Oltre un ventennio fa, nel 1995, veniva scoperto quello che sarebbe diventato il primo esopianeta: oggi, in quell’elenco si annoverano diverse dozzine di corpi planetari, di cui una manciata di dimensioni paragonabili a quelle terrestri e un’esile élite appartenente alla Goldilocks zone, la zona abitabile.
Risale a poco più di un anno fa la scoperta di tre pianeti di dimensioni simili a quelle della Terra intorno alla nana rossa ultra-fredda Trappist-1, alla distanza “irrisoria” di quaranta anni-luce da noi – più di quaranta milioni di anni viaggiando alla velocità media di un jet. Oggi, alle 13:00 secondo il fuso orario di New York, che corrispondono alle 19:00 nostrane, dal quartier generale della NASA un team internazionale capitanato dall’astronomo belga Michael Gillon dell’università di Liege ha rivelato che il sistema solare di Trappist-1 è, in effetti, molto più affollato di quanto si fosse previsto. Non sono tre i pianeti osservati, ma addirittura sette, il numero più elevato di corpi planetari confrontabili con la Terra mai riscontrato intorno a una sola stella. Un altro record, forse il più sensazionale, è che tre su sette (nella fattispecie, Trappist-1e, f e g) rientrano nella Goldilocks. Come se non bastasse, analisi spettroscopiche hanno dimostrato che la bassa concentrazione di idrogeno ed elio nelle loro atmosfere esclude la possibilità che si tratti di pianeti gassosi.

Con la sua bassa luminosità e le sue dimensioni ridotte (appena cinquanta volte quelle di Giove), Trappist-1 ha permesso uno studio approfondito delle orbite dei suoi pianeti tramite la tecnica dei transiti, che consiste nella rilevazione della diminuzione della curva di luce di una stella quando un pianeta le transita davanti. Grazie al telescopio spaziale Spitzer, che ha monitorato per venti giorni il sistema solare, sappiamo che i pianeti si trovano molto vicino alla loro stella, quasi tutti compresi nella distanza tra il Sole e Mercurio. I loro periodi di rivoluzione sono estremamente brevi, con un minimo di un giorno e mezzo e un massimo di dodici, e piuttosto instabili a causa dell’attrazione gravitazionale reciproca tra i pianeti vicini: la struttura osservata fa supporre che si siano originati in regioni distanti e solo successivamente si siano avvicinati a Trappist-1. Inoltre, orbitano intorno alla stella in maniera analoga a come la Luna orbita intorno alla Terra, rivolgendole sempre la stessa faccia.

Per quanto riguarda il trio dei pianeti abitabili, la distanza del più vicino da Trappist-1 è pari a circa il 5% di quella tra il Sole e la Terra, e le radiazioni che riceve paragonabili a quelle terrestri. Nonostante la vicinanza, la bassa temperatura della stella li fa rientrare nella fascia abitabile.
Appartenere alla Goldilocks è una condizione necessaria ma non sufficiente per lo sviluppo della vita: un’incognita è rappresentata, ad esempio, dalla natura stessa di Trappist-1: le nane rosse ultra-fredde sono particolarmente attive in gioventù, e nonostante adesso la situazione si presenti tranquilla, non si può escludere che nel periodo turbolento l’astro neonato abbia spazzato via l’atmosfera dai suoi pianeti; inoltre, a causa della lentezza con cui si evolve la vita di stelle del genere, è difficile stabilire con precisione l’età del sistema solare, che si stima attestarsi intorno al mezzo miliardo di anni.
A partire dal 2018, anche il telescopio spaziale James Webb si unirà all’indagine: JWST è in grado di recepire un numero elevatissimo di lunghezze d’onda, da cui si potrà risalire non solo alla composizione atmosferica dei tre pianeti, ma anche alla loro temperatura superficiale, e quindi alla possibilità o meno della presenza di acqua liquida sulla loro superficie.

«Per qualcuno potrà sembrare scoraggiante,» sospira Sara Seager, docente di Scienze Planetarie e Fisica al MIT, «Ma forse, nel corso della nostra vita, non arriveremo mai fino a Trappist-1.Quel viaggio spetta alle generazioni future, perché questa ricerca occuperà generazioni e generazioni a venire. Ma guardateci, quando abbiamo iniziato a lavorare in questo settore ci dicevano che non saremmo arrivati da nessuna parte, che non avremmo mai trovato niente. E ora abbiamo trovato sette pianeti, tutti in una volta.»