Un Oceano dai fondali inquietanti e non sempre puliti. Il web  in cui navighiamo ogni giorno rappresenta solo una minima percentuale dei contenuti reali della rete (circa il 4%).  Sotto la “superficie” vi è il cosiddetto “Deep web”, la parte del web inaccessibile ai comuni strumenti utilizzati per navigare e quindi non indicizzata dai motori di ricerca come Google. Per capire questa divisione è utile la metafora dell’iceberg in cui la parte più piccola al di sopra del mare è il web accessibile mentre sotto la superficie del mare si trova il “grosso” dell’iceberg, cioè il deep web. Alcune recenti analisi per determinare l’effettiva grandezza del web “sommerso” hanno riportato che i documenti complessivi dell’Internet sarebbero circa 400 miliardi contro i “soli” 4,6 miliardi di pagine web indicizzate dai browser.

Il deep web è il luogo in cui possibile svolgere tantissime attività da quelle più “tranquille” a quelle più discutibili e illegali come il traffico di droghe e armi ma anche il furto di informazioni personali come le credenziali di carte di credito e la violazione di account di social network e servizi online, tra cui Amazon e Spotify. Tutto ciò è possibile nel Dark web o web oscuro, una parte ancora più complessa da esplorare all’interno del deep web. Il Dark web infattinon solo non è indicizzato dai motori di ricerca ma necessita di software speciali attraverso cui effettuare l’accesso. Uno di questi è TOR (acronimo di The Onion Router), un sistema di comunicazionesviluppato negli anni ‘90 da Paul Syverson e Micheal Reed per proteggere le comunicazioni dei servizi segreti americani. Esso viene utilizzato perché permette di nascondere il proprio indirizzo IP rimanendo anonimi e impendendo l’intercettazione dei dati. Infatti la comunicazione tra il client e il server viene cifrata dalla fondazione omonima e da volontari sovrapponendo tre successivi strati di crittografia ai dati di trasmissione che vengono fatti transitare attraverso computer intermedi, detti onion router, nascondendone origine e destinazione.Per questo motivo TOR viene molto usato anche da giornalisti, whistle blower e dissidenti che non possono esprimersi liberamente e sono a rischio di rappresaglia da parte di criminali e stati autoritari.

Il dark web oltre che essere utilizzato come luogo in cui poter dire la propria opinione senza avere delle ripercussioni, è per la maggior parte composta da siti che offrono una varietà di servizi che non si limitano alla vendita di droga o armi: è possibile acquistare usando i Bitcoin, una moneta digitale, documenti contraffatti con i medesimi ologrammi, filigrane e materiali di quelli originali oppure un hacker in grado di rovinare la vita di una persona inserendo immagini pedopornografiche o file compromettenti nel suo smartphone. Addirittura vi sono certe pagine web che permettono di assoldare killer professionisti con un semplice click.

Qualche anno fa, il più grande mercato nero del web, la cosiddetta Silk Road meglio conosciuta come l’eBay del narcotraffico, ha chiuso tutti i suoi tunnel digitali dopo il raid effettuato dagli agenti dell’FBI con il supporto delle autorità di New York. Il giovane amministratore Ross Ulbricht che gestiva un esteso impero con più di 100mila utenti ed un volume d’affari da circa 1,2 miliardi di dollari è stato condannato all’ergastolo per traffico di droga, pirateria informatica e riciclaggio di denaro sporco.

Questa parte del deep web è in breve tempo divenuto l’underground criminale dell’internet convenzionale e addentrandosi nei meandri di esso si ha la sensazione di trovarsi in un assurdo e surreale bazar affollato e maleodorante fatto di bancarelle sulle quali è possibile trovare di tutto. Un market-place dell’incredibile, dove nulla è proibito, progettato per essere libero (da regole) e pirata, dove intenditori provenienti da ogni parte del pianeta, privi di scrupoli e senza regole, sono pronti a contrattare su tutto.

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