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Le giornate del centenario 4: Gli interventi degli ex presidi e alunni del nostro liceo per i festeggiamenti dei suoi 100 anni

Lo scorso venerdì (15/12/2023) si è tenuta l’ultima giornata della settimana del centenario del Liceo Scientifico Leonardo da Vinci (LSDV), l’ingresso è stato allestito per accogliere gli invitati, tra cui erano presenti ex-presidi della scuola ed ex-alunni. Il primo ospite chiamato a partecipare all’evento è stato il celebre fotografo Massimo Sestini, le cui foto sono permanentemente esposte al Mandela Forum, che ha mostrato ai presenti il suo metodo di lavoro e alcune delle sue numerose riprese fotografiche. In seguito al suo intervento abbiamo avuto il piacere di ascoltare le testimonianze dei presidi precedenti alla D.S. Annalisa Savino, introdotti dal nostro Caporedattore Elena Faggioli; tra di loro c’erano anche alcuni ex-studenti che hanno raccontato le loro esperienze, studentesche e lavorative.

Uno dei primi interventi è del Colonnello Antonio Medica, autore di alcuni libri, direttore dal 2015 fino allo scorso anno dello Stabilimento chimico-farmaceutico-militare di Firenze e ora guida il progetto pilota della produzione di cannabis come medicinale. Si iscrive al liceo nel 1978, ma già dai primi anni delle medie prova un grande interesse per la chimica, viene quindi a sapere che nel liceo di quegli anni c’erano dei corsi che permettevano di proiettarsi verso un indirizzo specifico, tra cui c’era appunto quello di chimica che si trovava nella sezione H. Il colonnello dice inoltre che la scuola gli ha fornito una buonissima educazione, che lo ha portato poi a laurearsi con il massimo dei voti al CTF (Chimica e Tecnologie Farmaceutiche) di Firenze; ha fatto poi il militare e ha provato un interesse spontaneo per lo Stabilimento chimico-farmaceutico-militare di Firenze, facendo così il concorso e diventando Tenente e in quello stabilimento ha passato gran parte della sua vita per poi diventare nel 2014 Colonnello.

Segue poi il professore Alberto Chiarugi, oggi ordinario di farmacologia del dipartimento di scienze dell’Università di Firenze. Scherzosamente, il professore dice, rispondendo al precedente intervento dell’ ex-preside Capecchi, che quando lui era studente la scuola era stata occupata ben due volte; vuole però raccontare di un suo docente: il professore di storia e filosofia Gabriele Boniforti. Il prof. Chiarugi racconta di come quel suo docente di filosofia fosse stato singolare, in quanto le lezioni le inventava in classe, portando con se dei fogli di carta su cui scriveva dei piccolissimi riassunti per avere un punto di riferimento da cui partire; all’inizio di ogni lezione, riferisce Chiarugi, il professore si contorceva, come se per lui fosse difficile esporre a dei ragazzi quei concetti filosofici; poi però cominciava la sua lezione, e proprio da lezioni come queste i suoi studenti capivano quanta passione quella persona mettesse nel suo lavoro. Il prof. Chiarugi espone poi due episodi riguardanti il professore di filosofia accaduti nella sua classe, in cui ci dice che in quei momenti si era realmente rivelato ai suoi studenti. Il primo accadde perché la classe faceva troppa confusione, di conseguenza il professore non riusciva a spiegare la materia, arrabbiato scese quindi dalla cattedra su cui era seduto, e iniziò ad urlare contro gli studenti offese, come ad esempio: “Villani”, “Maledetti” e “Figli di papà”. Il professor Chiarugi ci dice che tutte quelle cose che gli erano state urlate contro erano vere, in quanto non portavano alcun rispetto per quel professore che poi avrebbero ricordato per tutta la vita. Il secondo evento è di una giornata particolare, quando la RAI andò a scuola per intervistare gli studenti; entrato il giornalista nella classe del Chiarugi, racconta il professore, tutti gli alunni rispondevano stupidamente alle domande che venivano poste. All’ora dopo il professor Boniforti, dopo una lezione sull’essere e sul suo significato, mise in un mangianastri una cassetta, ovvero la registrazione delle interviste. Il professore quindi concluse: “Ecco, questo è l’essere”. La classe rimase quindi stupefatta da quell’affermazione, che non era coerente con quello che avevano studiato, ma che chiariva perfettamente quale fosse la sua filosofia.

Dopo l’intervento del professor Chiarugi porta la propria testimonianza la dott.sa Carlotta de Filippo, prima ricercatrice dell’Istituto di Biologia e Biotecnologia Agraria di Pisa della sezione Area Strategica Alimentazione, si occupa dello studio delle comunità microbiche complesse presenti nell’organismo umano e animale. La dott.sa racconta un aneddoto di quando era studentessa; ogni mattina, il preside Capecchi aspettava gli alunni all’ingresso della scuola, con una mano appoggiata al mento in una posizione di benevola vigilanza, riuscendo così a conoscere tutti gli studenti, ad uno ad uno. Ci dice inoltre di come la scuola la abbia fatta appassionare alla chimica, e quindi al suo lavoro; al tempo c’era infatti un professore, il professor Olmi, che portava spesso i suoi studenti in laboratorio, e faceva toccare con mano ciò che significa fare scienza. La dott.sa incita tutti i ragazzi presenti a inseguire i propri sogni nonostante questi possano sembrare irraggiungibili e a fare le cose con passione per arrivare a quello che si desidera ottenere.

