Le nuove generazioni vivono in un mondo altamente tecnologico, che ha sfumature di ogni genere e per tutti i gusti. Tra queste non mancano i videogiochi, ormai passatempo preferito per i ragazzi d’oggi. Ma se questi diventassero un lavoro, oltre che a un modo per rilassarsi? Sembra quasi un’assurdità, ma una cosa del genere è diventata possibile, e ce lo dimostrano i “Mates”. I Mates altro non sono che un gruppo di quattro giovani di età comprese tra i 20 e i 30 anni, che intrattengono tramite i loro video caricati sull’ormai nota piattaforma Youtube. Con cuffie in testa, microfono e videocamera si filmano mentre video-giocano per poi caricare le loro partite con le loro reazioni online. Sembra che questo nuovo metodo d’intrattenimento piaccia molto ai ragazzi. E tanti più sono i ragazzi che seguono le loro avventure videoludiche giorno dopo giorno, tanto aumentano i soldi che guadagnano ogni mese. Sembrerebbe proprio che, infatti, più aumentano gli utenti che guardano i contenuti creati da un intrattenitore, e più questi ci guadagni. Il tutto è ovviamente mediato da un contratto lavorativo detto “partnership”. Questi quattro ragazzi in particolare hanno conquistato l’affetto di oltre un milione di giovani in meno di un anno. Ma, andando più nello specifico, parliamo di “St3pNy” (Stefano Lepri), “Surrealpower” (Salvatore Cinquegrana), “Vegas” (Giuseppe Greco) e “Anima” (Sascha Burci), che sembrano essere le star del web più conosciute in Italia. Trattano principalmente giochi di costruzione come “Minecraft”, ma non sono estranei nemmeno agli altri generi, che vanno dalla guerra al platform, dai quiz al calcio, dal combattimento ai vlog (crasi delle parole video e blog), abbastanza comunque da soddisfare pienamente il loro pubblico. Nata come passione, la loro smania per i videogames è diventata un vero è proprio lavoro, retribuito con oltre 2.000 euro al mese. La loro fama è cresciuta e sta crescendo tutt’ora, fino al punto di organizzare dei raduni dove incontrare i propri followers, che si sono svolti in quasi tutte le città d’Italia. Un fan ha addirittura composto delle canzoni che hanno loro come fulcro (otto fino ad ora), una delle quali lancia un importante messaggio ai giovani: l’attenzione e il rispetto che bisogna portare verso il nostro pianeta. Insomma, sembra che i giochi a schermo non abbiano un impatto poi così negativo sui ragazzi (come ormai sostengono le madri di oggi, anche se la loro massima esperienza tecnologica si limita al microonde), ma che siano anche un buon mezzo economico e morale. Un’overdose di videogiochi può nuocere sia alla nostra mente che al nostro corpo ma, se usati con parsimonia, possono sortire grandi guadagni, sia a noi, che, a quanto pare, anche agli altri.

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