Il Rettore dell’ateneo fiorentino, prof. Luigi Dei, parla di Primo Levi, di come la chimica gli salvò la vita nell’inferno di Auschwitz

“Un detto dice che la salvezza viene dal cielo, ma il chimico dovrebbe dire che la salvezza viene dal cerio”, queste parole del Professor Luigi Dei possono riassumere la sua lezione dal titolo “Cerio e Carbonio: Primo Levi fra chimica, letteratura e memoria”, tenuta il 15 febbraio presso il Liceo Scientifico Leonardo da Vinci.

Il prof. Dei è docente ordinario di chimica presso l’Università degli Studi di Firenze, di cui è Magnifico Rettore dal 2015. Questa lezione è stata realizzata nel 2019, in occasione del centenario dalla nascita di Primo Levi e 150° anno dalla Tavola Periodica di Mendeleev. Il professore ha recuperato Cerio, l’undicesimo racconto del “Sistema Periodico” (raccolta di racconti pubblicata nel 1975, ognuno dei quali aveva il nome di un elemento della tavola periodica), in cui Primo Levi parla della sua esperienza nel campo di concentramento ad Auschwitz., integrando la narrazione con la spiegazione di vari processi chimici coinvolti.

Mangiare, procurarci da mangiare, era lo stimolo numero uno, dietro a cui seguivano tutti gli altri problemi di sopravvivenza”, questa citazione del libro spiega efficacemente la condizione di vita dei deportati, che rubavano tutto quello che potevano per sfamarsi. Quindi Levi, lavorando nei laboratori chimici del campo, rubò tutta la materia che giudicò commestibile o come un possibile guadagno di pane.  Primo – come ha spiegato il rettore universitario-  fece quattro disperati tentativi per procurarsi da mangiare.   Cercò di ricavare dalla paraffina  (la componente delle candele), che è un idrocarburo saturo, degli acidi grassi, che forniscono dell’energia. Ma quello che ricavò aveva un sapore talmente sgradevole, che rinunciò a venderlo.

Il secondo tentativo fu quello di bruciare la cellulosa, sostanza non digeribile , ma – come ha detto Luigi Dei-  se veniva riscaldata alla “temperatura microscopica”, alla quale si rompono i polimeri (strutture molecolari), si possono ricavare zuccheri, che forniscono molta energia. Ma il risultato si presentava così male che Primo le giudicò non commerciabili. Terzo tentativo: nutrirsi di glicerina, che è un componente della molecola di trigliceride (sostanze grasse che forniscono molte calorie). Quindi Levi si sforzò di ingerirla e digerirla. Cosa successe? Per spiegarlo il professore ha dovuto spiegare il processo dell’osmosi, secondo il quale la materia va spontaneamente da dove ce ne è di più a dove ce ne è di meno. Per questa legge l’intestino di Primo Levi si riempì d’acqua e gli causò sgradevoli effetti, che lo fecero stare male.

Infine l’occhio del chimico notò dei cilindretti grigi, inodori e insapori, di cui egli non sapeva che natura chimica avessero. Per scoprire cosa fossero ricorse al metodo dell’attrito: “quando c’è attrito- come ha spiegato il Magnifico Rettore-si sviluppa energia termica e aumenta la temperatura “. Se si raschia, come fece Primo con il suo amico Alberto, un coltellino su un cilindretto del genere  si svolgono circa 150-200  gradi (la temperatura di auto-ignizione o auto-incendiamento) e si sviluppa una fiamma gialla, da cui loro , essendo chimici, capiscono subito che c’era del cerio (un elemento molto raro), ma era così duro che ci doveva essere anche del ferro. La lega ferro-cerio era utilizzata per costruire le pietrine per gli accendini. Quindi i due chimici lavorarono per tre notti e produssero 120 pietrine e grazie ad esse si guadagnarono 2 mesi di vita, riuscendo in qualche modo a venderle. Quei 2 mesi che mancavano ai russi per liberare AusMa, quando

il campo fu liberato il 27 gennaio 1945, Primo era in infermeria, poiché si era ammalato, mentre Alberto era già stato portato via e ucciso. 

“La salvezza grazie alla chimica- ha concluso il professore- quella chimica che sta tutta nella tavola periodica di Mendeleev, che racchiude tutto l’universo”. Per il mestiere del chimico ci vuole occhio e pazienza, se Levi non avesse avuto queste capacità, chissà se si sarebbe salvato lo stesso.”

La conferenza si è conclusa con la visione di un video molto suggestivo realizzato proprio dal rettore, che parlava del carbonio, ispirandosi all’omonimo racconto di Levi: “immaginate di montare a cavallo su quell’atomo di carbonio che si trova su quel fumo che esce dai camini dei crematori del campo.  Immaginate che quell’atomo, dopo una serie di mirabili reazioni chimiche, sia finito in una molecola che vive insieme a noi.  Questa è una nozione di memoria che è molto più vicina a noi di quanto possiamo immaginare.”

Il professor Dei è riuscito a mescolare, come avviene in una reazione chimica, importanti nozioni scientifiche con  la memoria degli stermini di massa del ventesimo secolo, formandone una conferenza che ha emozionato tutti gli spettatori presenti.

Il prof. Luigi Dei