Prende la parola Mario Ucci, consigliere dell’Ordine dei Medici di Firenze e presidente della Federazione Regionale e Provinciale. Quando era studente, per accedere all’università, bisognava necessariamente fare il liceo, e a quel tempo gli unici licei esistenti erano i classici e gli scientifici Gli unici licei scientifici in toscana erano il Leonardo da Vinci e il Calasanzio di Empoli. La scuola inizialmente si trovava in Via Masaccio, in un vecchio convento, in seguito gli studenti furono trasferiti nell’attuale edificio. Il liceo era rinomato perché ogni studente aveva un armadietto dove riporre i libri e i propri oggetti, nel sotterraneo c’erano il bar e il teatro. Dopo 60 anni dalla maturità il dr. Ucci e i suoi ex-compagni hanno fatto incidere una targa su cui è scritto: “Con riconoscenza alla scuola che ci ha formato”.

Partecipa poi il giornalista Stefano Fabbri, arrivato nella scuola nel 1970 e racconta che in quell’anno le sezioni dell’istituto arrivavano fino alla lettera P e che due sezioni ogni mese frequentavano le lezioni durante il pomeriggio perché non c’erano abbastanza classi per contenere tutti gli studenti. Il numero di studenti era tale, infatti, che ogni volta che si spostava da Firenze in un’altra città incontrava qualcuno che aveva frequentato il Leonardo da Vinci. In quegli anni la scuola sembrava come un campus universitario, in cui gli studenti entravano ed uscivano a piacimentoM nonostante questo il liceo ha sempre offerto un ottima formazione culturale e ottimi insegnamenti a livello umano.

Partecipa anche il signor Adriani per una testimonianza sul professor Zingoni. Prima di tutto riferisce che davanti alla scuola c’era una grande fossa in cui vi erano numerosi olmi e ulivi, il tutto, insieme alla scuola, era offuscato da una fitta nebbia, e dal Mugnone che passa accanto alla struttura non si riusciva a vedere l’edificio. Il prof. Zingoni è rimasto per il signor Adriani un punto di riferimento; questo singolare professore di mattina esercitava la sua professione, mentre nel pomeriggio aveva un negozio di ferramenta. Il signor Adriani fu presentato dal professore a Benedetto Lanza, all’epoca direttore del Museo di Storia Naturale “La Specola”, così a soli 18 anni il signor Adriani aveva le chiavi del museo e si divertiva a sistemare i vari reperti. Racconta poi un aneddoto in cui il professor Zingoni era stato convinto dal signor Adriani e due suoi compagni, tutti rimandati a settembre in tre materie, a farsi portare sull’isola La Galite, ubicata tra la Sardegna e la Corsica, dove sarebbero arrivati con un peschereccio. Per loro questa è stata una bellissima avventura, piena di scoperte che ha lasciato un segno profondo.

Viene quindi passata la parola al professor Franco Lachi, ex-vicepreside e ex-alunno, entrato nella scuola nel ’65 e uscito nel 2000 e che ricorda di quanto in essa sia stato sempre importante lo sport. Da questa scuola sono infatti usciti, oltre che a scienziati e dottori, numerosi atleti, tra i quali il celebre pallanuotista Gianni de Magistris e poco tempo fa Larissa Iapichino, giovane talento dell’atletica leggera. Come scuola abbiamo inoltre partecipato a numerosissime iniziative, come tornei di pallacanestro, di pallavolo, gare di atletica e molte altre. I ricordi del professor Lapi sono numerosi e presenta la scuola caratterizzata da una continua lotta pacifica tra studenti e professori..

L’ultimo intervento è del professore Lapo Di Bari, ex-studente, che tuttora insegna nella scuola matematica e fisica. Per lui come per tutti il liceo ha qualcosa di particolare, che tiene legati a se i suoi studenti. Grazie alla formazione acquisita molte persone hanno avuto successo nella vita e raggiunto i propri sogni. Il professor Di Bari riporta la sua esperienza, infatti sin da quando aveva 15 anni desiderava fare l’insegnante, perché trovava affascinante spiegare quello che sapeva ai compagni bisognosi.

Queste giornate hanno riportato la mente degli ex-studenti e degli ex-presidi al tempo in cui vivevano la vita scolastica del Leonardo da Vinci e li ha avvicinati a noi studenti di oggi. Noi tutti abbiamo capito quali erano le differenze tra la scuola in cui oggi viviamo e quella dei nostri senior, e quali sono le cose che sono rimaste invariate; tra queste vi è sicuramente la passione che trasmettono i professori e la persistenza nell’inseguire i propri sogni.

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