La storia di Francesco I De’ Medici e di Bianca Cappello è una vicenda che appassiona, intriga e da una parte lascia con l’amaro in bocca: il Granduca di Toscana e l’odiata consorte veneziana sono morti casualmente della stessa malattia a poche ore di distanza oppure qualcuno ha affrettato la dipartita di entrambi? Ma partiamo dall’inizio. Francesco, figlio del celebre Cosimo I, conobbe Bianca, splendida gentildonna veneziana in fuga da un passato non troppo limpido, nel lontano 1564, anno in cui il padre lo ritenne pronto per partecipare alla gestione degli affari di stato. Sia l’una che l’altro ebbero in comune il fatto di essere già sposati, Francesco con Giovanna d’Austria, figlia dell’imperatore Ferdinando I d’Asburgo, Bianca con il fiorentino Pietro Bonaventuri. Giovanna dette a Francesco sei figlie e un erede maschio, anche se solo due delle bimbe conobbero la maturità. Morì in maniera accidentale durante l’ottava gravidanza nel 1578. Dopo la morte della moglie, Francesco sposò segretamente Bianca rendendo ufficiale la notizia solo un anno dopo. Il buon (fin troppo) Pietro Bonaventuri, compiacente di fronte al tradimento per via del proficuo lavoro ottenuto alla corte granducale, morì nel 1572 coinvolto in una rissa in strada. Tutto per il meglio si potrebbe dire, ma il trionfo della nobildonna veneziana non era destinato a durare a lungo, infatti: il fratello di Francesco, Ferdinando, potente cardinale romano detestava la nuova moglie. In una giornata autunnale del 1587, precisamente l’8 ottobre i due fratelli si incontrarono per partecipare ad una battuta di caccia insieme. Tutto apparentemente- troppo – normale. Fino a cena per l’appunto. Nella meravigliosa Villa Medicea di Poggio a Caiano, completamente adornata e con la tavola imbandita per un ricco banchetto, improvvisamente Francesco venne colto da un malore così come Bianca poco dopo. Undici giorni dopo, il 19 ottobre i due consorti spirarono entrambi. Questo quanto riporta un codice conservato alla Biblioteca Marucelliana. Ferdinando capì immediatamente che i sospetti di quella duplice morte sarebbero ricaduti su di lui, e così ordinò una autopsia sui due cadaveri, alla presenza di testimoni al di sopra di ogni sospetto. La versione della morte fu “malaria perniciosa”. Cause naturali quindi. Tuttavia voci di ogni tipo, in particolare riguardo ad un possibile caso di avvelenamento, iniziarono a circolare nell’ambiente fiorentino dando vita ad un vero e proprio enigma irrisolto. L’ipotesi poi di una morte astutamente meditata e programmata era tornata alla ribalta nel 2006 con lo studio del tossicologo Francesco Mari, il quale affermava di aver trovato tracce di arsenico nelle viscere del cadavere. Tuttavia a questa teoria ha risposto il Prof. Gino Fornaciari dell’Università di Pisa, sostenendo come la concentrazione di arsenico potrebbe essere spiegata dai metodi usati per trattare e conservare le viscere, metodi che prevedevano l’impiego di composti a base di arsenico. Pochi anni fa infatti grazie alla riesumazione dei resti di Francesco I sono emersi nuovi elementi che hanno permesso al giornalista e scrittore toscano, Marco Ferri, di ricostruire la vicenda. Ferri ha studiato a lungo la storia della dinastia medicea esplorando l’archivio di stato di Firenze e altri fondi archivistici ed è autore, tra l’altro, di “I medici riesumano i Medici” (Firenze 2005) e a quattro mani con Donatella Lippi “I medici la dinastia dei misteri” (Firenze 2007). Si è inoltre concentrato su un altro dei misteri annessi alla vicenda: il luogo di sepoltura di Bianca, ad oggi ancora sconosciuto. Ha ipotizzato in maniera documentata e logica come il corpo della donna si troverebbe in corrispondenza della cappella dei Santi Cosma e Damiano (protettori di Casa Medici), nel transetto di sinistra della Basilica di San Lorenzo. Tuttavia, solamente scavi e ricerche potrebbero rappresentare un riscontro certo.

Dottor Ferri, come e quando è nato il suo interesse per i Medici ?

Lavoravo al Giornale della Toscana, principalmente nella sezione cultura. Mi chiesero di seguire l’operazione di riesumazione dei Medici del maggio del 2004, e da quel momento io e i Medici non ci siamo più lasciati. Da fiorentino avrei dovuto conoscere la storia della dinastia che ha dato l’impronta alla città, ma non è così perchè a scuola la storia locale non ci veniva insegnata. Per me Cosimo I e Cosimo il Vecchio erano la stessa persona per capirsi. Ora, a distanza di tanti anni, non dico di averci cenato insieme ma poco ci manca. Ho scritto centinaia e centinaia di articoli, tra cui una parte a carattere scientifico, dei libri e ho fondato per l’appunto una rivista scientifica dedicata interamente ai Medici.

Che idea si è fatto in merito alle analisi tossicologiche di Francesco Mari nel 2006?

