Molto spesso i media generalizzano ed estremizzano la questione riguardante il mondo ultras facendolo apparire come un vero e proprio luogo di violenza e azioni poco ortodosse.  Ma davvero vanno considerati tali?

La storia del tifo d’Italia inizia all’inizio degli anni ’50 quando i tifosi delle principali squadre cominciano ad organizzarsi e a fondare i primi club. Alla fine degli anni ’60 nascono i primi nuclei ultrà, gruppi di ragazzi giovanissimi (15-20 anni) che decidono di vivere le partite della loro squadra in maniera alternativa, mai sperimentata prima . Iniziano a posizionarsi al centro della curva del loro stadio e ad esporre striscioni e bandiere con i colori della propria squadra. Sempre in questi anni compaiono negli stadi tamburi, fumogeni, bengala, sciarpe e le prime coreografie organizzate.

Si presentano però anche i primi segni di violenza e politica, infatti nelle bandiere sono spesso raffigurate armi, elementi che richiamano la violenza o veri e propri simboli politici (svastiche, Che Guevara, ecc..). Inevitabili, quindi, i primi scontri tra i ragazzi di diverse fazioni: è il caso del match Torino – Sampdoria o del derby Roma – Lazio del 1974 dove vengono lanciati oggetti in campo, mentre sugli spalti iniziano violente risse che si concludono con l’intervento della polizia con i lacrimogeni. Sempre più spesso si verificano scontri dagli esiti “extra calcistici” che poi continuano anche al di fuori dello stadio. I motivi sono principalmente tifoserie di diverso orientamento politico, antichi dissapori tra squadre e derby delle città.

Questi scontri sono dovuti anche dal fatto che ancora non esisteva il “settore ospiti” negli stadi: i tifosi ospiti si trovano spesso a contatto con i tifosi locali. I maggiori scontri degli anni ’70 si verificano in Lazio – Napoli e in Milan – Juventus, scontri che portarono persino a 2 accoltellamenti. Sempre citando altri esempi, in Atalanta – Torino nel 1977 gli ultras si scontrano con spranghe di ferro. Il 28 Ottobre 1977 nel derby di Roma un tifoso laziale rimane ucciso dopo esser stato colpito da un razzo degli avversari, nella stessa giornata si verificano altre violente risse in 3 partite diverse.

Nel decennio degli anni ’80 gli ultras arrivano in tutta Italia e nelle categorie minori. Iniziano le prime trasferte e al tal proposito vengono creati i cosiddetti “treni speciali” adibiti solo al trasporto dei tifosi in trasferta. Di pari passo con le novità anche gli scontri continuano a crescere con diversi morti (due solo nei primi mesi del 1984).

Negli anni ’90 però, avviene un cambio radicale dopo l’omicidio di Claudio Spagnolo, tifoso genoano accoltellato da un tifoso milanista: si scatena un acceso dibattito che porta ad un raduno degli ultrà. Questa prima azione non causa grandi cambiamenti, solo con il “calcio moderno” vengono imposte le prime regole per poter accedere alle partite e il mondo ultras subisce il vero mutamento: le curve vengono gestite con un aspetto manageriale. I fumogeni e gli altri strumenti pericolosi vengono sostituiti con coreografie sempre più indispensabili.

Attenendosi ai fatti e non magari osservando la cosa da un punto di vista prettamente logistico – organizzativo gli ultras sono sempre stati visti come veri e propri animali che ogni domenica seguivano la propria squadra con il solo scopo di creare scompiglio.

Ma  il mondo ultras non è solo questo. Analizzando il problema sotto un altro punto di vista, dobbiamo anche prendere atto di come la questione delle tifoserie negli stadi sia stata presa in considerazione solo dopo che diverse disgrazie erano già accadute. Inutile sottolineare il fatto di come sia ovvio ed evidente che senza alcuna misura preventiva ci sia una probabilità molto più alta che certe cose avvengano. Chiaramente tutto ciò non può essere una scusante per gli episodi accaduti, ma non è altrettanto giusto fare di tutta l’erba un fascio e tralasciare un aspetto di negligenza totale da parte delle istituzioni.

Oltre alla passione e alla dedizione per la stessa squadra, all’interno dei gruppi si instaurano dei legami di amicizia e fratellanza. Devono quindi essere sottolineati anche i gesti positivi di questi gruppi, tanto per portare esempi nel 2015 i ragazzi degli Ultrà Cosenza hanno donato diverse apparecchiature al reparto di pediatria, lo stesso è accaduto al reparto di pediatria a Latina da parte dei tifosi della Curva Nord, per il terremoto nel centro Italia del 2016 ci sono state diverse iniziative da parte degli ultras (raccolta fondi e di beni di prima necessità). Ma questi sono solo una parte dei tanti gesti di solidarietà da parte dei gruppi ultras di tutta Italia.

Spesso inoltre, durante le partite o fuori dagli stadi, vengono appesi striscioni dedicati a compagni e amici in difficoltà, o per ricordare persone scomparse : è il caso di Niccolo Ciatti a cui sono stati dedicati diversi striscioni da molti gruppi ultras di tutte le squadre.

E non importa allontanarci troppo perché anche in “casa nostra” sono numerosi i gesti di solidarietà da parte degli  Ultras Viola: diversi gruppi hanno espresso la loro solidarietà per la città di Livorno e hanno promosso una raccolta fondi da destinare agli alluvionati. Sempre a proposito di gruppi Viola, durante una cena tra tifosi e amici, hanno raccolto dei fondi da dare in beneficenza a un loro compagno in difficoltà a causa di una brutta malattia.

Insomma non sono delle vere e proprie belve come vengono dipinte, certo è ovvio che la mala gestione e il “menefreghismo” abbiano indubbiamente causato drammi e violenze: prevenire sarebbe stato meglio che curare. Tuttavia, venendo a conoscenza di tutto quanto fatto di buono possiamo affermare che l’amore e la passione per una squadra possano portare a compiere splendidi gesti invidiabili da tutti.

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