Il 4 maggio 1949 viene ricordato come una delle date più tragiche nella storia dello sport, nonché della storia italiana. In questo giorno nefasto compiva infatti il suo ultimo volo il Grande Torino, una squadra di campioni invincibili ed indimenticabili.

Il Grande Torino fu quella stupefacente squadra italiana di calcio dell’omonima città che, durante gli anni ’40 del ‘900, fu dominatrice assoluta in Italia ed in Europa, vincendo 5 campionati consecutivi e lasciando solamente le briciole agli avversari. Tutt’oggi è considerata come una delle squadre più forti della storia del calcio.
Per di più, dieci undicesimi della squadra torinese facevano parte della formazione titolare della nazionale italiana, con la quale però non vinsero nessun trofeo a causa della seconda guerra mondiale.
Fra le vittime della strage vi fu anche lo storico capitano Valentino Mazzola, simbolo del “Torino degli invincibili”, nonché dell’Italia. Mazzola è considerato come uno dei più grandi calciatori italiani, se non il più grande, e fu colui che condusse il suo Torino, a suon di gol e prestazione favolose, nelle numerose vittorie di quegli anni.

Il giorno della tragedia l’aereo con a bordo la squadra partì da Lisbona verso le 9.40, dopo aver giocato una partita di beneficenza con il Benfica la sera prima, per l’addio al calcio dello storico capitano lusitano Francisco Ferreira.
Prima di rientrare in Italia l’aereo fece tappa a Barcellona, per fare rifornimento di carburante, come già programmato, per poi ripartire alla volta di Torino. Peraltro nella città catalana i torinesi incontrarono i giocatori del Milan, anch’essi impegnati in un’amichevole internazionale: saranno gli ultimi a vedere i campioni d’Italia.

Una volta nello spazio aereo nord-italiano le condizioni meteorologiche peggiorarono drasticamente: i venti iniziarono a soffiare violentemente e la nebbia si infittì all’improvviso. Una volta sopra la città di Torino il pilota si ritrovò con visibilità zero e, pensando di essere a 2000 metri da terra, decise di passare sopra la collina di Superga seguendo quella che era una rotta abituale.
Purtroppo però l’aereo stava volando a soli 200 metri d’altezza da terra ed entrò violentemente in rotta di collisione con la collina: l’impatto fu devastante.
Nell’incidente persero la vita 31 passeggeri, fra giocatori, dirigenti, giornalisti e l’equipaggio dell’aereo; non vi furono superstiti.


Inizialmente fu complicato per i soccorritori capire quale aereo fosse precipitato in quanto la violenza  dell’urto aveva  reso quasi impossibile il riconoscimento dei passeggeri.
Soltanto il ritrovamento, tra i poveri resti, di una maglia granata con il tricolore cucito sul petto permise di venire a conoscenza della terribile tragedia che nessuno avrebbe mai potuto immaginare.
Tra lo sgomento generale, i funerali delle vittime si svolsero il 6 maggio 1949; il corteo che accompagnava le salme, formato da oltre 500.000 persone, partì da Palazzo Madama fino al Cimitero Monumentale. L’allora presidente della Lega Calcio consegnò lo scudetto, seppur il campionato non fosse finito, alla società calcistica torinese.

Ancora oggi, a distanza di 71 anni, piangiamo quella che è stata la squadra più forte nella storia del calcio stroncata da un destino inesorabile ma consacrata all’immortalità della gloria.

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