Lapo Tanzj, trentaquattro anni, laureato in Economia, è imprenditore dal 2006, anno in cui ha fondato la società di consulenza LAMA Development and Cooperation Agency. A partire dal 2010 ha iniziato a
lavorare in Cina più precisamente da Shangai, e dopo 3 anni di residenza ha fondato la società di consulenza Shanghai L3-Lab Consulting (www.l3-lab.com) per lavorare con aziende internazionali che vogliono fare business development in Cina. La società di cui Lapo è presidente si occupa di tre settori: agroalimentare (food and beverage) che spazia da prodotti alimentari al beverage a tutto il tema degli alcolici, vino e superalcolici. Le aziende danno il mandato e LAMA accelera le vendite sul mercato cinese, occupandosi prima della parte strategica e poi della parte promozionale e commerciale. Inoltre Lifescienze, ovvero tutto ciò che riguarda la salute: organizza infatti corsi di formazione per medici cinesi in italia, scambi scientifici tra strutture ospedaliere e medici italiani e cinesi. Infine Lifestyle, cioè tutto ciò che può esprimere l’Italia o altri paesi europei, come prodotti di arredamento, oggetti per la persona o moda:  in questo settore si occup della consulenza strategica ed organizzativa, ma non commerciale, per le aziende che vogliono lavorare meglio sul mercato cinese. 

Dottor Tanzi, perché ha scelto proprio la Cina?

“Una ragione: il mercato. Estremamente interessante, in grande crescita e quindi ricco di opportunità, inoltre c’è poca presenza internazionale, tutti motivi che permettono di lavorare in un mercato solido. Il secondo motivo è dato dal caso, perché avevo fatto altre esperienze in altri paesi molto più complessi, ma quando sono arrivato in Cina ho capito che lì c’era l’opportunità. il caso mi ha portato in Cina per un piccolo progetto un medico, e diciamo che grazie a questa proposta e la visione di questa opportunità, ho deciso di provarci.”

 

La crisi odierna va sempre più ad aumentare; il suo settore di lavoro ne risente?

“Innanzi tutto io ho iniziato a lavorare nel 2006, negli anni della crisi già forte, quindi ho lavorato sempre in periodo di crisi, non conosco altri momenti, quindi sono andato a cercare un mercato dove la crisi non c’è anzi c’è una crescita esagerata: infatti le aziende italiane che al giorno d’oggi vogliono competere col mondo devono avere necessariamente l’obbiettivo di fare più export, di vendere più all’estero e in generale lavorare di più all’estero, o anche avere più tecnologia, e ciò che noi facciamo è lavorare principalmente con l’estero. Quindi il mercato c’è e la crisi ci interessa il giusto.”

Quali sono stati i cambiamenti maggiori nel suo ambiente di lavoro rispetto a quando ha iniziato a lavorare?

“L’ambiente lavorativo è andato a migliorare su un aspetto: c’è più consapevolezza di quello che avviene sul mercato cinese, quindi le aziende iniziano piano piano a fare le cose sempre più giuste. E’ una cosa positiva, perché se pensano di fare la cosa giusta mentre in realtà è sbagliata è difficile lavorarci, invece iniziano a fare la cosa giusta perché sono più consapevoli di cosa possono e non possono fare sul mercato. Poi un’altra cosa che è cambiata è che 10 anni fa era molto più facile trovare grandi aziende che lavoravano in Cina, con le quali era molto difficile lavorare perché collaboravano con le grandi società di consulenza e con grandi studi di avvocati, ora dopo dieci anni tutte le aziende cercano e provano a lavorare in Cina, e ci si apre un mercato di aziende che sono interessate a notizie più “customizzate”, e che noi essendo una società specializzata siamo in grado di dare. Il mercato cinese si evolve molto velocemente, infatti in 10 anni è cambiato molto.”

Quali sono secondo lei le differenze più significative tra il mercato cinese e quello italiano?

“Una cosa sola ti dico per semplicità perché ce ne sarebbero troppe, qui dobbiamo rendere più efficienti e produttive cose già esistenti, lì dobbiamo creare nuove cose. Il mercato cinese si lancia molto sulle nuove attività imprenditoriali e l’innovazione, mentre da noi creare nuove aziende e introdurre l’innovazione è ben più complesso. Il mercato cinese tende all’evoluzione, mentre quello italiano è ancora molto statico.”

Personalmente lei come si trova a lavorare in Cina?

“Mi sono divertito e mi diverto ancora molto: lo trovo entusiasmante, mi piacciono molto i cinesi perché hanno un loro schema, un loro modo di ragionare, se uno capisce subito alcune cose capisce subito dove si può lavorare, dove si può essere amici o no, non senza fatiche, perché all’inizio tutte queste barriere le ho dovute superare, studiando, provando, facendo dei progetti che sono stati difficili e a volte anche fallimentari.

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