E’ sempre difficile accettare la morte di qualcuno, si sia o meno credenti e qualunque sia l’età della persona che viene a mancare. Non ci sono dubbi però che la scomparsa di un giovane, di un ragazzo, sia sempre una mazzata tremenda. La domanda è la solita e destinata, almeno “quaggiù”, a rimanere senza risposta: perché?

Riccardo era uno di noi. Ha studiato e si è formato nel nostro liceo, faceva parte della nostra comunità, del Leo. Non potevamo dunque non dargli un ultimo saluto, una stretta di mano che lo accompagni nel suo ultimo viaggio.  Ed è giusto che a farlo siano i ragazzi con la testimonianza di chi ha percorso con lui un importante tratto di strada.

Ciao Riccardo, che i tuoi sogni, il tuo spirito, la tua presenza possano sfidare i secoli e l’eternità.

DDN

Sabato mattina scorso, tra le due e le tre, Riccardo Galdenzi, studente del quarto anno di medicina a Firenze, è stato travolto dalla Fiat Idea di un ventottenne di Potenza.

Dopo una cena di compleanno tra amici, si stava dirigendo verso piazza Giorgini, quando da viale Redi, direzione Porta a Prato, ha svoltato a sinistra verso il ponte Doni, vicino al liceo scientifico Leonardo da Vinci, che lo ha ospitato per cinque anni.

Un boato , una frenata brusca hanno svegliato i condomini nei paraggi, ma sembrerebbe che non ci siano stati testimoni oculari.  Ulteriori accertamenti sono in corso. Le telecamere spiegheranno le dinamiche.

Il conducente della Fiat è accusato di omicidio colposo e ancora sotto shock ha acconsentito a qualsiasi analisi senza esitazioni, mentre per Riccardo il pubblico ministero ha disposto l’autopsia.

Il codice della strada non ammette svolte come quella compiuta da Riccardo, ma neanche la velocità troppo sostenuta del 28enne.

L’urto è stato così violento che il casco è stato trovato a una cinquantina metri di distanza dal corpo.

Per Riccardo non c’è stato niente da fare.

Un bellissimo ricordo, davvero ricco di pietas e humanitas viene dalla sua insegnante liceale  di italiano e latino, Lucia Manfredi: “Silenzioso, corretto, di rado manifestava i suoi sentimenti a parole…amava piuttosto i fatti. Così il suo legame profondo con i compagni, e anche con me, rinsaldato dopo il diploma grazie a qualche incontro di tutto il gruppo a casa mia. Così, ricche di ideali, le ultime parole della sua tesina sul Pregiudizio, in cui esprimeva  la necessità di una  ‘mentalità…libera, il cui raggiungimento può essere possibile solamente tramite l’acquisizione di bagaglio personale di esperienze e tramite l’istruzione e la cultura, elementi capaci di aprire la nostra mente e liberarla dai pregiudizi.’    Da idealista a idealista: spero di averti trasmesso un po’ di questo, caro Riccardo”

La compagna di studi dai tempi delle medie, Silvia, ci racconta invece piccoli momenti di quotidiana felicità passati insieme: “Eri il mio amico un po’ tirchio, un po’ brontolone.. ma anche quello che c’è sempre stato quando avevo bisogno, quello che aveva sempre la giusta cosa da dire.. alle medie a volte mi arrabbiavo perché delle due schiacciatine che avevo me ne rubavi sempre una… al liceo le risate, le gite, i viaggi… infine all’università sei sempre stato quello con i voti alti. Forse non ci siamo detti ti voglio bene a sufficienza ma eravamo due amici con il carattere un po’ freddo;  lo sapevamo però quanto ci volessimo bene..”

Lavinia, si definisce come quella “Troppo bassa per rubarti gli occhiali da sole in testa”, e ricorda: “Consideravi la mia casa al mare come se fosse tua, gestivi gli spazi e organizzavi le cene … tante volte ti ho rimproverato, ma il tuo carattere da leader prevaleva sempre. Mi fidavo di te… vorrei ricordare anche la tua gentilezza;  una sera d’estate siamo usciti insieme, solo tu ed io, appena uscita di casa mi faceva freddo e ti ho telefonato perché mi portassi un golf, tu scettico me l’hai portato… poi mi hai costretto a tenerlo preoccupandoti per me. Ho usato quel golf per quel tragitto in bici, ma non te l’ho mai reso e lo terrò per sempre.. . siamo stati vicini quando ci avevano spezzato il cuore e quando siamo riusciti a voler bene ancora, e questo lo ricordo come uno dei periodi più belli e più sinceri della nostra amicizia..”.

Chiara, la compagna di banco, racconta: “Per sbaglio il primo giorno di quarta liceo finimmo accanto di banco.. uno sbaglio che ha fatto nascere una grande amicizia e poi un piccolo amore..  sempre uniti… io difendevo te e tu difendevi me;  i due complici della IVF. Ci volevamo bene, così profondamente che tutto finiva con una risata o un sorriso… quel sorriso a 32 denti, quegli occhi azzurri, profondi, con le rughette a lato… insieme abbiamo passato i momenti più felici della mia vita. Non dimenticherò mai quel che eravamo, ti porterò sempre con me Ricca”.

Insegnanti, amici, parenti e compagni piangono la scomparsa di un giovane ragazzo che stava appena cominciando a vivere, Riccardo, 23 anni.

“Sarai sempre con noi Ricca, in ogni momento di ogni giornata”.