20 anni. E’ questa la stima di quanto secondo gli esperti resterebbe alla ex Serenissima da città “normale”. Un altro ventennio e poi Venezia diventerà uno splendido parco a tema, immerso nella storia della repubblica marinara e della laguna, tra palazzi quattrocenteschi, ponti canali e gondole.

Che la Repubblica dei Dogi si stesse spopolando non è certo una novità, ma i dati parlano chiaro. Dal 1966 ad oggi la popolazione residente del centro storico è dimezzata e l’esodo di massa aumenterà con numeri sempre maggiori: si parla di 2000, 2500 uscite all’anno. Al contrario il numero dei turisti aumenta vertiginosamente, ai ritmi di una vera e propria invasione, con 60 mila visitatori al giorni (20 milioni all’anno!!): una città che rischia seriamente di perdere la propria identità. E i veneziani non ci stanno, mossi da un senso di orgoglio e di amore per le proprie origini, per una volta la ressa nel centro storico l’hanno causata loro. In migliaia si sono riversati per calli e ponti manifestando tutto il loro sdegno. E’ il tradimento il sentimento più diffuso, a partire dall’UNESCO, capace di promettere molto ma di rispettare poco le aspettative, al Comune, che non riesce a imporre una politica moderna volta alle problematiche della città. L’UNESCO che nei mesi scorsi era parsa essere come l’unica speranza dei veneziani, ha lasciato soli i cittadini residenti a combattere contro la monocultura turistica che sta purtroppo cambiando il tessuto sociale della città. Dalla questione sulle grandi navi (rimandata al 2018), alla svendita dei palazzi storici a ricchi stranieri disposti a fare follie per una casa sulla laguna, ai problemi legati alla residenzialità e alla regolazione del turismo.

La domanda di tutte le associazioni scese in piazza il 2 luglio è: “a cosa serve l’UNESCO se non è in grado di affermare le sue posizioni?”. I cittadini chiedono chiarezza e coerenza. E’ pertanto nel mirino palazzo Zorzi, sede veneziana dell’associazione per il patrimonio culturale dell’Umanità; vista la sua inutilità la proposta sarebbe quella di rendere il palazzo quattrocentesco alla comunità, su cui i residenti pagano ancora le bollette, per poter realizzare una dozzina di appartamenti per indigeni.

Quello che le istituzioni stanno facendo con la loro politica e con la loro mancanza di soluzioni concrete è, di fatto, un esilio forzato dei veneziani. Restare nella laguna per un veneziano è davvero un’impresa  non facile e i dati lo dimostrano chiaramente. Una delle principali tematiche è quella relativa alla casa. L’arrivo di stranieri con possibilità economiche ingenti permettono ai proprietari di vendere il proprio appartamento a ottomila euro il metro quadrato; per molti è fonte di guadagno creare dei Bed & Breakfast o delle case vacanze da affittare a prezzi esorbitanti che si trasformano in una miniera d’oro per i proprietari.

Ad un mese da questa prima grande presa di posizione dei veneziani si preannunciano altre proteste contro l’invasione turistiche che trasforma appartamenti in hotel e botteghe artigiane storiche in negozi di paccottiglia e souvenir.

Parliamoci chiaramente, la situazione di Venezia si potrebbe verificare in molte altre città storiche italiane. Giusto per la cronaca, la nostra amata Firenze, pur non raggiungendo la situazione del capoluogo veneto,  ricorda, per quanto riguarda il centro storico, le dinamiche veneziane. Il problema resta sempre lo stesso: un turismo che porta entrate con numeri da capogiro nella città. Se ne sta già discutendo, segno che la portata del problema è stata compresa, qualche idea c’è già, i risultati no.

Per i residenti, il problema della pressione turistica si traduce anzitutto nella trasformazione del commercio. Spariscono le storiche botteghe, il centro si trasforma in un’accozzaglia di pizzerie e ristoranti, negozi di squallidi souvenir; meta di un turismo becero che non rende merito alla nostra storia e cultura.

Chiariamoci, il turismo, se ben governato, fa del bene alle nostre città, porta guadagno e notorietà.

Il problema è che troppo spesso esso prende il sopravvento e porta solo degrado nelle città. Evitiamo che Firenze diventi una Venezia bis e speriamo che i residenti della Repubblica Veneziana scendano nuovamente in piazza per manifestare il loro pensiero. Ciò che ci è stato dato va difeso, le nostre tradizioni vanno tutelate e rispettate, il nostro orgoglio e senso di appartenenza deve essere concreto. Non possiamo permettere che ci venga tolto ciò che ci appartiene e che ci rappresenta.

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