Molti studiosi ipotizzano l’idea che il nostro cosmo sia solo uno degli infiniti universi possibili facenti parte del così detto “Multiverso”, le cui dimensioni sono tali da avere come conseguenza che da qualche parte al di fuori del nostro spaziotempo possano esistere esseri uguali a noi. Perciò potremmo vivere nello stesso istante vite parallele in universi separati, identici per struttura e leggi fisiche, che si influenzano, ma che non possono interagire fra loro.

Nel 2007 il telescopio spaziale WMAP scoprì una sorta di macchia oscura nell’universo, una voragine fredda nella radiazione cosmica di fondo, distante fra i 5 e i 6 miliardi di anni luce dalla Terra, con un diametro di 900 milioni anni di luce. Secondo Laura Mersini Hounghton, cosmologa dell’Università del North Carolina, si tratterebbe “dell’impronta indelebile di un altro universo oltre il nostro”, infatti non solo non è mai stato trovato un vuoto così grande, ma nessuna ipotesi sulla struttura dell’universo lo aveva previsto. Secondo questa teoria esisterebbero 10^500 universi , ciascuno con le proprie leggi, e questa macchia sarebbe la testimonianza della correlazione quantistica fra un universo e il nostro, al momento della sua nascita. Nel 2013 la sonda Planck dell’agenzia spaziale europea (ESA) che si occupava dello studio del fondo cosmico di microonde, raccolse dei dati che sembrerebbero confermare questa ipotesi: i ricercatori hanno potuto mappare la radiazione cosmica di fondo, presente dalla nascita dell’universo 13,8 miliardi di anni fa, dove sono risultate evidenti delle anomalie che secondo i cosmologi potrebbero essere riconducibili all’attrazione esercitata da altri Universi al di fuori del nostro.

Il primo a parlare di multiverso è stato Hugh Everett nel 1957, in una tesi di dottorato “interpretazioni a molti mondi” secondo cui ad ogni singolo evento l’universo si sdoppia dando origine a due universi uguali in tutto tranne che per l’esito dell’evento. Le sue teorie concordano con la meccanica quantistica e risolvono alcuni paradossi temporali. Questi universi seppure strutturalmente identici non sono comunicanti ma potrebbero esercitare un’influenza reciproca. Questa ipotesi pur avendo formulazioni scientifiche diverse, è una possibile conseguenza della teoria delle stringhe che tenta di conciliare il conflitto fra la meccanica quantistica e la meccanica classica, e si basa sul fatto che l’universo può essere descritto in termini di stringhe infinitamente piccole di energia, che vibrano su frequenze diverse in un multispazio a 10 dimensioni più 1 temporale, che non possono essere percepite in maniere diretta. Se ciò è vero la teoria delle stringhe potrebbe spiegare le particelle subatomiche e la gravità, unificando le due fisiche (quantistica e classica). Alcuni esperimenti al CERN di Ginevra potrebbero confermare questa teoria grazie alla macchina Large Hadron Collider in grado di far collidere delle particelle ad alta energia: se alcune di queste, residue dal processo di collisione, fossero espulse dalla nostra dimensione, porterebbero via una certa quantità di energia e se venisse riscontrata una differenza fra la quantità di energia prima della collisione e dopo, confermerebbe che dell’energia è stata dispersa, dunque l’esistenza di più dimensioni sarebbe reale. Sebbene la teoria del Multiverso debba essere oggetto di ulteriori studi scientifici per essere validata, la sua veridicità rappresenterebbe un passo eccezionale per la comprensione della realtà che ci circonda e non solo un’ipotesi sibillina.

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