Antonio Pagliai nasce a Prato nel 1972. Ha sempre vissuto a Firenze, studiando presso il liceo classico Galileo; all’università ha studiato ingegneria civile edile, dalla quale è uscito con 110 e lode. Nel 2002 si è sposato con Silvia con cui ha avuto tre figli. Dopo un’attività decennale nel campo dell’ingegneristica si è dedicato completamente all’attività editoriale nell’azienda del padre, le Edizioni Polistampa, con la quale peraltro collaborava già dall’età di diciotto anni. Oggi  Antonio Pagliai è un imprenditore che opera nel campo della cultura e deve operare un miracolo … quasi alchemico: far quadrare i conti e diffondere il sapere.
L’azienda, con sede “storica” in Oltrarno (oggi in via Livorno) è stata fondata nel 1965 da Mauro Pagliai, il quale proveniva da una famiglia del signese dedita alla pastorizia.  Inizialmente nasce come tipografia, e il passaggio a casa editrice avviene nel 1986, con la creazione di un catalogo e di conseguenza un aumento di prestigio. E così Polistampa diventa sempre più famosa nel territorio Fiorentino, diventando nelle sue sedi luogo di ritrovo per intellettuali ed artisti. Collaborando con grandi autori del Novecento come Mario Luzi, Alessandro Parronchi, Piero Bigongiari, l’italianista Roberto Cardini e molti altri. Grazie a queste collaborazione verranno pubblicate le prime collane di epistolari e importanti riviste come L’Antologia Vieusseux e altre. Nel 2006 Mauro Pagliai sostenuto dal figlio decide di acquistare il glorioso Teatro Niccolini, il più antico di Firenze: un patrimonio enorme dal punto di vista artistico, con l’intenzione di riaprire al pubblico quella platea meravigliosa nel cuore della città.

Di quali generi letterari si occupa principalmente Polistampa?

La casa editrice ha tre marchi, tre sigle editoriali: Sarnus che si occupa di storia locale, della Toscana, del suo folklore, dell’enogastronomia, vernacolo e chi più ne ha più ne metta. Perché questa è la regione più famosa del mondo, non solo dell’Italia, è la regione immagine. Sarnus era un settore già presente in Polistampa, quindi non ho inventato nulla di nuovo, l’ho ripreso e portato avanti dal catalogo del 2007. L’altro marchio è Mauro Pagliai Editore, nato nel 2000. Lo iniziò mio padre e io l’ho continuato. Questa è la casa della narrativa nazionale, della saggistica divulgativa ed è ricca di potenzialità. Sono collane belle e giovanili, ma devo cercare di farle conoscere di più in Italia. Comunque qui ho pubblicato MarcoVichi, Pietro Spirito, Emiliano Gucci e tanti autori italiani; ma è necessario farci conoscere meglio nel resto d’Italia, perché siamo ben noti solo in Toscana, ancora non abbastanza fuori regione. Anche perché quel marchio di cui parlavo prima va fortissimo, vende libri da 30 000 a 100 000: vende come il pane.

Terzo e ultimo: ho tenuto il marchio Polistampa. Cosa rimane se levi i libri di narrativa e di divulgazione nazionali, i libri nazional-regionali e quelli nazional-popolari? Rimane il libro di erudizione, cioè quelli “non popolari”, cioè in definitiva il genere con cui abbiamo iniziato. Si tratta in prevalenza di libri universitari: ho fondato una collana universitaria Polistampa che va forte. Enzo Siciliano riprese l’Antologia Vieusseux nel 1995 (la gloriosa testata toscana nata nel 1821, più volte chiusa ma sempre risorta)  pubblicandola presso di noi e tutt’ora la pubblichiamo. Inoltre gli atti dei convegni, tutta la lezione canonica degli scritti di Dante a cura della Società Dantesca ; l’edizione nazionale di Lorenzo Valla e Leon Battista Alberti, un’opera monumentale ; gli scritti giornalistici di Giovanni Spadolini, un’edizione di 10 volumi ; poi abbiamo preso tutta l’edizione della Nuova Antologia insieme alla produzione di Cosimo Ceccuti da Pian dei Giullari dove c’è la biblioteca Spadolini. Questa è Polistampa.

Qual è il rapporto tra il teatro Niccolini ed Edizioni Polistampa?

