Quante volte vengono usate espressioni come “avere le farfalle nello stomaco” “agire di pancia” o ancora “avere un peso sullo stomaco”? Recenti studi dimostrano che queste potrebbero essere molto più che espressioni figurate e contenere una sorprendente dose di verità. E’ infatti sempre più chiaro che le funzioni della rete neuronale del nostro intestino vanno molto al di là della digestione, tanto che è stato definito il nostro “secondo cervello”. Noto come Sistema Nervoso Enterico (SNE), è una vasta rete costituita da neuroni e neurotrasmettitori simili a quelli celebrali ma localizzati, appunto, nel nostro intestino. L’SNE è costantemente in comunicazione col nostro cervello attraverso il nervo vago e ad oggi appare sempre più chiaro che i segnali scambiati tra le due reti influenzano le decisioni che prendiamo, il tono del nostro umore e, più in generale, il nostro benessere. L’inizio degli studi sull’SNE risale a oltre un secolo fa quando è stata intuita la sua complessità. “L’intestino umano ha capacità superiori a tutti gli altri organi, cervello compreso” afferma Emeran Mayer, specialista di SNE della University of California di Los Angeles. Secondo Mayer il cervello etichetta i ricordi associati a determinate situazioni a seconda dell’effetto che esse hanno avuto sul nostro intestino:  la sensazione di “farfalle nello stomaco” quando dobbiamo affrontare una sfida importante o di avere un “peso sullo stomaco” quando le cose non vanno come vorremmo ad esempio. Si crea così una sorta di “libreria” ad accesso rapido che ci aiuta a valutare le ulteriori prove con le quali dobbiamo misurarci in base, letteralmente, a sensazioni “viscerali” piuttosto che facendo ricorso al nostro pensiero cosciente e razionale. Benché l’esatto funzionamento dell’SNE rimanga ancora sconosciuto, emergono sempre di più le sue correlazioni con varie patologie quali la depressione, l’obesità, l’artrite reumatoide e il Parkinson. Gli studi sui collegamenti tra il Sistema Nervoso Enterico e la depressione, in particolare, sono stati quelli più seguiti negli ultimi anni a causa dell’importante ruolo della serotonina. La serotonina è un neurotrasmettitore, ovvero una delle sostanze biochimiche alla base dell’attività celebrale.  Da tempo si era ipotizzato che uno squilibrio dei livelli di serotonina potesse essere una delle cause di depressione e per questo essa è alla base di molti farmaci antidepressivi (come il Prozac). E’ stato tuttavia scoperto che il 95% circa della produzione organica di serotonina avviene nell’SNE. Questo ha portato a nuovi approcci al trattamento degli stati depressivi: alcuni studi hanno infatti dimostrato come mandando impulsi elettrici a livello del nervo vago si possa modificare la recezione celebrale di serotonina, alleviando i sintomi della depressione più severa. A questo proposito i ricercatori dell’università di Harvard e dell’Accademia Cinese di Scienze Mediche hanno messo a punto un dispositivo esterno di stimolazione vagale, applicabile nel punto dove il nervo è più facilmente accessibile: l’orecchio. “Questa tecnica terapeutica non invasiva, sicura ed economica può ridurre in maniera significativa la severità delle forma depressive” sostiene Peijing Rong, un componente dell’equipe di ricerca. Anche gli studi sulla correlazione tra l’SNE e l’obesità hanno fatto passi avanti significativi:una ricerca pubblicata all’inizio dell’anno ha infatti riferito il successo ottenuto da un impianto basato sull’inibizione dei segnali vagali che controllano l’appetito.Attualmente molte ricerche stanno andando avanti, come quella di Xiling Shen e altri colleghi di varie università statunitensi che stanno lavorando a uno strumento chiave per far luce sui misteri del nostro secondo cervello: un dispositivo in grado di monitorare, in tempo reale, il funzionamento dell’SNE e in grado di evidenziarne la risposta a diversi neurotrasmettitori, farmaci  e patologie. Anche se la maggior parte degli esperimenti e ricerche sull’argomento rimangono per il momento studi pilota, se i progressi continueranno a questo ritmo sarà possibile sviluppare nuove terapie mirate e personalizzate, un passo avanti di fondamentale importanza per numerose malattie.

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