Nelle serate fra il 10 e il 18 Febbraio va in scena al Tetro Niccolini di Firenze l’ opera di Sergio CasesiPrigionia di Alekos”, vincitore del premio Pergola per la nuova drammaturgia, prodotto dal Teatro della Toscana.

Si potrebbe dire che lo spettacolo è iniziato ancora prima che partisse l’ opera, grazie ad una particolare , se si vuole geniale , trovata della regia. Ad accogliere il pubblico c’ erano infatti tre soldati che indossavano delle maschere di avvoltoio che urlando e puntando torce cercavano Alekos che si era nascosto tra le file del pubblico. Il tutto accompagnato da un bellissimo gioco di luci e proiezioni sulla sala.

La regia che era affidata a Giancarlo Cauteruccio raccontava alcuni momenti della prigionia di Alexandros Panagulis e le torture da lui subite, infertegli dal medico Calidonio e dal Colonnello Hazizikis. La scena era molto statica in quanto ferma sempre sulla cella di Alekos dove appunto si è svolta tutta l’ opera. Sicuramente efficace per dare al pubblico un’ idea di quello che Panagulis ha passato in quegli anni, un ambiente povero e solitario.

I modi di recitazione erano molto vari, si passava da monologhi sulla disperazione del prigioniero a fasi comiche , come spesso avveniva nei dialoghi con Dalì. Forse certe scene potevano risultare eccessive per via di un  linguaggio un po’…  espressionista. Alcuni monologhi risultavano essere molto profondi e astratti e questo forse è dovuto al fatto che Panagulis era anche poeta (in carcere scrisse alcuni versi usando il materiale che trovava ).

Il personaggio di Alekos interpretato da Fulvio Cauteruccio riproduceva bene i pensieri e le angosce che il suo personaggio poteva aver vissuto realmente. Spesso si interrogava su cosa fosse la libertà o quale fosse il pensiero degli Dei o addirittura se esistessero davvero. Era presente nei suoi pensieri una voce femminile che spesso gli parlava, una probabile allegoria di speranza di rivincita e di libertà. Questo personaggio ha anche una forte attrazione per il vento e le stelle, legati anche loro ad un pensiero di spensieratezza e rilassatezza.

Trova molto conforto nello scarafaggio Dalì, così chiamato per il suo baffo. Compagno di prigionia di Alekos, spesso i due si intrattengono in divertenti scambi di opinioni anche se non manca la condivisione della disperazione per essere in quel luogo buio e triste del carcere. Lo si può intendere anche come la ragione e la razionalità di Alekos in alcuni momenti, ad esempio con l’ incontro fra Panagulis e il Vecchio Cieco, interpretato da Roberto Visconti (sempre da Visconti è interpretato il personaggio di Caronte), anche se Dalì  gli spiega che non è altro che un vecchio ubriacone. Molto belli e adeguati i costumi del colonnello e del medico. Hazizikis, rappresentato da Carlo Sciaccaluga, è il classico Colonnello cattivo della prigione, paura dei prigionieri e l’ incubo di Alekos. Cerca di convincerlo a parlare, anche con l’ inganno e la persuasione. Usa modi violenti ed un linguaggio molto pesante ma d’ altronde  i “cattivi” non si definiscono cosi per caso. Il medico Calidonio, interpretato da Francesco Agirò rappresenta la sottomissione al potere,  cosa che ememrge anche in corso d’ opera in un monologo tutto suo.

Ad accompagnare lo spettacolo c’è la musica di Ivan Fedele e la fisarmonica di Francesco Gesualdi oltre ad alcuni giochi di luce molto raffinati. I costumi e  le immagini invece sono affidati a Massimo Bevilacqua che ha messo in scena ottimi outfit ed un palcoscenico molto originale.

Il pubblico ha quasi riempito tutta la platea e si è dimostrato molto coinvolto. Lo spettacolo ha avuto successo, con applausi convinti e prolungati.Valutazione nel complesso positiva perché lo spettacolo è risultato molto inerente al tema trattato con i personaggi che si sono ben immedesimati nei loro rispettivi ruoli.

 

PRIGIONIA DI ALEKOS

di Sergio Casesi

con Fulvio Cauteruccio, Roberto Visconti, Domenico Cucinotta, Carlo Sciaccaluga, Francesco Argirò

alla fisarmonica Francesco Gesualdi

voce off Claudia Ludovica Marino

regia Giancarlo Cauteruccio

musiche Ivan Fedele

scene André Benaim

costumi e immagini Massimo Bevilacqua

colonna sonora Giancarlo Cauteruccio

elaborazioni video Alessio Bianciardi

ricerche iconografiche Anna Giusi Lufrano

direttore di scena Emiliano Gisolfi

capo elettricista Loris Giancola

fonica Pietro Sciagrà

sarta Augustina Gadea

assistente alla regia Francesca Caruso in stage per Master-Università “La Sapienza” di Roma

 

Durata: 1h e 30’, atto unico.

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