Riceviamo – e pubblichiamo con molto piacere – un bel resoconto di uno studente di quarta D del Leo, che ha trascorso un anno di studio in India.

La vita quotidiana è la più romantica delle avventure. Ma solo l’avventuriero lo scopre

                                                                    (G. Chesterton, 1874-1936)

La nostra è ritenuta l’età più importante per la formazione di una persona. Il nostro cervello apprende velocemente e fissa concetti e valori che rimarranno impiantati nella nostra mente per tutta la vita. In un mondo come quello di ora, pieno di connessioni che attraversano completamente il pianeta in un attimo e che mettono in relazione mentalità e principi a volte diametralmente opposti, é fondamentale che alcuni dei valori acquisiti siano la tolleranza e la comprensione del diverso.

Non è esattamente per acquisire questo valore che ho deciso di partire per un’esperienza come quella di passare un anno in India, ma sicuramente adesso, una volta acquistata questa valida visione alternativa del mondo, la considero estremamente importante. Parlando sinceramente il motivo che mi ha spinto a partire é stata la curiosità, la voglia di mettermi alla prova e quella di pormi delle sfide. Volevo essere all’altezza delle mie aspettative che, essendo di indole sognatrice, sono a volte molto alte. Va riconosciuto il contributo di quella dose di incoscienza che mi ha fatto firmare il contratto per questo grande passo nella mia vita. Parlo di incoscienza infatti, perché  non avevo chiarissimo quello che stavo per affrontare, essendomi basato su informazioni di altri studenti che hanno avuto, ovviamente, un’esperienza completamente diversa. Devo dire che sono contento di essere stato incosciente allora, perché quel salto nel buio ha illuminato il mio mondo con una luce diversa e mi ha fatto vedere le cose da tutt’altra angolazione.

L’essere immerso in un’altra cultura e in un’altra mentalità, comunque diversa da quella natale, porta sempre a riconsiderare i propri valori e a vederli con gli occhi di qualcun’altro, di qualcuno che non la pensa come te, che ha altri valori e principi. Se si ha a questo punto la forza di comprendere la visione dell’altro, di accettare e di seguito capire una realtà difficile e diversa, allora potremmo dire che la nostra mente è diventata più elastica, in grado di adattarsi a più realtà e più ambienti di quelli in cui uno è nato.

Purtroppo la cosa non è facile, e prevede grandi delusioni e un costante senso di disorientamento. In India ho finito per non sentirmi nè indiano nè italiano, come se non appartenessi ad un gruppo, o non avessi dei punti di riferimento. Mi sono sentito perso su un cammino che ormai era a metà ma che probabilmente prevede il perdersi e il ritrovarsi, migliori di prima, sicuramente più esperti del mondo e di se stessi.

Oltre a lavorare sull’aspetto personale, aspetto che ho analizzato fin’ora, un’esperienza del genere arricchisce a livelli altissimi il proprio bagaglio culturale, conoscendo altre lingue, feste, tradizioni, musica, sport… La regione del Gujarat, nell’india occidentale, al confine con il Pakistan e affacciata sul Golfo Arabico, è una delle regioni culturalmente più attive, e mi ha offerto una gamma di tradizioni vastissima, alcune uniche che non si possono trovare fuori dalla regione. Questi sono alcuni esempi di festival tradizionali che ho vissuto durante il mio anno in India.

Il Navratri, che letteralmente vuol dire “Nove Notti” di danza incessanti in grandi cerchi che girano su se stessi. Ogni notte inizia termina con un Pooja, una cerimonia religiosa per assicurarsi un buono svolgimento della celebrazione. L’ultima notte tutti i partecipanti alla danza hanno formato una figura visibile dall’alto e ognuno di noi teneva in mano una candela per illuminare il design.

L’equivalente del capodanno in India è festeggiato col nome di Diwali, una celebrazione di più giorni che ho passato con la famiglia facendo scoppiare fuochi d’artificio e ammirando i coloratissimi Rangoli, figure di manghi, pavoni, fiori e decorazioni disposti usando polveri colorate. Durante la notte io e la mia famiglia ospitante abbiamo camminato per le strade della città sacra di Haridwar, ai piedi delle montagne del nord, guardando le lanterne alzarsi e le luci dei fuochi disegnare il cielo.

Holi, il festival dei colori, é a mio parere il più affascinante tra tutte le festività tradizionali indiane. l’intero paese (praticamente un continente) esplode in una molteplicità di colori che esplodono per le strade, vicino i templi e sotto le case. Amici e parenti si ritrovano per lanciarsi gavettoni e polveri colorate, cantando e urlando per le strade come per un inno alla vita e ai colori che la rendono cosi bella.

Il mondo è pieno di cose del genere, posti lontanissimi di cui non conosciamo neanche l’esistenza. Questa esperienza, con l’aiuto della scuola e dell’organizzazione di AFS, mi ha dato l’occasione non solo di vedere, ma di vivere un’altra vita, come indiano, in una famiglia che adesso sento mia. Per cui vi dico, dopo aver vissuto una cosa del genere, provate a partire, afferrate il mondo che vi circonda e cercate di comprenderlo, guardatelo con occhi diversi, toccatelo con mani curiose, assaggiate, perdetevi e ritrovatevi meglio di prima.

Alessandro DI MISCIO