Mari ha realizzato delle analisi su dei reperti trovati sotto al pavimento della ex – dal momento è stata ricostruita in altra sede – Chiesa di Santa Maria a Bonistallo. Potevano benissimo essere reperti umani. Voglio dire, è consuetudine che alcuni morti venissero sepolti sotto le chiese. Ora, stabilire effettivamente a chi appartenessero quei reperti credo fosse un qualcosa tutto tranne che semplice. In primo luogo perchè si trattava di reperti oramai pietrificati. Inoltre, cercare di incrociarli con le ossa di Francesco I per ricavarne il DNA si trattava dell’ennesima impresa. I tessuti infatti erano già scomparsi totalmente quando negli anni 40, a seguito di una riesumazione dei resti dei Medici a scopo antropologico, le ossa erano state “ripulite” come neanche un cane sa fare. Insomma, nessuna minuscola traccia dalla quale poter ricavare materiale genetico. Dall’altro canto, anche se si fosse trattato effettivamente dei visceri dei corpi di Francesco I e Bianca Cappello, sappiamo dai documenti che i loro corpi vennero eviscerati per imbalsamazione e i visceri inseriti in quattro piccoli orci di terracotta, procedura questa che comportava, per allungare i tempi della decomposizione, che i visceri venissero ricoperti di arsenico. Era perciò normale trovare dell’arsenico. L’idea che mi sono fatto è molto semplice: questa ricerca dava dei risultati, ma poi la verità è quella che dimostrano i fatti. E purtroppo non esiste una prova certa nemmeno sul fatto che quelli fossero effettivamente i resti dei corpi.

La scoperta del sepolcro di Bianca potrebbe essere determinante ai fini della verità storica?

Credo assolutamente che offrirebbe un’imperdibile opportunità. In primis perchè se questo luogo di sepoltura desse i suoi frutti potrebbe darci delle risposte sulle cause della morte. Il professor Fornaciari nella ricerca del 2009 ha affermato di aver trovato tracce della proteina del plasmodio falciparum, il parassita responsabile della trasmissione della malaria, sui resti del corpo di Francesco I. Lui ha avuto la malaria, e anche il fatto che amasse la pesca e la caccia sono elementi importanti a sostegno di ciò. Tuttavia dimostra solamente che lui ha avuto la malaria, non che sia stata per forza la sua causa di morte. Ci dobbiamo perciò fidare dei documenti che ci sono pervenuti per appurarlo, e tra i documenti e noi c’è Ferdinando I, non ce lo scordiamo. Noi sappiamo quello che lui ha voluto che sapessimo. Trovare il suo corpo ci potrebbe perciò, come in questo caso, aiutare a capire come è morta. In secondo luogo, se avessimo il suo DNA potremmo incrociarlo con quello del presunto figlio di Bianca e Francesco, tale Don Antonio sepolto nelle Cappelle Medicee, e provare che esso sia effettivamente loro figlio.

E’ sempre dell’idea che si trovi nella Basilica di San Lorenzo?

Nel mio ultimo libro che ho pubblicato ho fatto delle ipotesi su dove possa effettivamente trovarsi il corpo di Bianca Cappello. Si trova, a parer mio, in un vano corrispondente al sotto chiesa, ma fuori dalla chiesa, ai piedi della scala che introduce al tesoro di San Lorenzo. C’è anche una lettera che ci è pervenuta che lo afferma. Inoltre, undici anni fa, ho chiesto al Prof. Marchisio dell’Università di Pisa, oggi splendido pensionato, di fare un’indagine specifica, dalla quale si è appurato effettivamente che in quel vano, sotto al pavimento, c’è un vuoto di dimensioni tra i 30 e i 70 cm compatibile con una sepoltura umana: come quella di Bianca che, per l’appunto, non compare in alcun sepoltuario della basilica. Questo lascerebbe perciò presumere che si tratti effettivamente dell’inumazione di Bianca Cappello, anche se per esserne certi dovremmo scavare.

“Mi auguro che ci sia qualcuno che consideri la storia e che si trovino le risorse – conclude Ferri” – “ma soprattutto la voglia e il coraggio, per fare questa ricerca, dal momento che Bianca negli ultimi 270 anni è stata cercata ovunque. Qualcuno a metà Settecento ha affermato di aver trovato il corpo di Bianca Cappello: il bibliotecario di San Lorenzo, grazie a dei ricordi lasciati da Bernardo Buontalenti che si occupò della sua sepoltura. Ma ahimè non ci ha trasmesso le “coordinate gps”. Possiamo prendere per vera perciò soltanto l’affermazione riguardo al ritrovamento del corpo, e questo escluderebbe il fatto che fosse stata gettata in una qualche fossa comune, come nell’Ottocento qualcuno credeva. Bianca è perciò là dentro, non è fuori dalla Chiesa o in altre zone. Non è insieme a tutti, anche perché quando lei muore gli altri della dinastia erano ancora temporaneamente depositati ma non seppelliti, divisi tra la Sagrestia Vecchia e la Sagrestia Nuova. Quando Ferdinando pronuncia la frase “mettetela dove volete, basta che non sia con i nostri” si riferiva al fatto di non seppellirla in una delle due Sagrestie. Bernardo Buontalenti perciò, sceglie questo vano, a parer mio anche simbolico, dal momento che sopra ad esso corrisponde la cappella dei Santi Cosma e Damiano, guarda caso protettori dei Medici. Basta chiacchiere, mano al piccone.”

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