Il 18 maggio è stata inaugurata la nuova mostra “Let’s get digital!” a Palazzo Strozzi, la quale tratta della CriptoArte e di Non-Fungible Token (NFT), un mondo sempre più vicino a noi proprio grazie al digitale e quindi alla tecnologia.

Ma che cosa è la CriptoArte? La CriptoArte, detta anche Arte crittografica o CriptArt, è un movimento artistico che sviluppa creazioni digitali legate alla tecnologia blockchain, cioè un registro pubblico di dati che registra tutti gli scambi di proprietà di ogni oggetto digitale come una sorta di notaio. Dal 2017 i vari sistemi di blockchain sono stati resi accessibili a artisti che ne hanno riconosciuto il potenziale e hanno iniziato a creare opere sull’illustrazione e programmazione digitale.

Il cosiddetto NFT, in italiano “gettone non fungibile” o “gettone non riproducibile”, è un certificato che attesta l’autenticità e l’unicità di un oggetto fisico o digitale, e questo è censito sui registri blockchain. È uno strumento quindi per tracciare la proprietà di un file digitale, chi infatti compra uno di questi file, compra solo il certificato d’autenticità e non il suo diritto d’autore. Gli NFT popolano i metaversi, cioè degli spazi virtuali interattivi tridimensionali, nei quali gli avatar degli utenti possono muoversi e svolgere attività. Il collegamento con il metaverso può effettuarsi attraverso il cellulare, il computer o addirittura con dispositivi più immersivi come visori di realtà virtuale.

Per realizzare, conservare, vendere e acquistare NFT è necessario un wallet, cioè un portafoglio digitale, e i wallet sono le applicazioni che vengono usate per memorizzare e custodire le criptovalute e NFT. Inoltre il wallet deve essere compatibile con la blockchain su cui è stato creato l’NFT.

La mostra è visitabile fino 31 luglio 2022, e apre con l’installazione “Machine Hallucinations – Renaissance Dreams” di Refik Anadol (Turchia, 1985) creata solo per questa esposizione nel cortile di Palazzo Strozzi. L’opera offre una visione multisensoriale e dinamica, in cui gli algoritmi dell’intelligenza artificiale sfidano la realtà.

Refik Anadol, Machine Hallucinations – Renaissance Dreams

I maggiori esponenti della CriptoArte sono Beeple (Mike Winkelmann, USA, 1981), del quale è esposta nella mostra un’ampia selezione delle iconiche opere satiriche irriverenti e senza filtri ma anche opere che raffigurano scenari post apocalittici dovuti agli eccessi della società capitalistica; Daniel Arsham (USA, 1980), il quale unisce una ricerca di architettura e performance sviluppando una riflessione sul concetto di scultura; Krista Kim (Canada) che attraverso il suo stile minimalista e futuristico ha creato virtualmente la prima “cripto casa” chiamata “Mars House.”  Inoltre sono presenti anche altri artisti come Andrés Reisinger (Argentina, 1990) con il suo cortometraggio “Arcadia”, realizzato con la partecipazione della poetessa inglese Arch Hades e il musicista e producer RAC, nel quale poesia, suono e immagini si fondono in un’esperienza sensoriale, facendo riflettere sulla condizione dell’uomo nel XXI secolo tra solitudine e ansia basate su un sistema consumista. Infine, Anyma (Matteo Millari e Alessio De Vecchi, Italia) che attraverso opere video e loop unisce la musica alla visual performance.

Beeple, Alive
Beeple, Everyday infected culture
Krista Kim, Mars house
Andrés Reisinger, dal cortometraggio Arcadia
Anyma, Simbiosi
Anyma, Eva

La mostra ha quindi lo scopo di dare un nuovo valore alle opere digitali e a questo nuovo modo di creare, esporre e collezionare opere tramite la tecnologia, a fine di instaurare un legame tra il mondo digitale e il mondo fisico.

Palazzo Strozzi inoltre ha organizzato un ciclo di appuntamenti nel cortile per dare chiarimenti su concetti abbastanza complessi relativi alla mostra come CriptoArte, NFT, blockchain, criptovaluta, oltre a una breve introduzione della mostra della durata di 30 minuti ogni lunedì dal 23 maggio al 27 giugno alle ore 18.00.

La mostra è stata promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi e Fondazione Hillary Merkus Recordati, e a cura di Arturo Galansino, direttore generale della Fondazione Strozzi, e Serena Tabacchi, direttrice del museo d’arte digitale contemporanea.

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