Non è nostra abitudine pubblicare articoli “generici”, senza un aggancio a un fatto o a un evento ben precisi. Data però la particolarità dell’argomento abbiamo deciso di fare un’eccezione DDN

Pensando alla parola “meditazione” può venire in mente l’immagine di un avo buddhista  in atto di connettersi all’eterno o di un fricchettone di turno che pensa sciocchezze, ma la tecnica della meditazione è più che mai applicabile al nostro mondo – sebbene abbia origini molto antiche e contestualmente assai diverse.

La meditazione nasce prima del II millennio a.C. nell’attuale regione del Punjab, tra India e Pakistan, nel contesto culturale dell’induismo vedico- appartenente cioè al movimento culturale del Vedismo, archetipo dell’attuale filosofia induista. L’esercizio serviva per scrollarsi di dosso la condizione di patimento a cui gli esseri umani sono inevitabilmente predisposti secondo il pensiero degli antichi vedici. Ciò avveniva mettendosi in posizione di rilassamento in modo da potersi concentrare su una sola cosa, un unico punto; tale abilità è detta ekagrata e veniva accompagnata da yoga, ossia l’assunzione di posizioni non difficili o faticose che favorissero il flusso mentale. Il termine “yoga” viene infatti dal sanscrito “unione, giogo” tra la Realtà volta a “aggiogare”, “controllare” i sensi e i vissuti della coscienza. Spostatasi nel mondo buddhista come attività più terrena per entrare in sintonia con sé e gli altri, la meditazione si è sposata poi con le religioni monoteiste come cristianesimo e Islam alias mezzo di ascesi e avvicinamento a Dio.

Punjab, regione in cui nacque la pratica della meditazione.

Oggi essa si riflette in prospettive più laiche, non nonostante ma proprio a causa della frenesia del nostro quotidiano : è necessario dedicare del tempo alla riflessione sui propri problemi per affrontarli meglio, senza vederlo come un passatempo inconcludente, ma proprio come una ricerca di se stessi e di risposta efficace a stress e ansia.

In Italia la meditazione è sempre più praticata come antidoto ai malesseri che derivano da problematiche collegate all'”era covid“, come incertezza e – immancabilmente!- ansia. Non solo gli studiosi, ma anche praticanti intervistati ne rilevano l’utilità.

Il lato più negativo è che immancabilmente si è vista l’occasione di marketing nella divulgazione della pratica nella nostra società- secolarizzata, stressata e stressante! È nato quindi un mercato di attrezzatura -piuttosto superflua- e di tecniche; esiste persino l’Ikea della meditazione che offre un catalogo per tutti i gusti  di tecniche, fra cui la danzante, la notturna … tra le varianti abbiamo anche la “meditazione trascendentale”, diffusasi nella seconda metà del XX sec. in Occidente grazie all’indiano Maharishi Mahesh Yogi e pensata per raggiungere la quiete e esprimere la massima potenzialità mentale con il minimo sforzo. La cosa sarebbe più che mai auspicabile nel nostro mondo dal ritmo concitato e dalle mire pionieristiche. Se infatti siamo capaci di guardare il caos che incombe su di noi da una prospettiva diversa, più profonda e “trascendente”, si è in grado di ridimensionare e approcciarci a esso in modo più efficace.

Inoltre  circa 700 studi affermano che derivano effetti benefici dalla pratica di meditazione a livello fisico– si dice potenzi il sistema immunitario, migliori la circolazione, protegga da malattie respiratorie e cardiovascolari- e mentale– si pensa faciliti la capacità di controllo emotivo e di empatia; comprendere gli altri e risolvere i problemi non è possibile senza prima indagarsi e poi capirsi!

Il neuroscienziato italiano Giacomo Rizzolati scoprì  nel 1992 l’esistenza dei neuroni specchio, localizzati in diverse aree del cervello dei primati, che determinano la nostra capacità di immedesimazione e non solo. Essi garantiscono anche una certa flessibilità nell’apprendimento dalla visione di un’azione fatta da altri. Scoperta importantissima nella ricerca delle neuroscienze che sembra spiegare persino le cause dell’autismo: le persone affette da tale disturbo sono infatti incapaci di riconoscere negli altri- e nemmeno di percepire a pieno- le emozioni.

Resta comunque  corretta la tesi aristotelica per cui gli uomini sono potenzialmente empatici e questa loro abilità va addestrata, con qualche eccezione che risiede nei suddetti  individui carenti; trascurando con debito rispetto queste eccezioni, noi siamo capaci di interagire e comunicare con gesti e sguardi per una caratteristica innata, che si può raffinare con “l’esercizio”. Si sostiene infatti che si impari ad amare, come si può imparare a avvicinarsi a qualcuno o a un gusto. La meditazione aiuta in questo senso perché “potenzia” i neuroni nella connessione agli altri, senza ridursi a intendere per “altri” coloro che condividono con noi un certo stile di vita e pensiero. La capacità di immedesimarsi nelle altre persone si può affinare anche nei confronti di chi sembra “diverso”, perché rimane, nel bene e nel male, il minimo comun denominatore che siamo umani!

Proprio la “modificazione”  e il potenziamento di neuroni ci porta a parlare di epigenetica. Essa si può definire, in modo piuttosto approssimativo, la branca delle scienze che studia il collegamento tra fattori ambientali – come alimentazione, inquinamento, stress e attività fisica- e la manifestazione di certe caratteristiche in un individuo; nell’ambito di questo campo scientifico negli ultimi anni sono stati fatti grandissimi progressi e sembra essere obiettivo della nostra società approfondire questi rivoluzionari studi. Essi infatti hanno anche mostrato quanto il nostro lato emotivo sia collegato al DNA e a come si esprime.

Dopo questa non esaustiva immersione culturale, possiamo definire la meditazione come pratica di rilassamento fisico e mentale, generalmente accompagnato dalla ripetizione di una parola o di una formula nella mente, detta “mantra”. Non è la durata, ma la quantità che conta! I principianti possono infatti cominciare con sessioni di pochi minuti al giorno. Col tempo si imparerà a prolungare notevolmente la durata di concentrazione! È consigliabile nel periodo di pratica trovare un posto tranquillo e mettersi comodamente seduti su un cuscino a ginocchia incrociate, busto dritto, occhi chiusi e infine… meditare! Ciò si realizza in genere ripetendo in modo cadenzato una parola, una frase nella mente, anche banalmente “Inspiro … Espiro …” – insomma un mantra-, mentre si ascolta il ritmo del proprio respiro. Allora è bene cercare di sorvolare i pensieri sul quotidiano, concentrandosi sulle percezioni- anche tattili- del momento. Fa freddo? Come aderisce il corpo allo spazio che mi circonda? Quali rumori riesco ad avvertire?

Per vedere gli effetti della meditazione- per quanto possa essere soggettivo- bisogna essere pazienti; la prima seduta potrebbe sembrare superinutile, la seconda e la terza pure! Più ci si allena, più dimestichezza e risultati si avranno!

Gli esperti riescono addirittura a meditare se c’è rumore, non necessariamente seduti su un cuscino, e anche a occhi aperti. Insomma, un momento qualsiasi potrà diventare occasione di meditazione … è dimostrato che questa pratica ottimizza il benessere psicologico e fisico, i nostri standard di concentrazione, in ambito di studio, di sport, di relazioni interpersonali- in ripresa di quanto prima detto. Considerato il lato positivo – e la sua comprovata vastità!-, perché non cominciare?

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