tutti gli effetti, poiché è stato fatto un percorso dai ragazzi per poter salire su un palco e: presentare, recitare, cantare ed anche per poter scrivere un articolo; ciò che viene prima è a tutti gli effetti “fare scuola”, poiché mettete in pratica tutta quella padronanza linguistica e quel senso critico che l’attività scolastica ha permesso di formare. La scuola sta cambiando così come il mondo, ma essa dovrà sempre tenere presente che i ragazzi sono quello per cui essa esiste, io difendo la scuola della grammatica, del congiuntivo della matematica ecc., ma sono convinto che non possa limitarsi a essere un insieme di regole.

La scuola rappresenta la parte più importante per la vita delle persone specialmente gli anni delle superiori, Qual è stata la sua esperienza a riguardo?

A proposito di questo, la cosa mi colpisce molto in quanto parlando della mia scuola io, ne ho sempre un ricordo bellissimo. Quando si affronta il percorso scolastico, si ha l’impressione che sia una montagna enorme da scalare, che sia tutto estremamente difficile, quando si va però a ripensarci anni dopo ci si compiace del bel percorso fatto e soprattutto dei professori non banali, quelli che ti hanno lasciato qualcosa in più. Il bello della scuola è che essa è il mezzo attraverso il quale si diventa maturi, adulti ci si forma la coscienza critica e di conseguenza appare ancor più evidente come questa non possa essere considerata come delle semplici “ore di lezione”.

Riprendendo il discorso dei professori cosa ne pensa del rapporto studente/docente? Molte volte capita di vedere come una distanza fra il professore e l’alunno.

Di sicuro i ragazzi ed anche i bambini al giorno d’oggi sono bombardati da una moltitudine di stimolazioni su tutti i temi ed hanno più che mai bisogno degli adulti che possano accompagnarli in questa loro crescita, cosa che non accadeva anni fa quando ero ragazzo io, mentre adesso vedo in prima persona attraverso i miei figli come questa necessità sia diventata più che mai reale. L’insegnamento sta diventando un tema difficile in alcuni casi, fra genitori in alcuni momenti aggressivi che può capitare di incontrare (come si vede dalle cronache), e rapporti non sempre positivi fra docenti. Quindi se una formazione aggiornata anche attraverso la psicologia può aiutare ben venga, ma il punto principale secondo me è che si comprenda il bisogno che i ragazzi hanno degli adulti. Nonostante possano sembrare già maturi non bisogna mai lasciare i ragazzi a se stessi nella loro crescita, il tempo non deve essere visto come un ostacolo, spesso un tredicenne vorrebbe già averne venti di anni (che poi una volta arrivati a venti si rimpiange di non essersi goduti a fondo quella condizione di tredicenne che tanto detestavamo). La crescita deve quindi avvenire a gradini e se è necessario proporre e difendere un aggiornamento della formazione degli insegnanti, anche dal punto di vista delle conoscenze psicologiche, è giusto farlo.

Eugenio Giani, presidente del Consiglio Regionale della Toscana. Qual è il rapporto della regione con la nostra scuola in generale ?

Il Leonardo Da Vinci costituisce sicuramente una delle punte di eccellenza qui a Firenze, è un liceo scientifico che ha sempre esercitato dal punto di vista della regione un ruolo di punto di riferimento, sia per il corpo docente sia per la volontà degli studenti che sono iscritti a una scuola così prestigiosa; da un punto di vista didattico, ma anche per le attività extrascolastiche esso è quindi sempre stato visto come un riferimento che gli amministratori della regione Toscana hanno sempre guardato sin dalla costituzione della regione nel 1970. Io poi sono Presidente del Consiglio Regionale, ma sono cresciuto a Firenze da un punto di vista sia personale che politico ed ho sempre guardato al Leonardo Da Vinci come uno degli esempi di quello che la scuola può dare, ma anche per le attività che poi vengono svolte di riferimento alla città. 

Cosa ne pensa  riguardo all’evento di stasera e riguardo quindi alla nascita dell’associazione amici del Liceo Scientifico Leonardo Da Vinci di Firenze?

Penso che sia un’iniziativa giustissima, la condivido e proprio per questo quando me n’è stato parlato dal presidente e dalla preside la ho vista molto bene e ho voluto parteciparvi. La vedo bene perché ritengo che nella società di oggi, che sembra talvolta smarrire i valori, vi è un aspetto che è fondamentale per ogni persona: quello dell’identità: questa si rapporta al proprio luogo di nascita, di residenza e di vita, che sia il piccolo paesino di campagna fino alla grande città. L’amore per il luogo di vita è importantissimo, ma all’interno del senso di comunità, che puoi trovare in ugual misura sia a Firenze che, per esempio a Capraia, è importantissima la fidelizzazione e l’attaccamento al luogo che ti dà quella formazione che poi ti trovi per tutta la vita. Questo aiuta sia chi ha studiato all’interno di un determinato istituto, sia coloro che lo frequentano e sentono che aldilà della funzione strettamente didattica vi è un amore per quel luogo, per dargli prospettiva e per crearvi intorno un alone di consenso e di iniziative anche extrascolastiche. Insomma dove siamo stati al liceo, ovvero la fase scolastica che coincide con l’adolescenza, che è il momento culmine della prima fase di apprendimento che la vita ti offre, è un qualcosa che rimane dentro per tutta la vita. Assecondare tutto questo potendo incontrare anni dopo delle persone che hanno frequentato lo stesso istituto e vivere con loro la possibilità di sviluppare delle iniziative è dunque un qualcosa di molto bello e molto importante.

 

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