Nel Canto X dell’Inferno, Dante, giunto al girone dei eretici, incontra Farinata degli Uberti, la cui famiglia fu sempre in conflitto con gli Alighieri. Dopo una prima parte del confronto caratterizzata da uno scambio di stoccate tra i due personaggi, questi riconoscono di avere come punto in comune l’esilio e ciò funge da pacificatore dopo la prima fase del dialogo, tanto che Dante si rivolge a Farinata augurando che i discendenti di quest’ultimo possano trovar pace. Oltre a questo Dante e Farinata condividono un amore vero per la città di Firenze.

Dante e Virgilio presso la tomba di Farinata

Ma andiamo con ordine, Farinata degli Uberti (1212-1264), fu un leader dei ghibellini fiorentini (fazione politicamente opposta a quella di Dante che sarà sempre vicino ai guelfi bianchi). Nel 1250 verrà esiliato insieme alla sua famiglia con la quale andrà a Siena (nemica ghibellina di Firenze). Nel 1260 egli si rende protagonista della battaglia di Montaperti che causa ingenti perdite tra i fiorentini; dopo il conflitto, durante un convegno ghibellino a Empoli viene deciso di distruggere Firenze ma Farinata si oppone minacciando di riprendere le armi, tale opposizione risultò decisiva.

Dante nel suo dialogo con Farinata ci dà una grande lezione di umanità: nonostante i contrasti dobbiamo porre in primo piano ciò che ci unisce. La validità di questo messaggio va al di là di quello che è il tempo, fino ad arrivare a noi. Il superamento dei conflitti, riconoscendo ciò che accomuna due persone si ripresenta più volte nella storia, risultando talvolta decisivo. È proprio questo il caso dei padri costituenti: essi pur essendo politicamente divisi, hanno saputo mettere davanti alle loro divisioni ciò che era la loro volontà di fondare uno stato moderno e soprattutto di evitare che poteri dispotici e assolutistici, come il fascismo, potessero di nuovo prevalere. Da questa unione di intenti nacque quello che è, a giudizio di molti esperti, uno dei testi giuridici più belli e completi, la Costituzione italiana.

Nel mondo di oggi troviamo molte applicazioni dell’insegnamento di Dante. Un esempio di ciò possono essere i minuti di raccoglimento prima delle partite di calcio ove due squadre avversarie si raccolgono insieme in mezzo al campo per rendere omaggio ad un personaggio che è venuto a mancare o a un evento drammatico accaduto nei giorni precedenti al match. Un altro esempio sta nel moderno concetto di gruppo classe, ove si mettono da parte le proprie antipatie verso il comune obbiettivo di una formazione più completa e verso una convivenza più pacifica possibile.

Il messaggio lanciato dal poeta fiorentino nel decimo canto dell’Inferno risulta quanto più emblematico se riferito alla drammatica situazione che stiamo vivendo. Adesso più che mai sarebbe necessario un dialogo e una riflessione che metta in secondo piano quelle che sono le idee personali e metta al centro il bene comune. Quest’ultimo concetto, complicato, si può semplificare nelle indicazioni forniteci dalle autorità in questi giorni a cui dobbiamo adeguarci indifferentemente dalle nostre idee.

Il grande insegnamento di Dante espresso con questo dialogo è semplice e chiaro, talvolta risulta difficile da applicare per la nostra faziosità, che ricorda quella dei fiorentini del Trecento.