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Dal 3 aprile al 18 settembre di quest’anno, in Giappone, sono andati in ondi i 25 episodi della serie animata “Re: life in a different world from zero”, storia tratta dall’omonima light novel scritta da Tappei Nagatsuki. Non solo in madrepatria, ma anche nel resto del mondo la serie ha fatto scalpore, perfino qui da noi in Italia.

Subaru Satsuki, ragazzo diciottenne come tanti, uscito da un negozio dopo aver fatto alcune spese, si ritrova catapultato in un mondo fantasy a lui sconosciuto. Aggredito inizialmente da dei banditi verrà salvato dalla mezz’elfa Emilia. Questa gli spiegherà che le è stato rubato un oggetto di grande importanza, ed è per questo che il protagonista deciderà di aiutarla nella ricerca, in modo da sdebitarsi. Ricerca che non andrà a buon fine, in quanto entrambi finiranno per incontrare una dolorosa morte. Ma una volta morto, Subaru si ritroverà nel luogo in cui è stato evocato inizialmente in questo nuovo mondo, mantenendo i ricordi della sua vita precedente. E’ qui che capisce di possedere il Ritorno dalla morte, potere unico che lo rende capace di tornare indietro in un momento imprecisato del passato ogni qual volta morisse. Subaru decide quindi di sfruttare questa sua capacità per creare un futuro in cui tutte le persone che gli stanno attorno possano sorridere, a discapito della sua vita e felicità (di fatto gli sarà impossibile comunicare agli altri questo suo potere, e nel caso ci provasse subirebbe un dolore tale da impedirgli di respirare, conseguenza di questa maledizione). Solo che, per poter giungere a un futuro roseo per tutti, Subaru dovrà prima affrontare tutte le linee temporali alternative in cui si verificheranno eventi spiacevoli, che si concluderanno (ovviamente) con la sua morte.

In quanto thriller e psicologico, può essere ricollegato per certi aspetti al più famoso anime “Mirai Nikki”, sicuramente più conosciuto, almeno per il momento. Non ci sono peli sulla lingua, la narrazione procede lentamente per non lasciare nessun dettaglio fondamentale indietro, ma allo stesso tempo ogni episodio riesce a essere dinamico e coinvolgente. Il carattere del personaggio principale, profondamente umano e comprensibile in molte situazioni, svilupperà una sorta di empatia tra spettatore e protagonista. Questo è reso possibile soprattutto dal fatto che solo lo spettatore, oltre a lui, è a conoscenza di questo suo potere. La sua impossibilità di esprimere agli altri il dolore che si porta dietro aumenterà di episodio in episodio il suo grado di disperazione, che ci indurrà a tifare per lui affinché riesca ad arrivare alla fine del tunnel. In conclusione, sebbene il 2016 sia stato un anno in cui il genere fantasy sia stato presente in una buona parte degli anime, questo si differenzia dagli altri sotto molti aspetti. Siamo più vicini che mai al protagonista, che non consegue grossi mezzi ma ce la mette tutta per vincere. Inoltre scene cruente come quelle qui presenti sono difficili da trovare nelle opere animate dei giorni d’oggi. Non è assolutamente fuori luogo pensare che tra qualche anno questo possa diventare un cult nel mondo dell’animazione nipponica. E inoltre, come se non bastasse, almeno qui dire al protagonista di uccidersi non è un insulto o uno scherzo, ma un vero e proprio consiglio!