Lo scorso 23 ottobre è calata nuovamente l’oscurità sulla scena del cinema Hollywoodiano: durante le riprese del film western “Rust” l’attore e coproduttore Alec Baldwin ha colpito con un’arma di scena il regista Joel Souza e ferito a morte la direttrice alla fotografia Halyna Hutchins.

“E’ stato un incidente” grida disperato l’attore in lacrime appena resosi conto dell’accaduto, e forse per quanto riguarda Baldwin può essere anche che si tratti della verità, ma come un’arma da fuoco carica sia arrivata alla sua mano è tutta un’altra questione. Le autorità sia americane che di Santa Fe, luogo di ambientazione del set, si sono infatti da subito mobilitate per indagare l’accaduto e dopo aver bloccato per ovvi motivi tutte le riprese, hanno sequestrato tutti gli oggetti di scena, compresa ovviamente in primis l’arma del delitto e il suo unico proiettile. “Stiamo cercando di determinare con precisione i dettagli, che tipo di proiettile c’era nell’arma”, ha riferito il portavoce dello sceriffo di Santa Fe, Juan Rios, che aggiunge poi “”Il signor Baldwin è stato interrogato dagli investigatori, ha fornito dichiarazioni e ha risposto alle loro domande. È entrato volontariamente e ha lasciato l’edificio dopo aver terminato l’interrogatorio” e conclude affermando che per ora “non sono state presentate accuse e non sono stati effettuati arresti”. Appena terminato l’interrogatorio Alec Baldwin si è poi ritirato, e ha ceduto alle lacrime nel parcheggio subito dietro al set, scena immortalata dal fotografo di scena e che grazie ai social ha ormai fatto il giro del mondo., assieme al tweet dello stesso Baldwin che scrive: “Non ci sono parole per descrivere il mio shock e la mia tristezza per Halyna Hutchins, moglie, madre e collega ammirata. Sono in contatto con suo marito, per offrirgli sostegno. Sono devastato per lui, il loro figlio e per tutti coloro che le volevano bene”.

Sebbene la questione riguardo all’attore sembri non imputarlo di alcun crimine, se non quello di aver violato il regolamento alla sicurezza, puntando l’arma di scena contro due persone, la faccenda è tutt’altro che chiusa.

Il procedere delle indagini ha infatti portato a scoprire che i protocolli di sicurezza, inclusi oviamente quelli sulla pistola, non erano mai stati rispettati a pieno durante tutto lo svolgimento delle riprese di “rust”, con la testimonianza di diversi operatori che hanno ammesso di aver sporto reclami per la mancanza di sicurezza sul lavoro. L’assistente Halls aveva consegnato la pistola a Baldwin urlando “cold gun”, cioè “Pistola scarica”, a quel punto l’attore, scherzando avrebbe puntato l’arma contro il direttore della fotografia Halyna Hutchins, uccidendola, mentre il regista Joel Souza, che si trovava dietro di lei e rimasto ferito, si è salvato e il giorno dopo è stato dimesso dall’ospedale di Santa Fe, dove era stato portato immediatamente considerato che le condizioni sembravano critiche. La responsabile del controllo armi sul set di Santa Fe era una giovane di vent’anni al primo incarico, Hannah Gutierrez Reed.

Lo ha rivelato la Bbc, dopo aver ottenuto un documento che mostra i membri della troupe che erano previsti sul set quel giorno. Le indagini si spostano quindi ora sulla sua figura, poiché il controllo della sicurezza era adibito alla sua giurisdizione. Ad alleggerire poi il “peso” della responsabilità e delle indagini che grava sulle spalle di David Halls contribuisce poi la dichiarazione dello stesso, fatta pochi giorni fa durante gli interrogatori che hanno seguito il mandato di perquisizione del set (600 oggetti, fra i quali tre pistole e circa 500 munizioni).

Non è però la prima volta che eventi di questo genere oscurano la storia del cinema, e questo episodio ha fatto riaprire ferite che ormai da tempo avrebbero dovuto essere sanate. Parliamo del caso dell’omicidio di Brandon Lee, avvenuto sul set del fil “Il Corvo” il 31 marzo 1993, per colpa proprio di una pistola caricata non a salve, in mano all’attore Michael Massee, l’interprete del personaggio di Funboy. Infatti è proprio la famiglia di Lee che oggi ha espresso le sue più sentite condoglianze per l’uccisione di Halyna, e la grande delusione nel dover assistere ancora una volta a una così terribile tragedia, evitabile se le regole della sicurezza fossero state rispettate.

Tra gli altri incidenti più disastrosi avvenuti sui set cinematografici c’è anche la morte di Harry O’Connor, controfigura di Vin Diesel sul set dell’action di Rob Cohen, un noto stuntman e paracadutista. Durante una sequenza del film, si lanciò da un’auto in volo con il paracadute ma finì contro un ponte, rimanendo ucciso all’istante. La scena è stata inclusa nella pellicola, con l’esclusione del terribile finale. 

Nel 1983 venne girato un film ispirato all’omonima serie tv degli anni 50-60 e diretto da Steven Spielberg, John Landis, George Miller e Joe Dante. Durante la lavorazione, un elicottero precipitò e uccise tre attori: Vic Morrow e due bambini vietnamiti, Myca Dinh e Renee Chen. Tragedia che spinse l’industria cinematografica ad aumentare la sicurezza sul set.

Il pilota e istruttore di volo Art Scholl rimase ucciso durante le riprese di “Top Gun”, cult del 1985 che consacrò la stella di Tom Cruise. Scholl precipitò nell’oceano Pacifico da 900 metri di altezza mentre tentava un’acrobazia.

Infine il maggior numero di morti su un set cinematografico è avvenuto durante le riprese della serie tv indiana The Sword of Tipu Sultan nel 1989. Lo studio cinematografico ha preso fuoco e 62 persone sono rimaste intrappolate e sono morte.

È proprio a causa di questi numerosi incidenti che, con l’avvento di questo recente, ha quasi paralizzato l’industria cinematografica di Hollywood, sommersa dalle proteste di lavoratori che gridano alla mancata sicurezza sul posto di lavoro, la cui assenza appare ora più che mai intollerabile.

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