Il polmone principale del nostro pianeta, la Foresta Amazzonica sta bruciando da circa 20 giorni a un ritmo incredibile, mettendo a rischio il 20% della produzione di ossigeno sul nostro pianeta.

Un fatto già di per sé terribile e scandaloso ma aggravato dalle sue cause e dalla copertura mediatica, inizialmente assente.

È infatti assurdo il fatto che il noto incendio alla cattedrale parigina di Notre Dame del 15 aprile sia stato annunciato già dai primi instanti e seguito globalmente con apprensione e drammaticità mentre i terribili incendi della foresta più importante al mondo siano stati annunciati attraverso i post di pochissimi account sui social per poi arrivare solo in questi giorni nelle notizie principali di cronaca.

Gli incendi in corso

Le ragioni di questa iniziale omissione sono probabilmente dovute alla natura degli incendi stessi, non accidentali ma appiccati volontariamente per disboscare il terreno e mandare via gli indigeni al fine di ricavare spazio per le coltivazioni intensive di palma da olio, che nonostante le numerose proteste in passato contro il suo uso viene ancora richiesta in quantità impressionanti.

Le coltivazioni al ridosso della foresta

I rischi di queste pratiche purtroppo sono già noti da anni: perdita della biodiversità, già a rischio, danni al ciclo di assorbimento del carbonio e della produzione di ossigeno, oltre che alle persone residenti nelle aree interessate e al conseguente aumento della povertà.

Tanti puntano il dito sul presidente del Brasile Jair Bolsonaro, che già da tempo è accusato di negare e oscurare notizie riguardanti le condizioni ambientali del paese, oltre che attribuire la colpa alle Ong ambientaliste.

Il suo collega francese Macron ha chiesto attraverso un tweet di discutere immediatamente del problema tra i membri del G7, con conseguente risposta di Bolsonaro che lo accusa di sensazionalismo e di mentalità colonialista.

Intanto la città brasiliana di San Paolo, a 2700 chilometri di distanza è stata completamente oscurata dal fumo alle tre di pomeriggio ora locale, in uno scenario impressionante e apocalittico.

Già pochi giorni prima il presidente Bolsonaro aveva licenziato Ricardo Gãlvao, presidente dell’Istituto nazionale di ricerche spaziali del Brasile (Inpe), dopo le affermazioni dello scienziato secondo il quale era stato rilevato un aumento dell’83% dei roghi rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso: 73 mila incendi contro 40 mila.

La deforestazione illegale non è solo una delle tante bufale che girano sul web ma è chiaramente documentata da numerosi studi e rapporti tra i quali quello della FERN, Ong olandese che attraverso il rapporto del 2015 Stolen Goods: the EU’s complicity in illegal tropical deforestation (Beni Rubati:

la complicità dell’UE nella deforestazione illegale delle foreste tropicali) ha denunciato la responsabilità dei paesi europei nell’utilizzo di materie prime ottenute attraverso questi metodi.

Il rapporto in questione Si basa sui numerosi studi che documentano la deforestazione illegale finalizzata alla produzione di carne bovina, pellame, olio di palma e soia.

La maggior parte dei prodotti agricoli di origine illegale che entrano nell’UE proviene dal Brasile dove si stima che circa il 90% della deforestazione sia illegale, cioè anche per mezzo di incendi simili a quelli attuali.

Viene inoltre riportato che i Paesi Bassi, l’Italia, la Germania, la Francia e il Regno Unito importano il 75% dei prodotti illegali consumati in Europa per un valore di 6 miliardi di euro all’anno.

La notizia degli incendi sta finalmente facendo il giro del mondo, anche attraverso le numerose immagini e video strazianti di animali, persone, case, piante e terreni coinvolti nei roghi, aldilà della circolazione di alcune bufale e foto non veritiere che in ogni caso hanno contribuito ad attirare l’attenzione.

Una delle foto più utilizzate nei tweet sull’incendio che risale in realtà a anni prima

Molto toccante è invece il video di una testimone diretta e abitante dei luogo che a parole forti esprime il proprio sdegno e disperazione chiaramente riferendo come causa degli incendi la deforestazione illegale, pubblicato dalla Sunrise Movement.

Possiamo solo augurarci che vengano seriamente prese in considerazione misure governative per evitare di ripetere episodi simili per impegnarci davvero nella salvaguardia del pianeta e di tutti noi.

Link al trattato Stolen Goods: the EU’s complicity in illegal tropical deforestation https://www.fern.org/fileadmin/uploads/fern/Documents/Stolen%20Goods_Press%20Release_FINAL%20IT.pdf

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