Mentre l’Europa è il tragico teatro della Grande Guerra, negli USA si sviluppa un nuovo linguaggio musicale che faceva del ritmo la strada per la felicità e la libertà. E ieri come oggi l’Italia ha sempre le sue note di merito. E’ la primavera del 1916, e a Chicago, nel locale del Schiller’s Cafè non si riesce nemmeno ad entrare; da qualche settimana un gruppetto arrivato da New Orleans suona nel locale una musica jazzy, “sporca”, allegra e squillante, suscita molto interesse. Si tratta dell’ Original Dixieland Jass Band. Cinque ragazzi, un solo leader, italiano di origini: Nick La Rocca, di Salaparuta in Sicilia. Il loro successo è immediato, arrivano i soldi, i complimenti, gli inviti nei night club new yorkesi; arriva anche la richiesta della Columbia per una seduta di incisione. Sarà poi la Victor, concorrente altrettanto pioneristica a far incidere alla band due facciate:  “Livery Stable Blues” e “Original Dixieland one step”.  E’ il 26 febbraio 1917:  nei negozi va ruba quello che è il primo disco jazz della storia.


Cento anni di ritmo che hanno lasciato nella musica un segno definitivo e duraturo, un cambiamento radicale, impossibile da non considerare dai musicisti posteriori. Il jazz esisteva già, certo, ma era il frutto di un un miscuglio indefinito di generi, nomi e facce. Ed in questo minestrone c’erano il Blues, l’allegria dei canti popolari, la tristezza delle marce funebri, le varie differenze culturali delle città americane. Madre di questo mix culturale era New Orleans, la città che assorbiva migranti da ogni parte del mondo e che faceva e tutt’ora fa di quel crogiolo di culture diverse, il loro punto di forza. Ed è in questa città che la musica cambia il suo aspetto.
E in questo secolo di musica il jazz, con la sua spregiudicatezza e la sua voglia di arrivare dritto al cuore delle persone, ci ha lasciato una miriade di voci e di suoni, di ritmi da ascoltare e riscoprire perché ormai parte integrante e fondamentale della cultura novecentesca. E se anche il jazz dovesse finire la sua storia, ci resterebbero comunque 100 anni di meraviglia, da riscoprire ascoltando quelli che sono stati i re e le regine, i conti e le duchesse di questo stile: dei veri e propri geni ribelli.
Dalla novità di Nick La Rocca  ai suoni inconfondibili della tromba e della voce di Luois Armstrong, dai sassofoni in cui Charlie Parker e Archie Shepp soffiavano le loro migliori note, ai pianoforti di Duke Ellington e Keith Jarrett: insomma il patrimonio che ci rimarrebbe sarebbe comunque tra i migliori e più vasti della storia musicale.
Keith Jarrett, il compositore statunitense considerato uno dei migliori improvvisatori della storia del jazz, disse che <<E’ tempo che si parli del jazz come della musica classica del Novecento>>.
E se come paragone può sembrare un po’ azzardato (basti pensare che in confronto ai 100 anni del jazz, la musica di Mozart la ascoltiamo da 270 anni), si potrebbe però riflettere sulla quantità di talenti, capolavori, influenze artistiche e miti che il jazz ha prodotto in unico secolo, e la portata dell’influenza sociale che esso ha avuto.

Il jazz però, non si restringe come unico campo culturale a quello degli Stati Uniti. Infatti le sue origini si devono appunto alla grande storia (spesso poco conosciuta) di Nick La Rocca, e quindi all’Italia. Questo stile continua tutt’oggi nella nostra penisola ad avere un ruolo importante, tanto che i jazzisti italiani vengono definiti i secondi migliori nel mondo.
Dalla storia di Nick, figlio di un ciabattino siciliano, avremmo tutti qualcosa da imparare; a fine ottocento da Palermo,salpava alla volta dell’America, un piroscafo destinato a rivoluzionare la società. Il resto è storia nota. Nick rivendicherà per tutta la vita “l’invenzione del jazz”; ma stabilire chi lo sia davvero è evidentemente un inutile problema poiché nessuna arte come il jazz è il prodotto di un insieme di culture e di tradizioni così diverse.

Se la musica jazz continuerà ad evolversi e ad essere ascoltata? Il padre nobile del jazz italiano, Enrico Rava, rispose <<Sì, finché ci sarà ancora un matto che cerca di suonarlo>>.

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