Questa cosa del teatro è sembrato un buon investimento, proposto da mio padre e sempre sostenuto da me. Per noi è stata una scelta buona, certo non la più “giusta” del mondo perché non sono investimenti economici né da speculatori, dato che se uno deve investire sicuramente non lo farebbe in un teatro. Tutto sommato però ha avuto dei buoni ritorni, quindi è stata una scelta giusta. Connessa all’editoria perché al piano terra si trovano una libreria e un caffé letterario. Gli spettacoli non sono gestiti da noi, ma sono curati dalla Fondazione Teatro della Toscana che “occupa” gli spazi scenici dalle 17 in poi, mentre la mattina il teatro è utilizzato dall’opera del Duomo.

Da un punto di vista personale vi sentite ancora legati all’ambito toscano/fiorentino o vi siete già proiettati molto sull’ambito internazionale?

Io mi sento fiorentino e toscano, e sono orgoglioso di esserlo: nei pregi e nei difetti e come tale li ho tutti (anche se sono nato a Prato, ma cambia poco visto che ho sempre vissuto a Firenze), sono felice e infelice di essere toscano e fiorentino, come mia identità.  Infelice perchè purtroppo come editore devo constatare che noi non siamo ancora abbastanza conosciuti in Italia, ma in verità: mi sento anche un editore toscano, perché in Toscana siamo ultra presenti. Da 11 anni distribuisco libri di tutti gli editori, non solo Polistampa. Mi sto occupando molto di Toscana, di editoria toscana, di distribuzione toscana e effettivamente riconosco questo: non toglie niente al fatto che abbiamo delle potenzialità internazionali, infatti la distribuzione all’estero è molto forte. Ho libri anche in Nord America, in Virginia, in Connecticut. Ci sono magazzini dei nostri libri che vanno in tutto il mondo; ho tanti libri in lingua, libri in più lingue, libri distribuiti in più parti del mondo. Per quanto riguarda il mercato nazionale aggiungo, sempre per amor del vero che in Lombardia, quest’anno 2017, ho venduto più che in Toscana.  Ho un distributore che ha l’esclusiva per la Lombardia e uno per la Toscana : il lombardo mi ha venduto di più ( poiché abbiamo punti vendita anche nelle Coop, c’è un altro fatturato che si somma ). In realtà il mercato librario italiano è tutto Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e Lazio: queste sono 4 regioni dove fai l’80% di tutto il mercato. Non è vero che Nord Est e Nord Ovest tirano, nonostante questo sia il preconcetto. I piemontesi non vendono e non leggono nulla rispetto a noi, che siamo forti lettori. Dobbiamo essere orgogliosi di essere toscani per questo. Anche per questo mi sento toscano, perchè è una regione in cui ci sono tanti lettori.

Per quanto riguarda il rapporto con il mondo giovanile?

Per cercare di far conoscere nuove letture ai giovani abbiamo organizzato degli incontri il giovedì che si chiamano Niccolitudini: le presentazioni che non annoiano (e soprattutto durano poco).  Ci si trova al Niccolini, nella libreria o in una sala,  dalle 18.00 alle 19.00 tutti i giovedì: si parla semplicemente di un argomento, senza le solite formalità. Non c’è lo schema solito, in cui ci devono essere 2 relatori e poi l’autore viene a dire la sua. Io ci sono e a volte dico qualcosa, a seconda delle presenze: posso parlare mezzo minuto come un quarto d’ora, mezz’ora, a volte presento tutto il libro e lì mi scuso più volte perché non sono un intellettuale, poi se qualcuno vuole prendere la parola a me va benissimo, chiunque può dire quello che vuole.

A volte si è parlato di Kafka, a volte del Deserto dei Tartari di Buzzati, a volte si è parlato di vivi, a volte di morti, a volte anche di libri non Polistampa. Mi fa piacere lo stesso parlare di libri non miei. Una costante è che sono sempre libri che ho letto io, anche se non parlo, perché è come se fossero garantiti da me, che siano Polistampa o meno.

Se verrete noterete che è diverso dal consueto, deve durare poco, perché alle 19 qualcuno deve tornare a casa, andare a prendere il figlio o comunque ha i suoi motivi per andarsene è antipatico che noi si continui fino allo sfinimento con gli ultimi tre superstiti, tutti pallidi, bianchi e gialli; è un’offesa per chi è andato via. Se poi uno vuole continuare dopo le 19, si trova fuori con l’autore, infatti a volte interrompo brutalmente: “Ora si sciolgono le righe, chi vuole fare altre domande le faccia, chi vuole tornarsene a casa è libero.

 

 

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