Occorre definire prima di iniziare i tempi del post Covid-19. Il vaccino per questo virus, come riportato dal Ministero della Salute richiede tra i 12 e 18 mesi, tuttavia sembra irrealistico poter ricominciare a vivere come prima data la situazione. Le nostre abitudini, la nostra economia cambieranno e ciò sarà dettato dalle mutazioni generate da questa epidemia che sta sconvolgendo il nostro Paese.

Molti economisti hanno definito la crisi da Covid-19 come la crisi economica più importante dal dopoguerra. Roberto Perotti, docente di economia politica, sottolinea che l’instabilità dei mercati non si arresterà fino a quando non ci sarà stabilità anche dal punto di vista sanitario.

I crolli economici derivati dal Coronavirus sembrano devastanti, infatti, come riportato dal presidente di Confcommercio ad un’intervista a Repubblica, solo a marzo i fatturati hanno avuto un calo di 9 miliardi e si stima che nel 2020 le perdite totali si attestino sui 52 miliardi.

Queste perdite economiche sicuramente influiranno anche sul nostro stile di vita, sui nostri bisogni.

Scuola

La scuola per adesso procede attraverso quella che è la didattica a distanza. Questa condizione sta portando sia docenti sia studenti ad arricchire il loro bagaglio in fatto di tecnologia e sicuramente tracce di questo resteranno nel tempo. Non è difficile immaginare un modello di didattica a distanza anche per settembre dell’anno prossimo, infatti sia per esigenze strutturali sia didattiche la scuola non può permettere di attuare quelle che sono ad oggi le regole imposte dal governo (un metro di distanza tra banco e banco e tra persona e persona oltre all’uso di dispositivi di protezione personali). Si può ipotizzare un modello che preveda una parte degli studenti a scuola e una parte a casa oppure lo sviluppo di una piattaforma che permetta molta più interazione tra docenti e studenti.

D’altro canto si può immaginare anche un rimaneggiamento di quello che è il rapporto professore alunno che da anni sta alla base della buona didattica. Questo sicuramente era un rischio importante ma preventivabile e necessario in un futuro in cui il digitale diverrà sempre più protagonista.

La sfida che però si deve porre l’Italia è quella di rendere accessibile a tutti la didattica a distanza poiché attualmente solo 1/3 delle famiglie italiane possiede un computer e ciò mette in difficoltà lo studente nel seguire le lezioni online.

Estate 2020

Ci apprestiamo a vivere un’estate sicuramente diversa da tutte quelle precedenti. Infatti, considerando anche i soldi persi da ristoranti e alberghi, che ammontano ad un totale di 23,4 miliardi di euro, e tenendo conto della condizione sanitaria in cui versa tutto il mondo, è impensabile vedere alberghi sold-out o stabilimenti con ombrelloni ad un centimetro uno dall’altro.

Oltre a ciò dobbiamo mettere in conto un rincaro dei prezzi in questi settori date le ingenti somme perse da albergatori e ristoratori. Dobbiamo supporre anche che oltre a ciò si dovranno rispettare le distanze di sicurezza in caso di riapertura. Questo sta a significare per i ristoratori la metà dei coperti e per gli albergatori molte restrizioni (ad esempio il non poter garantire il servizio di ristorazione al numero di clienti di prima o un accesso ridotto all’area wellness) che forzerà forse in alcuni casi la chiusura dell’attività. Gli stabilimenti balneari saranno obbligati inoltre a dimezzare il numero degli ombrelloni per poter rispettare il metro di distanza.

Questa crisi porterà probabilmente, come sottolineato dagli economisti, alla chiusura di attività a conduzione familiare che caratterizzano il nostro territorio.

Un mercato che sta avendo grande diffusione in questo momento è il cibo da asporto. Questo probabilmente sarà per i ristoranti l’unico modo per sopravvivere a questa crisi che sta prendendo tutto il mondo. Già alcune grandi catene di fast-food si sono provviste di questo servizio (McDonald e Burger King) tramite servizi come Glovo o Just Eat etc. Ordinare cibo online nell’immediato futuro entrerà d’obbligo nelle nostre abitudini dato che tutti i ristoranti sono chiusi e probabilmente nel futuro porterà a tener in maggior considerazione l’idea di farsi portare il cibo a casa piuttosto di andare a mangiare al ristorante.

Spesa e shopping

Codacons parla di un calo di consumi di 2000 euro a famiglia e 864 per cittadino residente. Questo sta a indicare che gli italiani adesso spendono meno stando a casa e questo è facilmente riconducibile a due motivi: gran parte dei lavoratori si trova in cassa integrazione e quasi tutti i negozi, esclusa la filiera alimentare, sono chiusi. La cassa integrazione per gli stipendi minimi prevede un importo che non consente alle famiglie o al singolo di non poter mantenere lo stesso standard di vita precedente.

Il settore alimentare è l’unico a reggere (+4,2%) ed è uno dei pochi che non potrà mai chiudere. Bisogna tener di conto anche che le file interminabili che circondano i centri commerciali adesso devono essere necessariamente eliminate poiché, oltre ad essere strumento di contagio, richiedono un tempo eccessivo (30/40 persone in fila) ai lavoratori di fare la spesa per un problema di tempistiche.

Questo settore sta conoscendo un importante sviluppo del servizio di spesa a domicilio, inizialmente i comuni la prevedevano solo per anziani ma la stanno espandendo a tutta la popolazione con il supporto e l’affiancamento di tutte le realtà di volontariato presenti sul territorio.

L’abbigliamento è un altro mercato che ha conosciuto perdite devastanti (-6,6 miliardi di euro). Questo settore a differenza degli altri è quello che vedrà riaperti i propri negozi già a partire dai prossimi mesi perché secondo l’ultimo Dpcm già a partire dal 12 aprile potranno riaprire i negozi per l’abbigliamento dei bambini oltre alla riapertura dell’acquisto via internet di qualsiasi tipo di prodotto al dettaglio. Oltre a ciò le grandi catene di moda hanno da tempo strutturato i propri store online ove è possibile acquistare prodotti e riceverli all’indirizzo desiderato.

L’e-commerce ha avuto uno sviluppo fenomenale in questi anni e molte volte ha sostituito quelli che erano i negozi di elettronica o di abbigliamento. Adesso questo può arrivare a un tale sviluppo da coprire anche la filiera alimentare. Ciò porterebbe sicuramente le persone a frequentare meno i centri commerciali, infatti se adesso solo i più giovani o i lavoratori direttamente coinvolti in questo settore se ne occupavano, adesso questo settore sta coinvolgendo quasi tutte le fasce d’età.

Dal punto di vista umano la quarantena derivata dal Covid-19, secondo l’intervista riportata dal Corriere della Sera alla psicologa Valentina Di Mattei, potrebbe portare ad un maggiore stress derivante soprattutto da quella che è l’attuale situazione economico-lavorativa in cui versa la persona, oltre a un maggior senso di isolamento. Questa situazione porta in molti casi a riprendere, secondo l’esperta, molte dipendenza quale ad esempio quella del fumo. Un rimedio ritenuto funzionale dalla dottoressa può essere cercare di stabilire una routine giornaliera, fissando ore precise per ciascuna attività proprio come era nella vita a cui eravamo abituati qualche mese fa.

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