Lo sapevate che il viaggio di Dante non si è fermato in Italia, e nemmeno in Paradiso? Lo sapevate che è, invece, proseguito fino alla lontana Asia? Esattamente! Dante è giunto fino in Cina. E forse neanche lui lo sa.

Non avrebbe potuto nemmeno immaginarselo un viaggio del genere. Dopo oltre cinque secoli, il Sommo Poeta approda a ZhongHua (altro nome della Cina, “fiore di mezzo”).

Dante deve ringraziare per questo viaggio il signor Eugenio Volpicelli. Tante le difficoltà che Volpicelli ha dovuto affrontare per raggiungere il suo obbiettivo: portare la cultura italiana, attraverso la scoperta della Divina Commedia, in Cina. 

Il lavoro di traduzione dell’opera di Dante non aveva precedenti in quel vasto Paese.

Nessun cinese, fino alla fine dell’Ottocento, aveva mai letto le terzine dantesche in lingua cinese.

Ma chi è Volpicelli? Cosa c’entra con Dante? 

Eugenio Felice Zanoni Maria Volpicelli (nome cinese Fóbìzhílǐ) nasce il 12 aprile 1856 nell’isola inglese di Jersey, vicino alle coste francesi. Acquisisce il cognome Volpicelli solo nel 1891 con l’adozione da parte di Ferdinando Volpicelli, discendente da una famiglia benestante napoletana, che ha sposato la madre. A Napoli frequenta il Collegio asiatico (collegio de’ cinesi) dove segue i corsi di Arabo, Persiano e Cinese. Successivamente, Volpicelli lascia Napoli alla volta della Cina, esattamente il 23 agosto 1881.

In Cina, nel 1882, viene nominato Si deng bangban (funzionario delle dogane imperiali) nella odierna Xiamen, sulla costa sudorientale. Compie diversi viaggi diplomatici accompagnando inviati imperiali cinesi per stipulare vari trattati di “amicizia” e cooperazione. 

Diventa, inoltre, pubblicista su diversi giornali stranieri pubblicati in Cina. 

Durante un viaggio in Italia sposa, nel 1891 a Milano, Iside Minetti, appartenente ad una agiata famiglia di intellettuali.

Nella sua vita si dedica anche allo studio della fonologia classica cinese e delle rime. Appassionato di lingua e cultura cinese ed asiatica, in generale.

Grazie all’importanza delle sue pubblicazioni, fa carriera diventando personaggio noto sia in Cina che in Italia; diventa anche console.

Dopo la Prima guerra mondiale, nel 1919, tenne a Canton una conferenza su Dante e Beatrice. Per un periodo fece perdere le sue tracce viaggiando fra Cina e Giappone, passando per Stati uniti. Viaggi nel mondo.

Nella sua vita si intrecciano viaggi, letture, scrittura, diplomazia, studio della lingua e cultura cinese. Muore a Nagasaki il 19 novembre del 1936.

Ma perché questa volontà di portare Dante in Cina? L’opera di traduzione delle terzine dantesche non è affatto semplice. Tante sono le difficoltà che Volpicelli affronta. I versi endecasillabi, le rime, i concetti legati alla realtà locale dantesca… tanti gli ostacoli da superare, ma Volpicelli non si ferma. Riesce a tradure in cinese parte della Divina Commedia. 

La maggior difficoltà per la diffusione della traduzione indubbiamente riguardava il bassissimo tasso di alfabetizzazione in Cina; agli inizi del Novecento solo 15% della popolazione sa leggere. Sicuramente anche le difficoltà legate ai riferimenti religiosi, mitologi e storici dell’opera hanno impedito la diffusione della stessa.

Volpicelli è riuscito, comunque, a fare arrivare la Divina comedia in Cina e a farla conoscere, quanto meno a studiosi appassionati di lingua e traduzioni, come 钱稻孙 (Qian DaoSun) 

Questi i primi sei versi dell’inferno, Canto I, tradotti in cinese in stile Sao nel 1921 dal 钱稻孙 (Qian DaoSun) 

Lo stile Sao, inventato da 屈原(Qu Yuan 339-278 a.C.), è uno stile della letteratura classica cinese, pieno di elementi lirici e di atmosfera romantica. Le liriche sono composte da tanti versi (più lunghi delle altre poesie cinesi) e hanno più libertà nella forma; si usa spesso la parola “兮 (xin)” per esprimere espressioni ed esclamazioni tramite il suono.

Chissà Dante cosa avrebbe detto e cosa avrebbe pensato guardando i suoi versi tradotti in lingua cinese. Forse avrebbe apprezzato la volontà di far conoscere la sua opera anche nel lontano oriente, in un luogo culturalmente così diverso dalla sua Firenze medievale. 

Certo è che il viaggio dantesco nei regni dell’oltretomba rappresenta simbolicamente il viaggio della nostra vita, ricco di incontri, ostacoli, peccati ma accanto ad un amico e una guida che ci indica la diritta via… smarrita.

Non importa se in Italia o in Cina, Dante racconta di tutti noi. Per questo ancora oggi è così attuale.

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